martedì 23 dicembre 2014

Facebook: gli errori da evitare

Alcuni tra gli sbagli più clamorosi in cui può incorrere chi fa social media marketing sul social di Zuckerberg
Avere una Pagina Facebook, per chi gestisce una struttura ricettiva, è ormai la norma. Ma quanti sanno davvero usarla? Ecco una lista degli errori più clamorosi da evitare se si vuole avere successo sul social di Menlo Park:
-Pensare solo a vendere. L’abbiamo detto e ripetuto: i social network non sono il luogo adatto a vendere. Soprattutto, gli utenti dei social odiano essere bombardati da messaggi commerciali (lo sono già ovunque, del resto). E’ quindi bene rispettare la regola aurea del 2/10 (non più di due contenuti con finalità promozionali ogni 10 pubblicati)
-Chiedere like. Domandare ai propri fan di cliccare il fatidico “mi piace” sotto a un post è un po’ come rincorrerli per strada con la torta appena preparata in mano supplicandoli di assaggiarla: ridicolo, poco professionale, e soprattutto dà l’idea che abbiamo un bisogno disperato di vendere. Non esattamente il massimo, insomma.
-Non rispondere. Questo dovrebbe essere ormai scontato, ma per sicurezza lo ripetiamo: come si suol dire, repetita juvant. Rispondere a commenti, domande e anche critiche è assolutamente fondamentale, ed è importante farlo nel minor tempo possibile. Se non si ha tempo di fornire subito una risposta dettagliata, si può sempre rispondere in modo stringato chiedendo di pazientare qualche ora.
-Usare un profilo privato invece della Pagina. Siamo davvero all’abc, ma anche in questo caso è bene ripeterlo: per una serie di motivi, il profilo privato non va bene per gestire la presenza su Facebook di una struttura o un’attività. Lo strumento idoneo per farlo è sempre e solo la Pagina Fan.
-Scrivere in maiuscolo. Anche in questo caso dovremmo essere di fronte all’ovvio, ma purtroppo accade spesso di leggere interi post scritti in maiuscolo, ed è terribile. E’ una delle regole base della netiquette: scrivere in caratteri maiuscoli equivale a urlare. Dà l’idea di un tono aggressivo, dell’alzare la voce per farsi sentire sovrastando gli altri. Un atteggiamento davvero pessimo e da evitare.
-Far gestire la Pagina ad un esterno. Il social media marketing è diventato un business, e molti, fiutato l’affare, ci si sono buttati. Spesso, però, con competenze quantomeno dubbie. Il mercato è pieno di sedicenti guru che garantiscono risultati mirabolanti se affideremo a loro la gestione della Pagina fan della nostra struttura. Ovviamente, dietro compenso. Ecco: non fatelo. Anche nel caso in cui chi vi propone il servizio sia davvero bravo, se non vive la vostra struttura tutti i giorni non sarà in grado di comunicarne l’essenza, la quotidianità. Abbiamo spesso ribadito l’importanza di raccontare i dietro le quinte, magari con uno scatto fatto al volo con lo smartphone e pubblicato all’istante. Chi sta in un ufficio a chilometri da voi non sarà mai in grado di catturare questi momenti e di raccontarli con la genuinità e l’immediatezza che la comunicazione social richiede. Piuttosto, meglio essere preparati e partecipare ad un corso di formazione (fatto da professionisti).

Facebook e i post personalizzati per aree di interesse

Una nuova rivoluzionaria funzione permetterà di rendere visibili determinati contenuti soltanto a coloro tra i fan che ne sono davvero interessati
Il news feed di Facebook, si sa, è sempre più saturo. La competizione è sempre maggiore, e ciò ha portato ad una drastica riduzione della visibilità dei post delle pagine, che oggi si aggira tra il 3 ed il 6%. C’è però il rovescio della medaglia: lo scopo di Zuckerberg e i suoi, in fondo, non è altro che ottimizzare la user experience degli utenti. Ovvero, far vedere ad  ognuno i contenuti che gli interessano veramente, e di conseguenza incrementare il numero di interazioni (mi piace, commenti e condivisioni) per ogni singolo contenuto.
Sembra essere – a ragione – una vera ossessione, questa, per il team di Menlo Park, ed è per questo che sta per arrivare una nuova funzione, finora riservata agli annunci a pagamento, che rivoluzionerà il modo di pubblicare contenuti da parte delle Pagine: la pubblicazione di post mirati per aree di interesse.
Facciamo un esempio: supponiamo di gestire una struttura che produce marmellate biologiche e al contempo ha un maneggio. Non tutti i nostri clienti che vengono a cavalcare potrebbero essere interessati anche e alle prime, e viceversa. Con il nuovo strumento, in pratica, dopo aver scritto il post e prima di pubblicarlo, sarà possibile cliccare sull’apposita icona del mirino e selezionare l’opzione “interessi”: a questo punto, un po’ come accade per gli annunci a pagamento, si possono inserire una o più aree (semantiche) d’interesse. Mentre lo si fa, viene mostrato il numero di fan potenzialmente raggiungibili. Vien da sé che l’opzione è interessante a patto che si abbia un buon bacino di fan. Una Pagina con poche centinaia di like vedrebbe ben presto restringersi il pubblico virtuale a poche decine di persone.
L’utilizzo ottimale di questo nuovo strumento può portare vantaggi tangibili, perché non fa che soddisfare il mantra di Zuckerberg e i suoi: fornire ad ogni utente contenuti di qualità e attinenti ai suoi interessi. E le Pagine che lo fanno, si sa, vengono premiate in quanto a visibilità dei post. Questa volta, gratis.

