lunedì 16 dicembre 2013

Google punta sul Made in Italy

Far conoscere le eccellenze nascoste mediante i giovani e le competenze digitali, è l’obiettivo annunciato da Mountain View per rilanciare il Bel Paese.

“Noi ci siamo conviti che l’elemento vero di ricchezza del made in Italy non siano il prodotto e il territorio, ma la sintesi straordinaria di questi due fattori”. A dirlo è Diego Ciulli, Senior Policy Analist di Google. Che continua: “Il made in Italy è fatto apposta per la rete”. E a chi gli chiede perché, replica che l’arretratezza digitale del nostro Paese mina le potenzialità di certe perle nascoste, ma che il successo, in termini numerici, delle ricerche effettuare ricorrendo alla cosiddetta coda lunga, testimonia che le potenzialità digitali di risorse semisconosciute che costituiscono un unicum mondiale sono enormi.
Un po’ di numeri: il “Made in Italy” è il terzo brand più digitato al mondo su Google, e lo è soprattutto nei mercati emergenti, come Russia, Medio Oriente ed India. Appurato che la domanda esiste, prosegue Ciulli, il problema risiede piuttosto nell’offerta: siti spesso obsoleti, non ottimizzati a fini SEO, sviluppati senza un occhio di riguardo all’analisi della domanda.
Cosa intende fare Google? Ciulli annuncia di aver già interpellato le istituzioni del Paese, al fine di coinvolgerle in un strategia organica. E sottolinea come la chiave di volta del progetto siano i giovani: sono loro che devono venire adeguatamente formati e dotati del know how digitale necessario per far conoscere, raccontare e vendere le infinite perle nascoste della penisola, che aspettano solo di venire scoperte e valorizzate.
Insomma, una grossa sfida ed una bella scommessa, per Google. Ma anche un’iniezione di fiducia per tutti quanti: se ci credono a Mountian View, nelle nostre possibilità, perché non dovremmo farlo noi? Come semrpe, non resta che restare ben sintonizzati per captare le prossime novità in arrivo da Big G.

Facebook cambia ancora la Time Line: ci sarà da pagare?

Difficile capire le nuove logiche di scelta dei post, ma una cosa pare chiara: i gestori di pagine sono sempre più invitati a metter mano al portafoglio

La novità ha inquietato inizialmente chi gestisce grossi siti di informazione, ma in realtà riguarda chiunque abbia a che fare con una pagina fan. Dai primi di dicembre, si è infatti notata un’accelerazione di una tendenza già in atto da un po’: Facebook sta cambiando i criteri in base ai quali sceglie i contenuti da mostrare agli utenti nelle proprie Time Line.
Qualcuno ci avrà già fatto caso: da tempo, anche quando si seleziona l’opzione “più recenti” (che dovrebbe far sì che i post di amici e pagine vengano visualizzati in Time Line in un modo puramente cronologico) i contenuti più visualizzati sono in realtà quelli che hanno ottenuto maggiori interazioni. Può capitare che un post vecchio di giorni venga riproposto da Facebook, magari perché un nostro amico lo ha recentemente commentato, per incentivarci a interagire a nostra volta.
Questo modus operandi è stato giustificato da Facebook con la volontà di diffondere i contenuti di qualità e le news a scapito dei meme e dei link con le solite immagini. A Menlo Park, in effetti, fin dalla scorsa primavera parlano di Newsfeed, ovvero dell’idea di fare di Facebook una specie di rassegna stampa quotidiana, personalizzata per ogni utente in base ai suoi gusti ed ai suoi interessi. Ma è davvero tutto qui? Secondo alcuni analisti, no. Come dicevamo nell’incipit, infatti, i primi ad accorgersi che da inizio dicembre qualcosa non quadrava, sono stati i gestori di grandi siti di news (quotidiani, riviste, ma non solo), che in teoria dovrebbero essere proprio coloro che hanno da guadagnare dalle novità introdotte da Facebook. Ebbene, nelle ultime settimane i contenuti di queste pagine hanno in realtà perso visibilità in maniera considerevole.
Zuckerberg e i suoi hanno pubblicato questa nota lo scorso due dicembre per spiegare le ultime novità, ma a dire il vero le argomentazioni in essa contenute paiono piuttosto deboli e vaghe: si parla genericamente di promozione dei contenuti di qualità, di personalizzazione delle Time Line degli utenti in base ai loro interessi, ma la realtà che appare sempre più evidente è un’altra: gli utenti hanno sempre meno il controllo di ciò che appare nelle loro Time Lines, e contemporaneamente i contenuti delle pagine sono sempre meno visibili.
Da un lato, è ormai chiaro che Facebook vuole incentivare i gestori di Fan Page a ricorrere alle soluzioni a pagamento (soprattutto ai post sponsorizzati, che hanno una rilevanza notevole soprattutto su mobile). Dall’altro, però, la perdita di controllo, da parte degli utenti, sui contenuti che appaiono nella propria Time Line potrebbe alla lunga creare problemi, se gli utenti stessi dovessero stancarsi e decidere di trovare soluzioni alternative per restare aggiornati sulle aziende e le organizzazioni che interessano loro.
Soluzioni per chi gestisce la pagina di una struttura? Al momento non ce ne sono. Continuare a proporre contenuti di qualità appare fondamentale, ma come detto, a volte non basta più. Ricorrere ai post sponsorizzati, ovvero pagare, è ciò che vuole Facebook, ma non tutti (e non sempre), possono essere d’accordo. Non resta che tenersi aggiornati per seguire i prossimi sviluppi di una vicenda che pare sempre più simile una telenovela.

lunedì 9 dicembre 2013

Pinterest lancia i Place Pin

E’ ora possibile geolocalizzare i pin e inserirli in una mappa: altro passo in avanti del marketing territoriale?

Pinterest, il social dei desideri, dove si pubblicano le cose che ci piacciono o che ci piacerebbe fare (o avere). Prodotti, moda, luoghi, viaggi. Con un’importante componente di e-commerce legata ai gifts (in questo periodo dell’anno, in menu sono comparsi degli opportuni “Holiday Gifts”). Ne abbiamo già parlato diffusamente qui . Pinterest si conferma il social più “rosa” del web (quasi il 70% degli utenti sono donne) e, in base ad una recente analisi di Shareaholic (http://on.mash.to/1gjigOP) è il secondo social dopo Facebook per volume di traffico portato ad altri siti, superando quello di Twitter e Linkedin messi insieme.
Insomma, i numeri non mancano. Pinterest, piuttosto, difettava di una feature che consentisse una geolocalizzazione dei contenuti pubblicati. Detto, fatto: ecco i Place Pin.
Di cosa si tratta? In pratica, è da poco possibile creare board (bacheche) correlate di mappa, sulla quale i Pins vengono distribuiti come spilli. In questo modo gli utenti possono creare, ad esempio, board delle loro regioni preferite, ed annotare, suggerire e condividere con gli altri utenti i loro luoghi preferiti nelle medesime: ristoranti, agriturismi, bar, negozi, ecc. In concreto, è sufficiente cliccare su yes all’opzione “add a map” al momento della creazione della board.
Le potenzialità della nuova funzione appaiono evidenti, soprattutto alla luce dei numeri: ogni giorno su Pinterest vengono pubblicati quasi 1,5 milioni di Pins legati ad una località, ed in tutto sono 750 milioni quelli legati a luoghi o destinazioni.
Insomma, l’evoluzione del marketing di prossimità compie un altro passo. Indispensabile restare sul pezzo.

Google lancia il suo Colibrì

Si tratta dell’ultimo aggiornamento dell’algoritmo della big G, e si preannuncia come una vera e propria rivoluzione

Ricerche conversazionali. Così chiamano, in maniera in po’ tecnica, gli esperti del settore quelle ricerche eseguite sui motori di ricerca mediante l’utilizzo di una frase del linguaggio corrente. E, che ce ne rendiamo conto o no, si tratta di una tendenza che coinvolge tutti.
Partendo da queste considerazioni, quelli di Google hanno rivoluzionato il proprio algoritmo con l’introduzione di Colibrì: stando agli sviluppatori di Mountain View, la novità riguarderà il 90% delle ricerche effettuate.
In pratica, (è tutt’altro che semplice, ma proviamo a fornire qualche spiegazione) ogni qual volta un utente effettua una ricerca formulata come una domanda (per esempio, “chi è il Presidente degli Stati Uniti”), Google è ora in grado di fornire risposte secche (provare per credere) analizzando non solo le parole chiave utilizzate dall’utente, ma anche sinonimi, termini che esprimono concetti simili, argomenti più o meno direttamente correlati: tutto ciò si riassume in quello che a Mountain View chiamano il Knowledge Graph, ovvero una vasta sfera che unisce parole, concetti, argomenti tra loro correlati.
Bene: molto interessante, ma tutto ciò cosa implica per chi deve curare i contenuti del sito web (e non solo) della propria struttura, ai fini del SEO? Qui possiamo tranquillizzare chi legge: non cambia poi molto rispetto a quanto valeva già con i precedenti algoritmi Panda e Penguin. Ovvero: occorre continuare a privilegiare i contenuti di qualità, utilizzando un linguaggio originale e “naturale” (cioè: non esagerare con le parole chiave) e, soprattutto, al momento della stesura di titoli e testi, immaginare di dover rispondere alle domande dei propri clienti (o potenziali tali). Difficile? Senza dubbio, ma come abbiamo già analizzato qui  Google viene in nostro aiuto con il Keyword Tool di Adwords, che può essere utilizzato anche come potente strumento di analisi della domanda.

martedì 3 dicembre 2013

Social Network, quando pubblicare contenuti?