Il blog Pro-Muoviti e la Newsletter torneranno con i nuovi articoli dopo le Feste. Il team E-Guides vi augura un sereno Natale e un felice Anno Nuovo.

lunedì 15 dicembre 2014

Facebook e post delle Pagine: come avere più visibilità

La percentuale di fan che si raggiungono con un post organico è scesa al 3-6%: alcuni trucchi per aumentarla
Il bello di Facebook è che è gratis. Lo si è ripetuto come un mantra per anni, ma oggi, a quanto pare, le cose non stanno più così. Già, perché stando alle statistiche più recenti, la percentuale di fan raggiunta mediamente attraverso un post organico (cioè non a pagamento) pubblicato dalla propria Pagina oscilla tra il 3% ed il 6%. Una miseria. Vien da sé che con percentuali così striminzite, creare engagement diventa una chimera. Facebook, insomma, sta spingendo in modo sempre più deciso i gestori delle pagine a ricorrere alle soluzioni a pagamento (post sponsorizzati). Alla faccia, come dicevamo, del “Facebook gratis”.
C’è tuttavia qualche trucco a cui possiamo ricorrere per aumentare la visibilità dei nostri contenuti, senza metter mano al portafogli. Innanzitutto, limitare al minimo indispensabile i post promozionali, ovvero quelli in cui invitiamo gli utenti ad acquistare un prodotto o servizio o a scaricare un’applicazione; quelli dove li spingiamo a partecipare ad una promozione o concorso non contestuali alla pagina; e quelli infine che sono una replica identica di contenuti utilizzati per una campagna pubblicitaria. Se riguardo a questo tipo di post c’è sempre stata la regola aurea del 2/10 (non più di due post promozionali ogni 10), oggi forse vale la pena considerare l’idea di ridurre ancora questa quota, poiché Facebook ha annunciato che da gennaio ridurrà ulteriormente la visibilità dei post considerati promozionali rispetto a quelli che non lo sono.
Conviene poi prestare attenzione al format che diamo ai nostri contenuti. Si sa, infatti, che Facebook assicura una buona visibilità ai post che contengono link esterni (contrariamente a quanto faceva una volta). Ma si sa anche che un conto è la visibilità, un altro il numero di interazioni prodotte, ed il tipo di contenuto che ne genera di più sono notoriamente le immagini. Conviene quindi confezionare dei post che contengono un link (tipicamente al sito della struttura) ed un’accattivante immagine d’anteprima, che stuzzichi l’utente e lo incuriosisca a cliccarci su.
Sembra poi che gli album contenenti più immagini abbiano performance migliori della singola fotografia. Può quindi essere utile pubblicare di tanto in tanto dei mini-album (non più di 6-7 fotografie) a tema.
Creare engagment è lo scopo principale della pagina, ed uno dei modi migliori per farlo è invitare direttamente i fan ad interagire. Creare post con domande, sondaggi, quiz. Spingerli ad esprimere il proprio parere. Per esempio: chiedere loro con quale vino prodotto dalla struttura abbinerebbero uno dei piatti preparati dalla cucina.
Infine: Zuckerberg e i suoi stanno spingendo sempre più i contenuti video, soprattutto quelli caricati direttamente su Facebook (ovvero non condivisi tramite Youtube o altre piattaforme). Vale la pena provarci: si sa, dopotutto, che i social sono il luogo della comunicazione informale; un video di successo può quindi essere anche girato con lo smartphone e condiviso al volo. I risultati possono essere sorprendenti.
Insomma, le novità, come sempre, non mancano. Non resta che tenersi aggiornati e sperimentare.

Google aiuta chi scrive bene

Gli ultimi algoritmi del motore di ricerca, sempre più sofisticati, premiano chi scrive di uno specifico argomento con un lessico appropriato
Gli algoritmi di Google, si sa, sono come la ricetta della Coca Cola: nessuno sa esattamente cosa ci sia dentro. In seguito ai più recenti aggiornamenti si possono trarre però alcune conclusioni, e sono considerazioni piuttosto interessanti.
Innanzitutto, Google premia i contenuti originali. Dove per originali si intendono quelli che non si trovano spesso nel web, ovvero quelli rari, di nicchia. “Centro benessere con vino terapia e bagno nel fieno” ha più successo di un generico “centro benessere” e basta, per intenderci. Diventa quindi centrale la scelta di ogni singolo termine, di ogni sinonimo e correlazione.
Stiamo parlando, insomma, di parole chiave. Sulle quali è bene spendere un paio di dritte. Innanzitutto, non conviene esagerare. Infarcire un testo di parole chiave ripetute in continuazione non funziona, perché il testo stesso suona artificioso: Google se ne accorge e lo penalizza. Il lessico deve sempre apparire naturale, con il giusto numero di parole chiave al proprio interno. E invece importante che queste siano inserite nel corpo del testo più che nel footer o in altre parti della pagina, anche in considerazione del fatto che nelle visualizzazioni da mobile le parti accessorie vengono spesso tagliate.
Forse non tutti sanno, inoltre, che Google valuta in modo estremamente negativo gli errori di battitura e di grammatica, in quanto giudicati sintomo di sciatteria e poca cura. Vale sempre, quindi, la vecchia regola che ci hanno insegnato alle elementari: dopo aver scritto un testo, rileggerlo con attenzione (anche due volte).
Google, per concludere, si sta muovendo a passi sempre più spediti verso la cosiddetta ricerca semantica: non più semplice correlazione tra parole chiave, bensì tra aree del linguaggio, insiemi di termini legati tra loro, gruppi di contenuti. Ciò implica una maggiore attenzione nella composizione del linguaggio, ma anche una maggiore visibilità per chi lo fa bene.

martedì 9 dicembre 2014

Live twitting, come farlo al meglio

Qualche dritta su come lanciare un evento mediante cinguettii e hashtag

State organizzando un evento, una serata speciale, un incontro nella vostra struttura? Avete pensato di lanciarlo su Twitter? Chi usa il social dei cinguetii sa che i suoi utenti amano essere sempre sul pezzo, aggiornati su ciò che sta succedendo. Se lo utilizzate per il social media marketing della vostra struttura ricettiva, quindi, fare un live twitting in occasione di un evento speciale può essere un buon modo per promuoversi. Ma come farlo al meglio?
Per prima cosa, sarà opportuno creare un hashtag ad hoc. Il che è meno banale di quanto possa sembrare: generare un hashtag che funzioni, ovvero che diventi virale, richiede alcuni accorgimenti. Dovrebbe infatti contenere sia un riferimento all’evento, che uno alla struttura; non dovrebbe essere troppo lungo, piuttosto facile da ricordare, meglio se accattivante ed ironico. Di solito, un hashtag che contiene pezzi di parole legate tra loro rappresenta la soluzione migliore.
Una volta trovato l’hashtag giusto, è il momento di iniziare a twittare per promuovere l’evento. Sarà bene iniziare a farlo qualche giorno prima, ma senza esagerare, per non intasare le time line dei propri follower, e al momento giusto: gli orari della giornata in cui gli utenti accedono maggiormente a Twitter sono attorno alle 9 del mattino, il primo pomeriggio e l’ora prima di cena.
Una volta che l’evento ha inizio, ha luogo il live twitting vero e proprio. Anche in questo caso, occorre stare attenti a non esagerare; retwittare ciò che dicono gli utenti che partecipano può essere un buon modo per fare engagement e mantenere vivo l’interesse. Twitter non è il social delle immagini, ma in occasione di eventi speciali pubblicare foto durante lo svolgimento può essere utile.
Infine, è importante curare la fase post-evento. Ringraziare chi ha partecipato per creare ancora engagement, svelare un dietro le quinte con qualche dettaglio e qualche foto inedita.
In ogni fase, è importante cercare di coinvolgere gli utenti più attivi e gli influencer. Soprattutto, utilizzare il taglio informale, diretto ed ironico tipico della comunicazione social, specie di Twitter.
Se saremo stati bravi (e avremo avuto un pizzico di fortuna), avremo dato al nostro evento una visibilità ed una copertura difficili da raggiungere in altro modo, il tutto a costo zero e con un minimo dispendio di tempo ed energie.