Torniamo su un argomento sempre d’attualità: orari e giorni migliori per pubblicare post sui social network (ognuno di essi ha le sue regole)

E’ una delle questioni che più fanno discutere i social media strategist: quando conviene pubblicare contenuti per ottenere i migliori risultati? Ne avevamo già parlato qui, ora ritorniamo sull’argomento con nuovi spunti.
Innanzitutto, è ormai chiaro che ogni social network ha le proprie regole, con utenti ed abitudini differenti. Vediamoli uno per uno, iniziando dal re dei social, ovvero Facebook.
Partiamo da una considerazione: moltissime persone utilizzano quotidianamente il proprio smartphone o tablet durante i tempi morti o le attese, come il tragitto casa-lavoro sui mezzi pubblici. Ed una delle attività che svolgono con maggiore frequenza, è proprio la consultazione di Facebook. Appare quindi evidente come convenga pubblicare contenuti proprio durante queste fasce orarie: dal mattino presto fin verso le nove, e poi ancora dalle cinque del pomeriggio in poi, fino alle otto di sera. Il corollario di questo assunto, è che su Facebook i contenuti “rendono” di più se vengono pubblicati nei giorni lavorativi, piuttosto che durante il week end.
Ed è curioso come invece avvenga l’esatto contrario su Twitter, i cui utenti, evidentemente, sono frequentatori molto più assidui: qui infatti i tweet che ottengono performance migliori sono quelli cinguettati proprio di sabato e domenica. La fascia oraria preferita dagli utenti del social dell’uccellino blu pare essere quella del pranzo (da mezzogiorno alle due del pomeriggio). Da evitare gli orari centrali del mattino e del pomeriggio, così come la sera.
Segue regole tutte sue anche il social più “rosa” che ci sia, ovvero Pinterest. Anche in questo caso, infatti, conviene pubblicare immagini dei propri prodotti e servizi nel week end, ma la particolarità è che su Pinterest hanno successo i contenuti condivisi la sera, dalle nove alle undici.
Se poi si intende utilizzare anche Linkedin, il social “professionale”, è bene tenere presente che in questo caso gli utenti controllano le proprie bacheche appena arrivati al lavoro, o appena prima di andarsene o subito dopo: bene quindi gli orari a cavallo delle nove del mattino e delle 6 di sera, ok la pausa pranzo. Da evitare orari serali e week end.
Infine, è bene non dimenticare Google+: sebbene le visite reali al social di Mountain View siano trascurabili (i dati che parlano di un’enorme quantità di accessi sono probabilmente “gonfiati” tramite l’utilizzo degli altri strumenti Google, da Gmail in poi), è tuttavia importante ricordare l’importanza della pagina Google+ ai fini della visibilità on line della propria struttura. Va da sé che in questo caso orari e giorni di pubblicazione rivestono un’importanza decisamente inferiore.
Da ultimo: avete un blog? Anche in questo caso, qualche buona regola da seguire c’è. Posto che, se l’avete aperto, è bene che il blog sia vivo ed aggiornato periodicamente (meglio se settimanalmente), l’ideale sarebbe farlo sempre lo stesso giorno, ed agli stessi orari. E proposito di orari, i migliori paiono essere quelli mattutini, quando le persone sfogliano la propria rassegna stampa quotidiana.

Facebook e le stelle per dare un voto alle attività

Da qualche tempo sulle bacheche degli utenti compare un nuovo sistema di valutazione delle attività commerciali, basato sulle stelline. Perché e come funziona?

L’avrete notato in molti. Da qualche tempo, quando si accede al proprio profilo facebook, compaiono sulla destra una serie di link che invitano ad assegnare un numero di stelline (da una a cinque) alle attività a cui in precedenza avevamo fatto “mi piace”. Ristoranti, hotel, agriturismo, bar, cantine. Ora chiunque abbia aperto una Pagina relativa alla propria struttura può venire “giudicato” dai propri fan.
Perché Facebook ha introdotto questa novità? Per rispondere, è necessario fare un passo indietro. Già ai tempi dell’introduzione dei limiti alla visibilità dei post pubblicati dalle pagine con conseguente introduzione dei post sponsorizzati, (http://bit.ly/ZfBxme), lo scopo di Facebook era, oltre che aumentare gli introiti, limitare l’inflazione delle fan page e dei contenuti da esse generate. In altre parole: la comunicazione su Facebook è sempre stata basata sul tasto “like”, ma con il passare del tempo, questo simbolo rischia di divenire inflazionato e perdere rilevanza. Se i miei amici di Facebook cliccano ogni giorno “mi piace” ad un gran numero di pagine ed ai loro contenuti, avrò sempre meno interesse ad andare a vedere di cosa si tratta (erosione del potere della riprova sociale). Ecco quindi che Zuckerberg e soci sono corsi ai ripari con uno strumento diverso, in grado di richiamare maggiore interesse (almeno nei loro piani) proprio grazie all’effetto novità.
Oltre alla possibilità di assegnare stelline, Facebook permette di visualizzare quali nostri amici hanno votato qualche attività, ed il voto medio ottenuto dalle pagine a cui abbiamo fatto “mi piace”. Quali conseguenze porta tutto questo? Sicuramente, spinge ad un’interazione, e quindi un rapporto, molto più stretto tra struttura e fan. Se infatti un like può essere dato in maniera distratta, senza essere particolarmente legati alla relativa Pagina, l’assegnazione di un voto comporta un’attenzione decisamente maggiore. Da un lato, questo è un bene per chi gestisce la Pagina: avere fan attenti è un vantaggio (il vecchio adagio del meglio pochi ma buoni). Dall’altro, ci si chiede se esista il rischio che insorga un “effetto Tripadvisor”, con tutti i relativi problemi del caso. Il pericolo forse c’è, ma il contesto appare così differente da tranquillizzare gli operatori.

lunedì 25 novembre 2013

Italiaslow: un’occasione per i territori minori

Non tutti possono vantare monumenti famosi, vini di prestigio internazionale o sono inseriti in territori noti in tutto il mondo. Italiaslow ha pensato ad un modo alternativo per promuoversi comunque.

Sei un operatore turistico? Hai una struttura, un B&B, un agriturismo, un ristorante o un piccolo Hotel? Sei un produttore di vino, olio, salumi o altri prodotti? Se appartieni ad una di queste categorie, nessuno meglio di te sa che il modo più efficace per promuovere la tua attività consiste nel far conoscere il territorio in cui opera. Le bellezze naturali ed architettoniche, i paesaggi, i prodotti, la cucina ed i vini sono i motivi che spingono i turisti a visitare un determinato territorio, e questo va da sé. Qui, però, spesso nascono i problemi.
Non tutti, infatti, possono vantare una Valle del Templi, una Reggia di Caserta o un S. Giminiano nei paraggi, tanto per fare alcuni esempi che rendano l’idea. E non tutti sono inseriti in un territorio dove esistono già punte d’eccellenza conosciute in tutto il mondo, in grado di far da traino a tutta la regione. Per intenderci: il Barolo è la ciliegina sulla torta per le Langhe, così come il Chianti lo è per l’omonimo territorio toscano.
L’Italia è piena di zone considerate “minori”, perché non dotate di risorse di particolare fama e richiamo internazionale, e che per questo fanno fatica a farsi conoscere. Nonostante posseggano spesso tesori nascosti, bellezze e fascino che fanno esclamare a chi li scopre: “l’avessi saputo prima!”.
Sovente, inoltre, il modo migliore per andare alla scoperta di questi territori poco battuti dalle rotte del grande turismo, è farlo lentamente. Niente auto, né treno. Viaggiare in bici, o a piedi, per avere il tempo di gustarsi ogni panorama, ogni dettaglio. Per scoprire ciò che sfugge agli occhi frettolosi del turismo mordi e fuggi. Il successo del Cammino di Santiago di Compostela (pur dovuto anche all’importante componente religiosa) la dice lunga su questo modo di intendere il viaggio.
E’ questo il ragionamento che sta alla base del progetto Italiaslow, presentato il 15 novembre scorso all’Agrietur di Arezzo da Eguides. Il portale www.italiaslow.eu permette a chi aderisce di essere presente con la propria struttura, e di proporre itinerari (anche tematici) visualizzabili su mappa con traccia GPS in formato GPX. Disponibile anche la versione mobile.
Chi è interessato a maggiori informazioni può contattare il team Eguides a info@eguides.it.

eCommerce e turismo: è boom

Crescita in doppia cifra per le vendite on line nel settore turistico in Italia. Aumentano anche le vendite da mobile

Le cifre parlano chiaro. Nell’ultimo anni, le vendite on line nel settore turistico in italia sono cresciute del 13% ed hanno raggiunto il 43% delle vendite totali. Lo dice l’Osservatorio eCommerce B2C di Netcomm e School of Management del Politecnico di Milano. Un dato significativo su tutti: la percentuale di italiani che hanno effettuato un acquisto su Internet negli ultimi tre mesi è del 20%.
C’è però il rovescio della medaglia. L’Italia resta indietro rispetto agli altri paesi europei. E il boom dell’eCommerce nel settore turistico riguarda il viaggio in sé più che la destinazione: il 75% delle transazioni on line riguarda l’aquisto di biglietti aerei o per i treni, e solo il 25% ha a che fare con prenotazioni presso hotel, B&B e agriturismo. Percentuale oltretutto trainata per lo più da acquisti da parte di turisti stranieri che intendono venire a visitare il Belpaese.
Un altro dato interessante riguarda le transazioni da dispositivi mobile: +20% rispetto all’anno scorso, tanto che la cifra totale delle vendite perfezionate tramite smartphone e tablet ha ormai superato la soglia fatidica del milardo di euro.
Quest’ultimo dato in particolare porta a riflettere sull’importanza ormai indiscutibile del canale mobile per la promozione della propria struttura turistica. Essere dotati di una versione mobile moderna, aggiornata ed efficace del sito consente di cogliere nuove opportunità di promozione, e di fare marketing di prossimità in una maniera sconosciuta a chi è fermo alle solite pagine web.

lunedì 18 novembre 2013

Video: come e perché realizzarli


Più impegnativi da realizzare rispetto ad altre forme di comunicazione, offrono comunque notevoli vantaggi

Non avete mai realizzato e pubblicato un video sulla vostra struttura? Da un lato è comprensibile: non è semplice, per ottenere risultati apprezzabili occorre chi ci sa fare, ci vogliono tempo e denaro. Dall’altro, tuttavia, è innegabile che i video forniscono vantaggi notevoli. Innanzitutto, Youtube è il secondo motore di ricerca più utilizzato del web dopo Google; In secondo luogo, i contenuti video sono molto utili ai fini dei SEO; infine, un buon video è in grado di comunicare, coinvolgere ed “arrivare” all’utente come pochi altri contenuti.
Ok, stabilito che realizzare un video è senza dubbio interessante, la domanda successiva è: un video di cosa? Qui ci si può sbizzarrire: la più classica delle soluzioni è ovviamente un video di presentazione della propria struttura. In questo caso, però, si ottiene un effetto non molto diverso da quello garantito da una semplice galleria fotografica. Meglio cercare di essere più originali e di fornire contenuti interessanti. Un video che funziona sempre è per esempio quello in cui lo chef illustra la preparazione di una ricetta. Ci sono famosi portali che hanno fondato il loro successo sulle video ricette. Oppure una video intervista, per esempio al titolare che narra la storia della struttura. Far sentire la propria voce, mettersi in gioco con la propria faccia, può essere un modo molto efficace per raggiungere il cliente.
Ritenete che realizzare un video sia comunque troppo complicato? Esiste in ogni caso una soluzione che può fare al caso vostro: una slideshare. Una fotogallery animata nella quale le immagini si succedono l’un l’altra. E’ possibile realizzarle in maniera accattivante, con effetti di dissolvimento o altre animazioni (ora, per esempio, va di moda il time lapse: una serie di scatti effettuati a distanza di tempo vengono proposti a ritmo veloce, illustrando così in pochi secondi o minuti ciò che è accaduto nell’arco un lungo lasso di tempo. Caso tipico: Vendemmia, dall’uva al vino in due minuti); e soprattutto le si può corredare di una colonna sonora, proprio come un video. Il risultati possono essere d’effetto. Cosa si può ottenere? Pubblicandola su Youtube, si alimenta comunque la visibilità on line della struttura; e si possono ricevere feedback sorprendenti non dimenticando che anche il portale di video ha un’importante parte social nei propri commenti. Un esempio? Questo qui


Sito web e prenotazioni dirette, si può fare di più

Il successo delle OTA le ha relegate a quote marginali, ma con alcuni accorgimenti si possono ottenere buoni risultati

Colpa degli intermediari e delle solite OTA: oramai, cosa possiamo farci? L’atteggiamento più diffuso tra i gestori di strutture ricettive è quello di sfiduciata rassegnazione: ottenere una buona quota di prenotazioni dirette tramite il sito web della struttura è una chimera per la maggior parte degli operatori.
Ma è davvero così? E’ diventato veramente impossibile cercare di incrementare, almeno un po’, la percentuale delle prenotazioni dirette, oppure qualcosa si può fare? Per capirlo, proviamo ad analizzare le possibili cause di un mancato buon funzionamento di un sistema di booking sul sito web di una struttura, ed i relativi rimedi.
Per prima cosa, i clienti potrebbero avere dubbi sulla sicurezza del sistema di booking. Nel momento in cui gli si chiede di inserire dati sensibili come il numero della carta di credito, è fondamentale rassicurare il cliente sul fatto che il sistema è a prova di bomba.
In secondo luogo, anche nel caso di un sistema di booking (anzi: qui più che mai), vale la regola aurea sull’usabilità: minimizzare il numero di click. Un sistema macchinoso, che costringe a lunghe procedure, stanca in fretta gli utenti che tendono ad abbandonare il sito prima di aver completato la prenotazione. Idem un form che richieda di immettere troppe informazioni. Semplicità, velocità e tendenza ad essere user friendly sono fondamentali.
Registrazione obbligatoria: d’accordo, è un ottima tecnica per raccogliere dati sui clienti o potenziali tali, ma è al contempo un ottimo deterrente a procedere per chi tiene alla propria privacy. Sicuri che sia indispensabile?
Problemi tecnici: va da sé che un sistema di booking on line che non funziona perfettamente e presenta errori durante la procedura non costituisce altro che un boomerang.
Ma soprattutto: volontà da parte dell’utente di pensarci su, ed effettuare l’eventuale prenotazione solo in un secondo momento.
Quest’ultima è forse la causa che più di tutte incide su una mancata prenotazione diretta, ma per fortuna è anche quella sulla quale sono possibili i maggior margini di intervento. In che modo? Una delle tecniche più efficaci si chiama re-engagement, e consente di recuperare, stando alle statistiche, fino ad un 40% di quegli utenti che avevano iniziato la procedura di registrazione, ma non l’avevano poi completata. Come funziona? Si tratta, nella maggior parte dei casi, di un servizio che aggiunge un semplice codice javascript al sito web (senza ricorrere a cookie) in grado di intercettare l’indirizzo e-mail dell’utente che ha iniziato la procedura di prenotazione senza poi ultimarla. Dopo poco tempo, il servizio invia in automatico una e-mail all’utente offrendo assistenza tecnica, delucidazioni e maggiori informazioni, nonché, volendo, uno sconto.
Come detto, le strutture che hanno adottato uno strumento di questo tipo hanno riscontrato una percentuale di recupero delle prenotazioni dirette vicina al 40%. In un’epoca dominata da OTA ed altri costosi intermediari, può valere la pena farci un pensierino.

martedì 12 novembre 2013

Brand Reputation: dove e come tenerla sotto scontrollo

I portali di recensioni on line spuntano come funghi. Vediamo come monitorare il web per vedere se qualcuno parla della nostra struttura
Quando si parla di recensioni on line per strutture del settore turistico o enogastronomico, di solito viene in mente Tripadvisor. Se il celebre portale è senza dubbio leader del mercato, esistono però numerosi altri luoghi virtuali dove i clienti parlano delle strutture che hanno visitato. Siti che vale la pena tenere sott’occhio ricordando che è sempre bene rispondere alle recensioni, ove possibile.
Tra questi, spiccano portali come Trivago e Booking.com, servizi che vantano decine di milioni di recensioni in tutto il mondo: lontani dal leader Tripadvisor, ma pur sempre numeri di tutto rispetto. Tra questi due, purtroppo solo Trivago fornisce la possibilità di rispondere alle recensioni dei clienti, previa iscrizione gratuita, mentre ciò non è possibile su Booking.com (che in compenso dispone di un sistema di verifica delle recensioni, almeno in teoria, più accurato).
Restando tra le OTA, altri portali che forniscono la possibilità di rispondere sono Expedia e HRS. Tra i portali di recensioni on line, oltre a Tripadvisor e Trivago è bene tenere a mente Zoover, Holiday Check e Yelp: tutti e tre forniscono la possibilità di rispondere pubblicamente, Yelp dà anche una serie di consigli su come farlo in maniera efficace nel suo Support Center.
L’elenco potrebbe ovviamente continuare ancora a lungo, qui sono elencati i portali più importanti. E’ però indiscutibile che per chi gestisce una piccola struttura, magari un agriturismo od un B&B, e quindi svolge diverse mansioni, tenere sotto controllo una miriade di siti può diventare dispendioso. Per fortuna Google viene in nostro aiuto con un prezioso strumento: Google Alert. Inserendo le parole chiave che ci interessa monitorare, Google invierà una e mail ogni volta che quelle parole saranno nominate in giro per il web. Un bell’aiuto per tenere sotto controllo la reputazione on line della propria struttura.

Vuoi conoscermi? Vieni a trovarmi all'Agrietour di Arezzo

AgrieTour è l'evento italiano dedicato agli agriturismi e al turismo rurale che si tiene ad Arezzo dal 15 al 17 novembre.
Si pone come obiettivo la valorizzazione del settore e della cultura dell’ospitalità rurale, anche attraverso Workshop e convegni. E' un appuntamento imperdibile per chi vuole progettare la sua nuova attività, migliorare le performance della sua azienda, ristrutturarla o impostare una nuova strategia di mercato.
Un ciclo di aggiornamenti di alto profilo tecnico è riservato agli operatori del settore: una serie di "Master" con appuntamenti dedicati ad argomenti di attualità che saranno trattati dai maggiori esperti dell'agriturismo italiani. Qui il programma completo.
Chi sarà presente all'AgrieTour potrà seguire la mia docenza al Master che si terrà domenica 17 dalle 16,30 alle 18,00. Il mio intervento verterà sul tema "Promuovere con piccoli budget nel web":  dopo una breve analisi del viaggiatore 2.0 e dei suoi bisogni, esporrò le strategie che ogni singolo agriturismo può mettere in atto per intercettare nuovi clienti o rafforzare la propria reputazione online.
Come utilizzare Facebook e i Social ? Comunicare da soli o aggregarsi ad altre strutture? Come individuare i punti di forza e valorizzarli ? E, se i punti di forza sono pochi, cosa ci si può inventare?
Come di consueto, vi  fornirò preziosi suggerimenti e illustrerò casi pratici con cui ogni imprenditore agrituristico potrà facilmente confrontarsi.
Se non sarai presente al master nella giornata di domenica, puoi comunque trovarmi all'Agrietour nello stand Eguides, sezione Ciclotour stand CT11, dove presenterò il progetto ItaliaSlow.

martedì 5 novembre 2013

Tripadvisor: American Express a garanzia delle recensioni

Il celebre (e temuto) portale avvia una partnership con AE per aumentare l’affidabilità delle recensioni

E’ il principale problema di Tripadvisor: chi si cela dietro le recensioni? Non avere notizie sull’autore, ovviamente, mina alla base la credibilità di una recensione. Gli uomini di Tripadvisor lo sanno bene, e sono corsi ai ripari siglando un accordo con American Express. Come funziona?
In pratica, ogni utente del portale di recensioni avrà la possibilità di collegare al proprio account il numero della carta di credito. A collegamento avvenuto, ogni recensione scritta da quell’utente sarà accompagnata dalla scritta “Amex card member review”.
Cosa comporta tutto questo? Da un lato, attribuire una patch al recensore (che pure resta anonimo) ne aumenta in qualche modo la credibilità. Dall’altro, un utente “certificato” può essere visto come un utente esperto e, in quanto tale, più autorevole.
Anche gli utenti traggono vantaggio dalla partnership: oltre a controllare quando un altro possessore di America Express recensisce una struttura già giudicata da loro, potranno infatti usufruire di una serie di sconti e vantaggi ogni qual volta acquistano on line direttamente tramite Tripadvisor.
Infine anche American Express, ovviamente, tra vantaggio dall’accordo perché è un modo per incentivare i clienti all’utilizzo della carta e di conseguenza fidelizzarsi.
Qual è l’unico problema, almeno per gli utenti italiani? Neanche a dirlo, che il servizio per il momento è riservato agli utenti statunitensi, canadesi, australiani ed inglesi. Tutto lascia supporre, tuttavia, che presto verrà esteso agli altri paesi.

Foursquare: arriva la pubblicità

Il celebre geosocial lancia gli annunci sponsorizzati. Evoluzione del marketing di prossimità?