Cos’è Tripconnect Instant Booking, il nuovo servizio di Tripadvisor

Permette agli utenti di prenotare direttamente dal portale di recensioni, ed è a pagamento per le strutture

Book on Tripadvisor” è il nuovo tasto che compare, per le strutture che aderiscono al servizio, accanto alle altre informazioni. Cliccandoci su, l’utente ha ora la possibilità di prenotare senza lasciare il portale di recensioni.
Tecnicamente, a dirla tutta, non si tratta di un vero e proprio sistema di booking, in quanto a seguito del click da parte dell’utente la struttura riceve una semplice richiesta, alla quale può rispondere affermativamente, confermando la prenotazione, oppure negativamente. Le commissioni variano dal 12 al 15%.
Chi conosce Tripadvisor a questo punto può sollevare un’obiezione: che differenza c’è con Tripconnect cost per click, il servizio che permette di collegare il booking engine della propria struttura con il portale di recensioni? La differenza c’è, e non è nemmeno tanto piccola: con Tripconnect Instant Booking, infatti, a differenza che con l’altro strumento, non si pagano le commissioni per ogni click, ma solo per le prenotazioni andate a buon fine.
Tripconnect Instant Booking si configura quindi come uno strumento di prenotazione diretta, e fa di Tripadvisor un vero e proprio intermediario tra utente e struttura: un altro passo per il portale di recensioni verso la sua evoluzione a vera e propria OTA. Forte di numeri che nessun altro al mondo può vantare: 150 milioni di recensioni, oltre 280 milioni di visitatori unici al mese.
Insomma: Tripadvisor, sempre più difficile farne a meno.

martedì 2 dicembre 2014

Twitter: consigli pratici per l’uso

Divertente da usare e ideale per diffondere contenuti virali, spesso l’uccellino blu non viene percepito come utile ai fini del social media marketing. Ecco alcune dritte per usarlo con profitto

Twitter, più croce che delizia. La percentuale di strutture ricettive che lo utilizzano con profitto è decisamente bassa, e spesso il social dell’uccellino blu viene percepito come ostico, difficile da usare, al limite divertente ma poco utile. Ne abbiamo già scritto in passato, ed ora torniamo sull’argomento: se usata nel modo giusto, anche la piattaforma dei cinguettii può essere utile al piano di social media marketing di una struttura ricettiva.
Innanzitutto, Twitter si è fatto largo grazie alla vocazione, da parte dei suoi utenti, alla battuta sagace, al tweet fulminante e ad effetto. Ma non è detto che si debba far sorridere a tutti i costi. Anzi. Spesso, la chiave del successo è semplicemente essere utili. Fornire un servizio, di qualsiasi tipo, dal meteo alle informazioni su sagre e manifestazioni in zona, può attirare follower ed interazioni.
Proprio la capacità di stimolare engagement con il lettore sta alla base del successo su Twitter. Un buon modo di stimolarlo è fare domande brevi, secche, che richiedano pochissimo tempo per la risposta. I fill in the blank sono l’ideale: stimolano la creatività, spingono alla risposta e si compilano in un attimo.
Si è detto più volte che la comunicazione sui social non deve essere la stessa, patinata ed istituzionale, per intenderci da brochure, del sito. La regola vale anche per i video, che su Twitter sono molto utilizzati grazie all’app Vine, che consente di registrare e pubblicare i diffusissimi filmati da sei secondi. Anche un dietro le quinte realizzato con il telefonino e condiviso all’istante può diventare virale. Se aggiungiamo che il CEO di Twitter Dick Costolo ha recentemente dichiarato che presto arriverà la possibilità di condividere filmati lunghi più di sei secondi, vien da sé che i contenuti video su Twitter sono ben più che un vezzo.
Ma la vera regola aurea, in un social che vive sull’istantaneità delle conversazioni e che vede mutare in continuazione i propri trend topics, è essere sempre sul pezzo. Ne consegue che la tecnica che dà maggiori risultati nel raggiungere nuovo pubblico, e fare nuovi follower, è twittare la cosa giusta al momento giusto. Usare l’hashtag relativo all’inaugurazione di un evento mentre l’inaugurazione è in corso, parlare di una fiera mentre sta aprendo, twittare da una sagra in svolgimento, attirerà l’attenzione degli utenti di Twitter, sempre affamati di novità e notizie fresche.
Il gusto della battuta fulminante, si sa, è uno dei pilastri di Twitter. Il problema è che non siamo tutti Oscar Wilde. Ma ciò non significa che non possiamo citarlo. Ricorrere agli aforismi funziona sempre e assicura un buon tasso di retweet, ma non dimentichiamo le sacre regole della netiquette: citiamo sempre la fonte, o verremo severamente bacchettati.
Infine, due dritte. E’ stato dimostrato che i tweet che iniziano con una lettera maiuscola ottengono maggiori interazioni, perché vengono percepiti come breaking news. Così come si è notato che un link che conduce ad una risorsa esterna funziona meglio quando è inserito al centro del tweet, piuttosto che sul fondo come avviene di solito.
Insomma, le idee per twittare al meglio non mancano. Cosa aspettate?