“Foursquare annuncia di aver raggiunto i 100 milioni di check in. Tutti effettuati dagli stessi 10 utenti”. La battuta, caustica e beffarda, circolava tempo fa in rete. E fotografava un quadro tutto sommato non così distante dalla realtà: il primo e più importante geosocial, espressamente pensato e sviluppato per un utilizzo da mobile, non è mai riuscito a sfondare davvero. Quanto a numeri, infatti, Foursquare non si avvicina minimamente ai giganti del settore. Anche il suo utilizzo come strumento di (geo) social media marketing da parte delle strutture è al momento piuttosto limitato. E dire che da questo punto di vista Foursquare gode di notevoli potenzialità, grazie al sistema che permette di offrire una ricompensa a chi effettua un check in. Che fare, dunque?
Il problema, secondo gli sviluppatori, è che un annuncio pubblicato da una struttura e potenzialmente interessante per gli utenti che vi transitano nel paraggi, spesso e volentieri non viene visualizzato dagli stessi. E se il problema è aumentare la visibilità degli annunci, il rimedio messo a punto dagli sviluppatori non poteva che essere questo: inserzioni sponsorizzate.
Ma come fare per creare un annuncio sponsorizzato su Fousquare, dunque? Per prima cosa, ovviamente occorre essere iscritti al social ed esservi presenti con la propria struttura. A questo punto basta andare qui  e seguire passo passo le istruzioni. Fondamentale avere una buona immagine da inserire, insieme ad un testo breve, chiero ed efficace. Si definisce quindi il proprio budget, e l’inserzione è pronta. Ovviamente anche Foursquare si è dotato di un sistema per monitorare l’andamento delle campagne pubbicitarie: si può controllare quanti utenti hanno visualizzato l’annuncio, quanti vi hanno cliccato su, e quanti di questi hanno in seguito effettuato il check in nella struttura (dato decisamente più interessante).
Insomma, il sistema pare ben congeniato e potenzialmente efficace. Come dicono gli stessi sviluppatori di Foursquare nel video di lancio: “il tuo prossimo cliente potrebbe essere appena dietro l’angolo”.


lunedì 28 ottobre 2013

Instagram: consigli per l’uso

Insieme a Pinterest, è il social più “cool” del momento. Ecco come utilizzarlo al meglio per fare social media marketing per la propria struttura

E’ Instagram mania. Il social delle immagini quadrate in stile polaroid, rese vintage dalla serie di filtri speciali, ha vissuto nell’ultimo anno un vero e proprio boom. Com’è noto, si tratta di una applicazione disponibile per la maggior parte dei dispositivi mobili (iOs, Android e, come annunciato all’ultimo Nokia World, anche per Windows Phone 8, dal prossimo novembre), che permette di elaborare le fotografie scattate con una serie di filtri ed effetti, in modo da renderle estremamente accattivanti, spesso con uno stile vintage: un classico, per esempio, è l’utilizzo della patina “seppia”.
Tutto molto divertente: ma può essere utile per promuovere una struttura? La risposta è sì, a patto che vengano rispettate alcune condizioni.
La prima: se decidete di usare Instagram per fare social media marketing, usatelo davvero. Ossia: siate presenti. E’ un suggerimento che vale per tutti i social: gli utenti che decidono di seguirvi, si aspettano che pubblichiate materiale (in questo caso, immagini), e che interagiate. Il dialogo con gli utenti, che in questo caso sono anche i potenziali o reali clienti, è parte integrante, anzi fondamentale, dell’attività di promozione. Se un utente commenta una foto, è d’obbligo rispondere, preferibilmente in breve tempo. Sempre con il piglio informale ed ironico caratteristico degli ambienti social.
Per lo stesso motivo: catturate i dietro le quinte. Cogliete l’attimo. Gli utenti amano scoprire il lato umano delle aziende. Fate vedere le persone, i vostri collaboratori mentre lavorano. L’importante è comunicare una sensazione di genuinità, di schiettezza. Vade retro copertine patinate in stile brochure.
Instagram può essere poi un buon modo, diverso dal solito e divertente, per lanciare promozioni. Non ci avete mai pensato? Abbinare le immagini a una promozione particolare, magari riservata ai propri follower, potrebbe essere una buona idea di marketing.
Anche su Instagram, come in ogni ambiente, è poi utile monitorare cosa fanno i competitor. Sicuramente c’è qualcuno più esperto e bravo di noi. Curiosiamo sul suo profilo per vedere cosa combina: potremmo ricavarne idee interessanti.
Last but not least: usate i filtri. Semplice da usare ed immediato, Instagram consente di ottenere effetti davvero sorprendenti ed originali. Per immagini che colpiscono.

Pagina Facebook: cosa mi invento?

Essere interessanti per i propri fan è sempre più difficile: più che originali ad ogni costo, conviene essere utili.

Facebook è ormai parte integrante delle nostre vite. Almeno per chi lo usa, è un’abitudine quotidiana scorrere la bacheca per scoprire cos’hanno pubblicato i nostri amici e le pagine a cui abbiamo cliccato mi piace. E spesso, le notizie, le immagini e i commenti sono sempre gli stessi. Essere originali, essere creativi, catturare l’attenzione, è sempre più difficile. Ma cosa può fare chi gestisce la Pagina di una struttura, per differenziarsi dalla concorrenza e colpire l’attenzione dei propri fan?
Sempre più spesso, non serve tanto essere originali a tutti i costi, quanto piuttosto essere utili. Se i vostri fan scoprono che fornite loro informazioni interessanti, vi leggeranno con attenzione. Pubblicate quindi consigli sulle cose da fare nei dintorni della struttura, sui luoghi da visitare. Del resto, è il vostro territorio: potete suggerire chicche nascoste anche alle guide più rinomate, come regalo per i vostri clienti.
Fornite le previsioni meteo. Sempre più spesso le prenotazioni last minute sono influenzate dalle condizioni del tempo. Se per il week end le proiezioni sono buone, si prenota; altrimenti, si rinuncia o si scelgono mete alternative. Pubblicare le previsioni della vostra località (soprattutto quando sono buone: in caso di diluvio, meglio lasciare perdere!) potreste invogliare i vostri fan a venirvi a trovare. A tale scopo esistono anche app, come Instaweather, che consentono di scattare fotografie e di aggiungervi la località e le condizioni meteo.
Sempre nell’ottica di essere interessanti: informate tempestivamente i vostri fan\clienti di tutte le novità sulla struttura e l’attività. Un nuovo piatto nel menu, una parte ristrutturata, una nuova annata di un vino appena imbottigliata, una marmellata appena messa nei vasetti, un volto nuovo alla reception, sono tutte notizie importanti nonché interessanti per chi legge.
Anche riportare gli eventi, le mostre, le sagre, i concerti che si svolgeranno a breve in zona può essere un servizio utile ed interessante per i clienti\fan.
Insomma, la regola aurea da tenere a mente è quella del rapporto 80\20: su cento contenuti pubblicati sulla pagina Facebook, 80 dovrebbero essere pura informazione, e solo 20 di promozione, con offerte, prezzi ed inviti a prenotare. In questo modo, gli utenti non percepiscono la vostra pagina come troppo “commerciale”, vi seguono con attenzione e saranno più portati a fidelizzarsi nonché a parlare bene di voi.


lunedì 21 ottobre 2013

Storytelling: sempre più strutture lo utilizzano

L’arte di fare marketing raccontando storie, magari per immagini, è sempre più importante nel Social Media Marketing. Cruciale, come sempre, la formazione

L’avvento dei Social Network, oramai non è più una novità, ha rivoluzionato il modo di fare marketing un po’ in tutti i settori, quindi anche in quello turistico ed enogastronomico. Concetti nuovi, magari all’inizio un po’ ostici, come quello di Social Media Marketing, si sono fatti largo con prepotenza nel linguaggio degli operatori del settore e tutti sono dovuti ricorrere alla formazione per tenersi al passo con i tempi.
Ma i cambiamenti, si sa, non finiscono mai, e in un settore come quello del web corrono a velocità vertiginose: ecco che da un anno a questa parte si parla sempre più spesso di Storytelling, ovvero dell’arte di fare marketing attraverso il racconto di storie. Spesso si tratta della propria storia, ovvero di quella della propria azienda, dietro la quale ci sono sempre racconti di vita, storie di famiglie che narrano di un territorio e delle sue tradizioni. Tutto questo si può poi fare utilizzando la forza evocativa delle immagini, ed ecco che si parla allora di Visual Storytelling.
Anche in questo caso, però, ci sono regole, che spesso è difficile trovare scritte da qualche parte, per ottenere il migliore risultato. Linee guida a cui attenersi, trucchi da utilizzare. E’ evidente che ancora una volta un’adeguata formazione può fare la differenza: un utilizzo improvvisato ed incerto dello storytelling non ha certo gli stessi effetti di un suo uso consapevole e maturo.
Per rispondere a queste esigenze, la Eguides Academy propone i nuovi corsi: “Storytelling, il marketing del c’era una volta”, e “Marketing esperienziale: progettare esperienze turistiche”. I corsi si terranno nel mese di novembre presso la sede di Eguides, in via Pontestura, 83 a Camino, in provincia di Alessandria . Qui programmi completi e costi.
Ai due corsi sono affiancabili il corso base di web orientering, il corso avanzato con parte pratica, ed il corso SEO. Sono anche disponibili pacchetti soggiorno relax in agriturismo+corsi.
Per informazioni sulle date e prenotazioni: tel.0142.469815 oppure scrivere a: info@eguides.it  

Il post perfetto su Facebook: ecco come fare

Un’infografica pubblicata da Salesforce suggerisce una serie di regole per ottenere i migliori risultati dalla pubblicazione dei propri contenuti

Parole accattivanti, un’immagine che colpisce, un link che incuriosisce ed invita a cliccarci su, una domanda o un sondaggio che spingono chi legge a rispondere. Quali sono le regole per un post perfetto su Facebook? Ottenere il massimo delle interazioni è l’obiettivo di chiunque faccia social media marketing, ma come riuscirci? Jennifer Burnham, Social Strategy e Content Director di Salesforce, dà alcuni consigli con un’interessante infografica, pubblicata originariamente qui .


Innanzitutto, la Burnham suggerisce di contenere la lunghezza del testo: evitare di superare i 90 caratteri (che a dire il vero sono pochini: un tweet ne può contare 140), link compresi. In ogni caso, ricordarsi che il marketing sui social ha regole diverse da quello standard: mantenete sempre un tono personale. Una delle regole d’oro, poi, per incentivare le interazioni, è fare domande: chiedere un parere su una determinata caratteristica dell’azienda, su una ricetta della cucina o sul colore da utilizzare per ritinteggiare una parte della struttura, promuovere un sondaggio tra i propri clienti, è una delle tecniche più efficaci per spingerli ad interagire e a parlare di noi.
Anche le immagini, ovviamente, aiutano a catturare l’attenzione del lettore. Un post su Facebook dovrebbe sempre esserne corredato, meglio se quella utilizzata non supera i 300x300 px, contiene volti di persone in primo piano e colori accesi, come il rosso e l’arancione. Ma come raggiungere il più elevato numero di fan? Ormai da oltre un anno, si sa http://bit.ly/ZfBxme , quando si pubblica un post tramite una pagina, non si raggiungono più tutti i propri fan, ma solo una percentuale del loro totale, comunque inferiore al 20%. Se volete avere la massima visibilità, dovete pagare e ricorrere ai post sponsorizzati. E Salesforce suggerisce di farlo, in modo da assicurare la massima visibilità ai propri contenuti entro 24 ore dalla loro pubblicazione.
In ogni caso, mai dimenticare che ormai oltre la metà degli utenti accede a Facebook e consulta la bacheca da un dispositivo mobile (spesso uno smartphone). Ecco quindi che diventa sempre più importante proporre contenuti agili, snelli, con testi brevi e sintetici, che spingano ad interazioni veloci.
Ovviamente, dopo aver pubblicato, è fondamentale restare ben presenti ed alimentare la conversazione. Se gli utenti rispondono, o fanno domande, è importante replicare con prontezza e dimostrarsi sempre disponibili.
Infine, non dimenticare di utilizzare Insight per monitorare l’andamento del proprio Social Media Marketing e dedurne le relative modifiche da apportare o le strategie che si sono rivelate vincenti.



lunedì 14 ottobre 2013

Google: arriva la pubblicità con le immagini degli utenti

Con i nuovi termini di servizio  il gigante di Mountain View introduce la componente social negli annunci pubblicitari

Google e Facebook: la battaglia si fa sempre più dura. Il gigante di Mountain View ha dalla sua database sterminati e gli algoritmi di ricerca più raffinati. Zuckerberg e i suoi, dal canto loro, posseggono una dimensione sociale, in termini di connessioni, sconosciuta ai concorrenti. Ecco quindi che Google corre ai ripari con la sua ultima mossa: utilizzare la dimensione social degli utenti per personalizzare le loro serp (risultati di ricerca). 
Come funziona il nuovo meccanismo? In pratica, dall’11 di novembre, quando un utente effettuerà una ricerca su Google, i risultati che gli compariranno saranno influenzati dal suo “grafo sociale”, ovvero dall’insieme di relazioni che l’utente medesimo ha intessuto nel tempo sulle diverse piattaforme Google: dal social network Google+, a Maps, a Places, al Play Store: l’algoritmo di ricerca soppeserà le amicizie sul social network, i +1 cliccati dall’utente e dalle persone con cui è in contatto, le recensioni a prodotti sue e dei suoi amici. Ed in base ai risultati ottenuti, presenterà una serp personalizzata. Se, per esempio, sto cercando un ristorante tipico in una certa regione ed un mio amico di Google+ ha rilasciato una recensione su Places su un locale che si trova proprio lì, tale recensione comparirà tra i miei risultati, con il volto dell’amico in bella evidenza.
Risulta chiaro come Google, con questa mossa, intenda far suo quello che è il principale punto di forza del rivale Facebook: la leva sulla riprova sociale. Se a far da testimonial per un prodotto o un servizio è un mio amico, persona che stimo e reputo competente, l’inserzione sarà molto più convincente. E’ un concetto ormai ripetuto all’infinito, che costituisce uno dei fondamenti del social media marketing, ma che qui trova una nuova declinazione.
L’annuncio dei nuovi termini di servizio ha ovviamente scatenato immediate proteste inerenti il rispetto della privacy. Ma se si leggono con attenzione le specifiche rilasciate da Google, ci si accorge che le nuove condizioni verranno applicate solamente a chi sceglierà di partecipare al nuovo programma, ed in ogni caso soltanto ad utenti con almeno 18 anni.
Rivoluzione in arrivo? Di sicuro, la novità è succosa. Come sempre, non resta che rimanere in attesa dei risultati, per coglierne, eventualmente, per primi le potenzialità.

Rapporto CENSIS su italiani e internet: continua l’avanzata (anche del mobile)

L’11 rapporto dell’Istituto di ricerca sulla comunicazione evidenzia un utilizzo sempre più diffuso della rete

Un’interazione sempre più stretta tra mezzi di comunicazione e vita quotidiana, soprattutto grazie al web, ai social ed al mobile
. E’ questo uno dei dati principali emerso dall’11° rapporto sulla Comunicazione del Censis. Vediamo alcuni dati.
Innanzitutto, la percentuale di italiani che accede ad internet è salito al 63,5% (+ 1,4% rispetto all’anno scorso). Tra gli utenti del web, è sempre più rilevante la dimensione social: il 69,8% è iscritto a Facebook, il 61% utilizza Youtube ed il 15,2% Twitter. In un quadro di sostanziale progresso, tuttavia, permangono importanti differenze tra under 30 ed over 65: la quota di utenti web dei primi supera il 90%, mentre quella dei secondi è ferma al 21%; il 66% degli under 30 utilizza smartphone, mentre lo fa soltanto il 6,8% degli over 65.
Per quanto riguarda l’informazione, i quotidiani cartacei registrano un calo del 2% di lettori, mentre crescono dello 0,5% le edizioni on line dei medesimi, e dell’1,3% i portali di news. Buona notizia: aumentano le vendite di libri, ed un 5,2% degli utenti sceglie un e-book.
Ma cosa fanno gli italiani quando accedono ad Internet? Qui emergono alcuni dati interessanti per chi gestisce un’attività turistica o ricettiva, ed è interessato alla promozione on line ed al social media marketing. Il 43,2% degli utenti infatti cerca informazioni su aziende, prodotti, servizi, oppure su strade e località (42,7%). Il 24,4% effettua acquisti on line, ed il 15,1% prenota viaggi e destinazioni.
Insomma, dati importanti, che testimoniano un’avanzata inarrestabile dei nuovi media ed un ingresso sempre più completo dell’era digitale. Restare al passo coi tempi, per chi ha un’azienda ed intende promuoverla, diventa sempre più irrinunciabile.

mercoledì 9 ottobre 2013

Strutture ricettive italiane: piccolo è bello. Ma per quanto ancora?

La maggioranza delle strutture ha meno di 20 dipendenti. Apparentemente, una ricchezza per il Bel Paese. Ma è un modello sostenibile in un mondo globalizzato e dominato dagli intermediari?

Federalberghi parla chiaro, con il proprio Datatour 2013 : la stragrande maggioranza delle strutture ricettive italiane ha meno di 20 dipendenti. Spesso, molti meno. Piccole pensioni a gestione famigliare, affittacamere, B&B, agriturismi sono la colonna vertebrale su cui si regge l’ospitalità italiana, soprattutto in provincia e nelle campagne. Eppure, spiega il Presidente Bernabò, nel 2013 questo modello non è più competitivo. Le piccole strutture non avrebbero infatti potere contrattuale con i grandi mediatori (soprattutto con le OTA), mancherebbero della capacità di penetrare i mercati internazionali, non riuscirebbero ad acquisire un’adeguata visibilità presso i potenziali clienti.
Dichiarazioni pesanti. E le reazioni da parte di chi dovrebbe sentirsi rappresentato da Federalberghi, ovvero gli albergatori, non sono ovviamente mancate. Del resto, le argomentazioni a difesa delle piccole strutture sparse da nord a sud lungo la Penisola non mancano. I turisti stranieri sono spesso alla ricerca proprio delle piccole realtà familiari, testimoni di una storia e di una cultura centenarie: si tratta di un fiore all’occhiello italico che la clientela internazionale di sicuro non vorrebbe perdere. Anzi: molto spesso sono proprio le dimensioni familiari, il contatto diretto tra il proprietario e la clientela, il “calore umano”, a conferire alle piccole struttre un vantaggio sostanziale nei confronti dei grandi alberghi, delle catene e degli hotel dai grandi numeri. Non è un caso se spesso, su Tripadvisor, le strutture con il giudizio medio più elevato siano proprio piccole bomboniere che, grazie ai numeri contenuti ed al contatto diretto, riescono a “coccolare” i clienti e a fornire standard di qualità inarrivabili per strutture di maggiori dimensioni.
A fronte di tutto questo, è innegabile che alcuni problemi rimangono. Tra i principali, la scarsa capacità contrattuale con i grossi intermediari (OTA, ma non solo), e la difficoltà ad avere una adeguata visibilità. In quest’ottica, appare sempre più evidente come trovare canali alternativi di promozione e vendita, al fine di disintermediare il rapporto con il cliente, sia una priorità sempre più rilevante per le piccole strutture. Soprattutto se si tratta di opportunità low cost. Ecco quindi che un utilizzo corretto ed efficace dei canali social, un miglioramento delle strategie per il mobile ed il local search marketing (il tutto adeguatamente shakerato in un unico cocktail), diventano preziose risorse alternative. La strada da percorrere, per la moltitudine di piccole strutture italiane, non può che passare da qui. E da una relativa, adeguata formazione.

Mobile e prenotazioni, una crescita continua

Gli ultimi dati confermano l’importanza crescente dei canali mobile nelle prenotazioni, soprattutto last minute

Non è certo più una novità. Piuttosto, una certezza ed una tendenza che si consolida nel tempo. L’importanza dei canali mobile per le prenotazioni on line è in continua crescita. Lo afferma una ricerca condotta da EyeForTravel, che rivela dati oltremodo interessanti.
Secondo la ricerca, il 20% delle transazioni (prenotazioni on line) pervenute alle strutture ricettive, avviene ormai tramite dispositivi mobile (smartphone e tablet). Ma il dato più eloquente è forse quello relativo alla tendenza rispetto agli anni passati: le strutture ricettive intervistate da EyeForTravel hanno dichiarato di aver fatturato grazie alle prenotazioni da mobile un totale di 40 milioni di dollari per il solo mese di gennaio 2013, contro i soli 2 milioni fatturati tramite gli stessi canali durante tutti i dodici mesi del 2009.
Secondo EyeForTravel, tale tendenza è conseguenza diretta della diffusione dei device mobile, e delle abitudini di chi li acquista. A fronte di numeri sempre più rilevanti, infatti, risulta determinante il fatto che il consumatore utilizza il proprio dispositivo sempre, quindi anche durante una vacanza. Non solo, lo fa in ogni parte della medesima: scelta della destinazione, selezione della struttura e relativa prenotazione, svolgimento della vacanza (condivisione di immagini e contenuti sui social, recensioni on line), e ritorno a casa. Dalla ricerca infatti emerge che, tra chi è possessore di un dispositivo mobile, il 43,8% prenota last minute da smartphone, il 45,3% da tablet.
Statistiche che, a prima vista, parrebbero delineare un quadro incontrovertibile. Eppure c’è qualche ombra. Quasi la metà degli utenti intervistati infatti (41%) ha dichiarato di preferire ancora il tradizionale PC per la navigazione, la scelta e la prenotazione di una struttura. A cosa può essere attribuita questa tendenza? La risposta più convincente (e probabilmente corretta) è alla mancanza di soluzioni che rendano i siti delle strutture ricettive navigabili con una user experience soddisfacente per gli utenti. Sappiamo molto bene, ormai http://bit.ly/1601ETj  come un sito web tradizionale sia spesso frustante da consultare da mobile (soprattutto smartphone), specialmente quando si è fuori casa, ed alla ricerca di una soluzione rapida e semplice: nel caso non si trovino subito le informazioni che ci interessano (immagini, prezzi, modalità di contatto diretto), si tende a consultare la pagina di un’altra struttura, magari dotata di strumenti (sito mobile, app o web app) atti a ottimizzarne la consultazione da mobile. Sappiamo anche, inoltre come Google abbia da tempo ottimizzato le risposte alle query degli utenti in base al tipo di dispositivo utilizzato: nel caso di ricerca, per esempio, di strutture ricettive nei dintorni effettuata da smartphone, ai primi posti nei risultati compariranno le pagine visitabili in maniera ottimale da mobile.
Ma allora perché non tutte le strutture sono dotate di sito mobile, app o web app? La crisi economica, e la conseguente riduzione dei budget, hanno sicuramente influito negativamente sulla diffusione di queste soluzioni. Ma i dati pubblicati da EyeForTravel paiono incontrovertibili: rinviare sta diventando sempre più controproducente. Il mobile è sempre più il futuro.

lunedì 30 settembre 2013

Tripadvisor: come guadagnare visibilità

Non solo spauracchio: il portale di recensioni può essere anche un’opportunità di crescita. Ecco quali fattori influenzano il posizionamento di una struttura nelle sue classifiche interne

Uno spauracchio. Così, ormai lo sanno tutti, è visto Tripadvisor da chiunque operi nel ramo dell’accoglienza, del turismo e della ristorazione. Come sempre, però, c’è un rovescio della medaglia, spesso poco considerato: il primo portale di recensioni al mondo gode di una grande popolarità, di conseguenza può diventare un ottimo mezzo di promozione della propria struttura, a patto che siano soddisfatte alcune condizioni. Vediamole nel dettaglio.
Partiamo dai fattori negativi: quali ostacoli frenano la popolarità di una struttura su Tripadvisor? Innanzitutto, la mancanza di recensioni positive. Farsi recensire da un cliente soddisfatto, si sa, è uno dei problemi principali, e proprio la mancanza di buone recensioni è la causa principale della scarsa visibilità di una struttura. Poi, ovviamente, vengono le recensioni negative. Il secondo problema è del resto collegato al primo: avere un buon numero di pareri positivi fa infatti “scorrere in basso” la recensione negativa (purché sia un’una tantum: se le brutte recensioni sono parecchie, allora è evidentemente meglio controllare cosa non va), rendendola meno visibile e rilevante. Infine, occorre prendere in considerazione l’antipatica eventualità delle recensioni false.
Quali sono invece i fattori che influenzano in positivo la visibilità di una struttura su Tripadvisor? Innanzitutto, come succede sempre sul web, la freschezza delle recensioni. Più una recensione è recente ed attuale, più avrà peso nel sistema di posizionamento interno del portale. In secondo luogo, ovviamente, la loro qualità. Ed al terzo, di nuovo, la loro quantità: a parità di qualità di pareri ricevuti, una struttura con molti più commenti è più visibile di un’altra con poche recensioni.
Questi dati suggeriscono un’importante considerazione: non è necessario possedere una struttura extralusso, dotata di ogni confort, per ambire alle alte posizioni in classifica. Anche un posto semplice ma gestito con passione, dove il cliente si sente coccolato in ogni dettaglio, può suscitare entusiasmo ed ottenere recensioni molto positive. Fondamentale è essere consapevoli dei propri pregi e limiti, nonché sempre molto sinceri con i clienti. Altrettanto importante poi, formare e coinvolgere tutto il personale al fine di incentivare le recensioni positive e cercare di prevenire quelle negative. Abbiamo in passato approfondito questi temi  qui .

Facebook: arrivano i post modificabili

Per ora disponibile solo per i profili privati, la nuova opzione sarà probabilmente estesa alle fan page

Al momento la novità interessa i profili privati, ma è molto probabile che venga presto estesa anche alle fan page. Parliamo della nuova opzione “modifica” che compare se cliccate sul menu a tendina in alto a destra di ogni post.
Era da tempo che si attendeva l’introduzione di questa opzione. Fino ad oggi, infatti, se ci si accorgeva che un post già pubblicato conteneva un errore o un refuso, c’erano solo due possibilità: o lasciarlo così com’era, o eliminarlo e riscriverlo da capo (in questo caso, perdendo tutti i like, i commenti e le condivisioni ricevute). Mentre Facebook ha da tempo reso possibile modificare i commenti ai contenuti, gli uomini di Zuckerberg si erano sempre dichiarati restii a fornire la possibilità di modificare i post: il timore è sempre stato quello di un uso improprio dell’opzione, ovvero di un cambio sostanziale del senso di un post in base alle discussioni ed alle reazioni da esso generate. Per contrastare questo fenomeno, Facebook aggiunge la scritta “modificato” ogni volta che si apporta una modifica ad un post. Cliccando sulla scritta, inoltre, è possibile visualizzare una cronologia delle modifiche apportate (così come avviene da tempo su Google+).
Modificare un post è molto semplice. Occorrre aprire il menu a tendina cliccando sulla freccia che compare in alto a destra di ogni post. Quindi, cliccare sull’opzione “modifica”. A quel punto si apre un campo di testo nel quale è possibile apportare le modifiche o le correzioni necessarie, e ripubblicare il post stesso.
Come detto, per ora l’opzione è limitata ai profili privati, ma verosimilmente verrà a breve estesa alle fan page. E a quel punto non ci saranno più scuse: tolleranza zero per i refusi (dai semplici errori di battitura, ai problemini di ortografia, magari con termini stranieri). D’altra parte, se è vero che il social media marketing insegue modelli di comunicazione più schietta e meno patinata rispetto al web 1.0, è altrettanto innegabile che l’attenzione ad una comunicazione corretta e la correzione degli errori, anche di quelli più banali (in cui capita di incorrere, per esempio, scrivendo da dispositivi mobile), non può che far piacere a chi legge.

lunedì 23 settembre 2013

Google+ Local: ecco come fare


Un piccolo vademecum per configurare al meglio la pagina della propria struttura

A Mountain View, evidentemente, credono molto in Google+. Tanto che le novità inerenti il social della Big G sono praticamente continue. Una delle più interessanti dell’ultimo anno, per quanto riguarda l’area business e le ricerche local, è stata la migrazione dalle vecchie pagine Google Places, alle nuove Google+ Local. Molti gestori di strutture ricettive, tuttavia, non hanno ancora effettuato il passaggio. Vediamo ora come fare, in pochi passi.
Innanzitutto, è necessario avere un account gmail, ed essere iscritti a Google+ con un normale profilo privato, come quello di Facebook. A questo punto, occorre cercare la scheda della propria struttura (se c’è) su Google Maps. Una volta trovatala, si clicca su “Gestisci questa Attività”. In breve tempo, Google invia una cartolina con un codice di verifica. Reclamata la scheda, è possibile associarla ad una nuova pagina Google+, completa di tutte le informazioni e le immagini della struttura. A questo punto, le medesime saranno visibili anche sulla pagina Local da parte di chi vi accede tramite Maps.
In teoria è tutto molto semplice, in pratica la cose si complicano un po’. Noi stessi, durante le prove, abbiamo constatato che utenti diversi visualizzano grafiche e menu differenti relativi alle proprie pagine. Il problema è che Google sta lentamente compiendo il passaggio al nuovo sistema delle pagine Local, e questo non avviene in contemporanea per tutti. Quindi alcuni utenti potrebbero già visualizzare la nuova grafica, e non avere problemi a seguire le istruzioni. Altri, potrebbero ancora visualizzare il vecchio Places. In questo caso, non resta che pazientare ed attendere il proprio turno.
L’importanza dell’operazione è in ogni caso evidente. Google+, in tutte le sue estensioni, si sta sempre più affermando come strumento per migliorare la visibilità on line e la brand reputation della propria struttura. Inoltre, la continua ascesa del mobile fa delle ricerche di prossimità una strategia di marketing fondamentale per il prossimo futuro. Ecco quindi che le pagine Local diventano uno snodo cruciale. In attesa di altre novità.

Web marketing su Twitter: qualche consiglio

Ostico per molti, il social degli uccellini può rivelarsi utile. A patto che…

O lo ami o lo odi. Twitter non conosce mezze misure e divide il popolo della rete tra coloro che lo utilizzano in maniera compulsiva, e quelli (la maggior parte) che hanno un rifiuto fisiologico verso hashtag, menzioni e retweet. E che di conseguenza non prendono nemmeno in considerazione l’idea di utilizzarlo come strumento di web marketing per la propria attività.
In realtà anche Twitter, se usato bene, può essere uno strumento utile per un hotel, un ristorante, un agriturismo o un B&B. Innanzitutto, ovviamente, è fondamentale superare lo scoglio iniziale: l’Uccellino Blu tende a risultare ostico per chi è alle prime armi. L’utilizzo degli hashtag complica la lettura per chi non vi è abituato, ed il limite dei 140 caratteri può apparire troppo restrittivo. In realtà, una volta abituatisi, si scopre che tutto funziona in modo naturale. A questo punto, è fondamentale tenere bene a mente una vecchia regola, che vale per tutti i social (Facebook compreso): meglio pochi ma buoni. In altre parole, è poco remunerativo (oltre che dispendioso) dare la caccia ad un grande numero di persone per aumentare rapidamente il numero dei propri follower (qui in ogni caso, una guida rapida per chi volesse sperimentare gli annunci pubblicitari), se poi questa platea non è davvero interessata a ciò che abbiamo da dirle, e alla nostra attività. Molto meglio concentrarsi sul proprio orticello, far sì che i follower siano autentici e convinti sostenitori della nostra attività, e soprattutto curare il rapporto con loro.
Qui viene il bello. Cosa fare per ottimizzare le interazioni con i propri follower? Ricordiamo che un retweet equivale ad un condividi su Facebook: amplifica in modo esponenziale la visibilità di un tweet, e porta di conseguenza nuovi follower. Innanzitutto, occorre pensare al momento più adatto per twittare. Le Twitt List (TL) degli utenti sono infatti dei nastri trasportatori che scorrono velocissimi: un tweet viene trascinato in basso e scompare nell’arco di poco tempo, molto più in fretta di quanto avvenga su Facebook. La scelta del momento in cui twittare si rivela quindi strategica. Spesso, i momenti migliori sono pausa pranzo-primo pomeriggio, e ore serali prima e dopo cena. Ottimo momento, soprattutto per chi ha un’attività ricettiva, il venerdì pomeriggio, ed il week end in generale.
A questo punto, spesso, sorge un’altra domanda? Quanto Twittare? Alcuni utenti si convincono che per aumentare i propri follower occorre un gran numero di tweet giornalieri. Non è vero, anzi: twittare troppo può essere, come spesso accade, controproducente. 4 tweet al giorno possono bastare. L’importante è che ad essi segua la dovuta interazione: del resto se si chiamsa social network, un motivo ci sarà! Nulla è più antipatico di un’interazione cui segue il silenzio. Se un follower ci risponde, è fondamentale replicare a nostra volta. Se proprio siamo di corsa e non ci viene in mente nulla, c’è un comodo strumento che Twitter ci mette a disposizione: l’aggiunta ai preferiti (il simbolo della stella). “Stellinare” un tweet è un po’ l’equivalente del like messo ad un commento ad un post su Facebook: consente di ringraziare quell’utente per aver partecipato ad una nostra discussione.
Ma quali regole seguire per la scrittura dei Tweet? Innanzitutto, sebbene oggi vadano di moda e compaiano un po’ ovunque, è bene non esagerare con gli hashtag: non dimentichiamo che per molti costituiscono un ostacolo ad una lettura scorrevole, e risultano graficamente fastidiosi. Fondamentali sono poi lo stile e la correttezza grammaticale e sintattica: il limite dei 140 caratteri non è una scusa per esagerare con le abbreviazioni, e gli errori di battitura sono sempre fastidiosi.
Infine, meglio evitare di collegare gli account Twitter e Facebook. I due social network sono profondamente diversi, hanno regole differenti ed utenze con differenti abitudini. Raramente ciò che funziona su Twitter fa altrettanto su Facebook. Meglio quindi tenere gli account separati ed al limite usare Twitter, con una breve frase introduttiva e lasciata in sospeso, per incuriosire, come rampa di lancio per i post su Facebook, in modo da attrarre nuovi like e nuovi fan.
Ciò detto: le regole, sui social network, non sono mai ferree, e lo spazio per le eccezioni abbonda. Non resta che provare e sperimentare: più si riesce ad essere creativi, più si ottengono risultati.

giovedì 19 settembre 2013

Social e siti travel: non solo Facebook, Google+ e Pinterest guadagnano posizioni

Uno studio dell’agenzia Gygia rivela che la percentuale di login e condivisioni su siti hospitality e travel effettuate con social diversi da Facebook è in forte crescita.

Non (più) solo Facebook. Gygia, agenzia che fornisce suite di strumenti per la gestione dei social e la loro integrazione con le piattaforme web dei propri clienti (tra cui molti attivi nel settore Hospitality e Travel), ha pubblicato i risultati di uno studio inerente le attività dei visitatori sui siti in questione nel periodo tra aprile e giugno di quest’anno. E le sorprese non mancano.
Per quanto riguarda i login, infatti, Facebook continua ad essere al primo posto con il 52% degli accessi social, ma Google+ guadagna addirittura il 24%, e Yahoo il 17%. Diversi i risultati inerenti la condivisione di contenuti: dopo il dominio di Facebook con il 50%, qui infatti emergono Twitter (24%) e Pinterest (16%). In questo caso Google+ si ferma al 2%, ed in effetti non è più un mistero che il social della grande G sia percepito più come un tool di utility che come una piattaforma di condivisione vera e propria. Pinterest, dal canto suo, si conferma il social network più utilizzato nell’ambito dell’ecommerce sharing (repetita juvant: la forza delle immagini).
Insomma, se Facebook resta il re dei social network, Google+, Pinterest e Twitter guadagnano terreno e sono sempre più utilizzati, ognuno con le proprie specificità. Un motivo in più per dedicarvi attenzione.

Facebook: arrivano i post embedded

E’ da poco disponibile la nuova funzione che permette di incorporare i post nel proprio sito o blog

Era nell’aria, e quest’estate la novità è finalmente arrivata. E’ ora possibile incorporare un post di Facebook (proveniente da una pagina o da un profilo privato, purché nelle impostazioni di privacy sia selezionato “pubblico”: i contenuti pubblici, infatti, sono visibili a chiunque, anche a chi non è iscritto a Facebook) direttamente in un sito web o in un blog esterno.
Farlo è molto semplice: è sufficiente cliccare sull’icona a freccia in alto a destra sul post che si vuole incorporare. Dal relativo menu a tendina, cliccare sulla voce “incorpora post”, quindi copiare il codice che compare ed incollarlo (o farlo incollare dal webmaster) sul sito o blog di riferimento.
A questo punto, il post sarà visibile direttamente da lì, ed i visitatori potranno cliccare mi piace o condividere il post direttamente dal sito dove è stato incorporato. Se invece vorranno commentarlo o cliccare su un hashtag, verranno indirizzati direttamente alla pagina (o profilo) Facebook di riferimento.
Qui una breve ma chiara guida a riguardo, in inglese, pubblicata direttamente dal team Facebook:
E’ evidente come Facebook cerchi, tramite questo servizio, di espandere ulteriormente il proprio già ampio pubblico, rendendo visibili i propri contenuti anche all’esterno e a persone non iscritte al social network. Appare subito altrettanto chiaro, tuttavia, come si tratti di un’opportunità interessante anche per chi gestisce una fan page collegata ad un sito web, magari di una struttura ricettiva. Sappiamo bene, infatti, come un’integrazione spinta tra le due piattaforme ed i loro contenuti aumenti il tasso di conversione dei contatti in richieste vere e proprie. Come sempre, quindi, non resta che sperimentare le novità.

lunedì 9 settembre 2013

Wi Fi gratuita e prenotazioni: un servizio ormai indispensabile

Diverse inchieste hanno recentemente dimostrato l’importanza di avere una wi fi gratuita nella propria struttura per incrementare le prenotazioni

Wi fi, croce e delizia delle strutture ricettive italiane. Da un lato, i recenti sviluppi in materia inseriti nel Decreto del Fare emanato dal Governo in carica hanno riportato alla luce tutte le contraddizioni ed i limiti della legislazione italiana a riguardo. In un primo momento, è parso addirittura che l’Esecutivo intendesse ripristinare le condizioni previste dal Decreto Pisanu (obbligo di tracciabilità per ogni dispositivo che si connette alla wi fi); in un secondo momento, a seguito della vibranti proteste emerse da una larga fetta dell’opinione pubblica, il Governo ha fatto marcia indietro: tutto resta come prima. Ovvero: nessun obbligo di tracciabilità ma (e questo viene generalmente taciuto dai Media che si occupano della vicenda) responsabilità da parte del gestore della struttura ricettiva che mette a disposizione il wi fi, sulle attività on line da parte dei dispositivi connessi. Il che suggerisce che prevedere un login in grado di identificare le connessioni sia una pratica comunque consigliabile.
Lasciando da parte le beghe normative, quanto è importante avere oggi una wi fi gratuita all’interno della propria struttura ricettiva? A quanto pare, molto. Anzi, sempre di più. Lo raccontano due recenti inchieste condotte da Trivago e Intercontinental Hotel Group (IHG). Il primo ha sondato le ricerche on line di 30.000 italiani che stavano cercando una destinazione per le proprie vacanze estive, tramite un’elaborazione statistica dei filtri di ricerca utilizzati per la scelta della struttura ricettiva preferita. Ne è emerso che il wi fi gratuito è stato uno dei parametri più ricercati, secondo solo al parcheggio interno e davanti a ristorante, piscina e possibilità di portare animali. Tra i giovani, poi, il wi fi viene dato praticamente per scontato, ed in generale il servizio è considerato un must per un viaggiatore su 4.
Se un tempo, inoltre, il wi fi era ritenuto importante solo per la clientela business, oggi non è più così. Lo dimostra la ricerca condotta da IHG su 10.000 viaggiatori per lavoro in tutto il mondo. Ebbene, i risultati sono abbastanza sorprendenti: la maggior parte degli utenti, sebbene si trovasse in struttura per lavoro, non cercava il wi fi per ragioni lavorative, bensì per rimanere in contatto con i propri cari. L’aspetto social, evidentemente, è ormai irrinunciabile nelle vite di parecchie persone, sempre ed ovunque. Per il 61% dei viaggiatori, la presenza di una connessione è stata valutata più importante di TV o frigobar in camera. Il 44% ha affermato di aver insegnato a genitori ed addirittura nonni ad utilizzare servizi di chat come Skype, per poter restare costantemente in contatto. La stessa percentuale ha dichiarato di utilizzare servizi di messaggistica istantanea per poter vedere il proprio animale d’affezione rimasto a casa.
Insomma: il wi fi gratuito è sempre più irrinunciabile per un target di clienti sempre più ampio. Non resta che augurarsi che il Legislatore ne prenda atto ed emani un quadro normativo finalmente all’altezza di quelli del resto d’Europa.

Google, SEO e ranking: tutto dipende dalla soddisfazione degli utenti

Recenti studi mostrano come funziona l’algoritmo di ricerca che premia i siti che hanno soddisfatto gli internauti

I reali meccanismo di funzionamento di Google, si sa, sono un po’ come la ricetta della Coca Cola: se ne parla, se ne favoleggia, ma nessuno, a parte gli ingegneri che se ne occupano, sa realmente cosa accade quando effettuiamo una ricerca. Un recente volume di Stephen Levy (In the Plex, qui su Amazon) suggerisce alcune interessanti considerazioni. Secondo Levy, gli sviluppatori di Google continuano a migliorare le prestazioni dei loro algoritmi osservando il grado di soddisfazione degli utenti durante le ricerche. Si tratta ovviamente di misurazioni molto complesse, ma alcuni dei parametri fondamentali sono abbastanza intuitivi. Levy parla infatti di “click lungo”: un click effettuato da un utente su uno dei risultati di ricerca (di solito uno dei primi nella SERP), in seguito al quale non è più tornato indietro per continuare la ricerca: evidentemente, ha trovato ciò che cercava. L’internauta che viceversa clicca su un risultato per poi tornare subito indietro, visitare un altro risultato o addirittura modificare le parole chiave della ricerca, evidentemente non è soddisfatto di quella appena effettuata e dei risultati che ne sono scaturiti.
Panda sonda costantemente tutti i siti indicizzati, alla ricerca dei livelli di soddisfazione che generano negli internauti. Più un sito soddisfa le aspettative di chi lo visita, più Panda lo premia migliorandone il ranking. I risultati vengono aggiornati ogni poche settimane.
Appare evidente a questo punto che avere un sito che soddisfa questi parametri è quantomeno desiderabile. Ma come si fa a sapere se il sito della propria attività o struttura sia in linea con quanto richiesto da Google? A Mountain View hanno pensato anche a questo, ed hanno creato un sondaggio di customer satisfaction da inserire nel proprio sito web (per ora è solo in inglese ma è gratuito e lo si trova qui ). Il tool contiene alcune semplici domande a cui visitatori che lo desiderano possono rispondere, per consentire una misurazione del loro grado di soddisfazione o insoddisfazione nella navigazione del nostro sito. Le domande sono standard, ma Google consente di inserirne di personalizzate (ad oggi solo in USA, Canada e Gran Bretagna) al costo di un centesimo di dollaro USA a risposta.
Oltre a questo, ci sono altri parametri che vengono tenuti in considerazione da Google per determinare il ranking di una pagina. Come l’assenza di barriere (l’apertura di un pop up di registrazione, così come tutto ciò che implica click aggiuntivi, risulta deleterio per la user experience del navigatore), o la velocità di caricamento.
Insomma, si può concludere che evidentemente esistono due tipi di SEO: quello rivolto ai robot, e quello rivolto agli internauti in carne ed ossa. E, per quanto simili, non è detto che si sovrappongano perfettamente. Il secondo è inevitabilmente più ricco di dettagli, di sfumature, di informazioni preziose per noi, per il nostro sito e anche per Google.

lunedì 22 luglio 2013

Google Penguin 2.0 : ecco cosa cambia

Il motore di ricerca lancia l’ultima versione del proprio algoritmo. Cosa succede alle SERP? E come devono regolarsi per il proprio sito i gestori di strutture ricettive?

I contenuti sono la chiave di tutto. E’ ciò che ci dice Matt Cutts, sviluppatore Google, in questo video, in cui annuncia le novità dei prossimi mesi riguardo Penguin 2.0, l’ultima versione dell’algoritmo di ricerca elaborata a Mountain View.
La tendenza è infatti quella di privilegiare, in termini di posizionamento, i siti che presentano contenuti originali, nuovi e ritenuti di qualità dall’algoritmo del motore di ricerca. Cutts preannuncia nuovi e sempre più raffinati strumenti semantici per scovare e premiare i siti con questo tipo di contenuti, anche per aree tematiche. E non a caso, una delle aree che cita è “travel”.
Cosa implica tutto ciò per chi gestisce una struttura ricettiva, con il relativo sito web? Implica che se si vuole ottimizzarne il posizionamento, occorre prestare sempre maggiore attenzione ai testi, ai termini utilizzati, ai tag. Soprattutto, occorre generare contenuti nuovi e non copiati da altre fonti.
Un altro punto su cui Matt Cutts si sofferma riguarda i link. A quanto pare, Google dichiara guerra ai siti che puntano sul numero di link in entrata per il proprio SEO. D’ora in avanti, evidentemente, premierà di più un solo link da un sito esterno ben posizionato, rispetto a molteplici collegamenti provenienti da fonti di dubbia qualità.
Cosa fare in questo caso? Senza dubbio occorre controllare periodicamente, oltre ai link presenti sul proprio sito, anche i link al proprio sito presenti sul web. Siamo certi che ci portino sempre dei vantaggi? Senza dubbio, in questo senso, appare sempre più utile l’apertura di un blog della struttura, in cui generare contenuti sempre nuovi ed originali, da linkare al sito web.
Matt Cutts di Google preannuncia anche ulteriori ed importanti cambiamenti nei prossimi mesi. A quanto pare, a Mountain View vogliono affinare sempre più le armi del proprio motore di ricerca. Che sia un modo per rispondere alla concorrenza del rivoluzionario (ne abbiamo parlato qui ) Graph Search di Facebook?

Mobile e accessi al sito: la situazione

Una ricerca dell’agenzia inglese Nucleus rivela le ultime tendenze in fatto di visite ai siti web di strutture turistiche realizzate da dispositivi mobile

Il fenomeno mobile, si sa, non è più una novità. Ne abbiamo parlato diverse volte, tra cui qui : il numero di accessi al web da dispositivi mobile sta superando nel mondo quello da pc. E uno degli utilizzi più comuni in chi accede a internet da smartphone o tablet sembra essere proprio la ricerca di destinazioni per i propri viaggi. Questo, com’è ovvio, comporta un’attenta riflessione da parte delle strutture turistiche, che va dalla domanda se creare una versione mobile del proprio sito (http://bit.ly/1601ETj ) al quesito su quale strumento utilizzare a questo scopo tra sito mobile, web app e app nativa (http://bit.ly/Ve42ol ). Per districarsi in questo dedalo di possibili soluzioni, è senz’altro utile conoscere le tendenze dei propri clienti (o potenziali tali).
L’agenzia inglese Nucleus ha effettuato uno studio che si propone di andare proprio in questa direzione: se conosco usi e costumi degli utenti-clienti, posso fornire loro soluzioni che ben si adattano alle loro esigenze, e di conseguenza intercettarli con maggiore efficacia. La ricerca ha preso in esame 10 siti web che si occupano di viaggi, per un volume di 1.700,000 visitatori unici al mese.
La prima riflessione riguarda il target di riferimento di ogni struttura, e di conseguenza del suo sito web: ciò che vale, per esempio, per l’hotel posto in pieno centro in una grande città, non è affatto detto che valga anche per un piccolo agriturismo di campagna. Idem per le strutture che puntano su una clientela business, o per quelle di lusso.
In generale, in ogni caso, a dominare il mercato degli accessi da mobile sono ancora i dispositivi Apple, con oltre il 70% del mercato, sebbene la famiglia Android abbia incrementato notevolmente la propria presenza nell’ultimo anno. Alcuni dati interessanti: tra i siti che hanno come target di riferimento una clientela di alto livello, con propensione al lusso, è un forte crescita l’accesso tramite iPad; mentre i siti web destinati (anche) ad una clientela business resiste una discreta percentuale di accessi da Blackberry.
Insomma: comprendere usi e costumi della propria clientela di riferimento aiuta a capire di quali strumenti dotarsi per andare incontro alle loro esigenze. Monitorare gli accessi al sito della propria struttura tramite Google Analytics e verificare quali dispositivi mobile vengono utilizzati, è ormai una pratica che dovrebbe essere adottata da tutti. Anche per pianificare le prossime campagne pubblicitarie di Adwords.

lunedì 15 luglio 2013

Gli Hashtag e i social: come utilizzarli?

Dopo lo sbarco su Facebook si possono utilizzare ormai ovunque, ma con qualche differenza

Hashtag, che passione. Dopo l’approdo su Facebook (ne abbiamo parlato qui  e qui ) il simbolo # sta spopolando come modo per raggruppare le discussioni per aree tematiche e, nell’ambito del social media marketing, come tecnica per ottenere visibilità. Nel precedenti articoli abbiamo già analizzato la questione in relazione a Facebook, ed abbiamo messo in luce vantaggi e possibili svantaggi di un loro utilizzo non corretto. Ora ci concentreremo su un altro aspetto: gli hashtag sono ormai utilizzabili su tutti i principali Social Network: oltre a Twitter ed a Facebook, li si può trovare anche su Google+, Instagram, Pinterest. Tuttavia sappiamo bene come ogni Social abbia una propria anima, con uno specifico modo di essere utilizzato dai propri utenti, che spesso sono anch’essi differenti da quelli degli altri Social. Questo ci porta a pensare che probabilmente anche un utilizzo ottimale degli hashtag non possa che essere differente sui vari Social Network. Vediamo di capire come.
Di Facebook abbiamo già detto. Molto probabilmente, gli hashtag diventeranno uno strumento in più per le campagne pubblicitarie. Qui possiamo aggiungere che, al fine di aiutare gli utenti-inserzionisti nella scelta, probabilmente sarà utile inserire, come già fa Twitter, la classifica dei trendtopics del momento.
Twitter è il Social che ha reso celebri gli Hashtag. Qual è la sua particolarità? La velocità. Il social dei cinguetti è il posto ideale dove essere aggiornati in tempo reale su tutto ciò che accade nel mondo e sulle ultime tendenze. Qui è d’obbligo utilizzare gli hashtag d’attualità: se è in corso un evento enogastronomico e voi ci siete, twittate ciò che state facendo, magari aggiungendo una foto, ed utilizzate l’hashtag contenente il nome dell’evento.
Su Google+ il discorso è profondamente diverso. Come sappiamo (http://bit.ly/12PKllE ) è importante essere presenti con la propria pagina aziendale sul Social di Mountain View non tanto per catturare l’attenzione degli utenti e potenziali clienti (che su Google + non ci vanno), bensì ai fini di posizionamento e di visibilità on line. Ecco quindi che diventa cruciale l’utilizzo di hashtag che aiutano un’ottimizzazione della propria identità, ed il raggiungimento di quegli obiettivi. Molto spesso, quindi, si tratta delle stesse parole chiave che abbiamo utilizzato sul sito web.
Instagram, come sappiamo, è il social delle immagini in stile vecchie polaroid. E come abbiamo analizzato qui  è uno dei posti migliori dove fare visual storytelling, cioè raccontare per immagini cosa facciamo, cosa cuciniamo (su Instagram letteralmente spopolano le foto di piatti), i dietro le quinte, i momenti speciali come la vendemmia. Sarà quindi utile utilizzare hashtag relativi alle immagini che postiamo, evitando quelli troppo generici, che rischiano di perdersi nel mare del web.
Qualcosa di molto simile avviene su Pinterest: anche qui ci si racconta per immagini, quindi è utile utilizzare gli hashtag più pertinenti con ciò che si pubblica.
In conclusione: l’idea comune è di rafforzare, mediante gli hashtag, la propria identità on line ed il posizionamento semantico della propria attività. Quindi l’utilizzo degli hashtag sui vari Social Network dovrebbe seguire un’unica strategia, collegata anche alle parole chiave da utilizzare sul sito aziendale e ovunque ci sia una nostra presenza on line.