Dire grazie tramite Facebook e Twitter: ora si può

Ringraziare sembra essere la tendenza del momento nel media marketing, e i due social hanno recentemente introdotto nuovi strumenti per farlo.

Il social media marketing, si sa, vive di tendenze e mode, più o meno passeggere. C’è stato il momento dello storytelling, quello del content marketing, ed ora pare la volta del “grazie”: ringraziare qualcuno per qualcosa è la tecnica individuata nelle stanze dei bottoni dei social network per creare engagement.
Ecco allora che Facebook e Twitter hanno lanciato, quasi in contemporanea, i loro strumenti per dire grazie. Il social di Zuckerberg ha sviluppato un tool che consente appunto di ringraziare qualcuno tramite un video, utilizzando un paio di format ed inserendo, ove presenti,
con quel medesimo utente. L’intento è chiaro: fare leva su un passato emozionale e sui ricordi per creare ulteriore engagement.
Twitter, dal canto suo, sfrutta la ricorrenza del Thanksgiving per lanciare un’infografica in cui elenca i possibili modi di dire grazie con un tweet.


A parte il gusto quanto meno dubbio, almeno agli occhi di noi europei, dell’infografica, Twitter poi elenca una serie di tweet da parte di personaggi famosi, come Alicia Keys o LeBron James (le spunte blu a fianco del nome significano che si tratta di account ufficiali e verificati), che ringraziano qualcosa o qualcuno, a testimonianza del fatto che “dire grazie” è la tendenza del momento sui social media.
Può davvero servire tutto questo per il piano di social marketing della nostra struttura? Difficile dirlo. Però occorre essere sempre aggiornati sulle ultime mode. E ringraziare.

lunedì 24 novembre 2014

Social Network e contenuti: dove pubblicare cosa

Ogni Social ha un pubblico differente ed un tipo di utilizzo diverso: diversificare i tipi di contenuti da pubblicare sulle varie piattaforme può essere una buona strategia

Social che vai, usanze che trovi. Si sa: ogni piattaforma ha utenti differenti dalle altre, che a loro volta la utilizzano in modo diverso. Per questo, può capitare che un post efficace su Facebook non funzioni affatto su Twitter, e viceversa. Insomma: differenziare i tipi di contenuti da pubblicare sui vari Social Network può essere una buona strategia da adottare all’interno del nostro piano di Social Media Marketing.
Per questo, quelli di Social Network Point hanno pubblicato l’infografica che riportiamo in fondo all’articolo, in cui compaiono alcuni suggerimenti su “dove” pubblicare “cosa”. Su Facebook, per esempio, vanno bene le foto “dietro le quinte”, le citazioni, i “fill in the blank”. Condividere articoli di blog o newsletter funziona sia su Facebook che su Twitter, che però è il Social dove è bene essere sempre sul pezzo: via libera dunque a notizie, articoli interessanti, aggiornamenti su eventi in corso e, perché no, i video di sei secondi tramite la celebre applicazione Vine. E per quanto riguarda Pinterest? Immagini, ovvio, ma non solo: anche qui possiamo infatti pubblicare video, le infografiche che vanno tanto di moda o altri tipi di contenuti visuali.
L’elenco completo nella tabella sottostante.


Visual Storytelling: ecco gli strumenti per farlo bene

Un elenco di tools per raccontare al meglio le nostre storie attraverso le immagini

Lo storytelling, si sa, può essere la chiave del successo, nel web 2.0. Ancora di più il visual storytelling, ovvero il raccontare storie tramite immagini, che sui Social Network sono spesso il modo di comunicare più immediato ed efficace.
Per questo, qui di seguito riportiamo alcuni tool per fare visual storytelling al meglio.
Innanzitutto, Exposure: immediato da utilizzare, possiede un notevole impatto visivo che consente di creare storie dotate di grande forza comunicativa. Unico problema: con l’account base, che è gratis, se ne possono sviluppare solo tre. Per continuare, è necessario passare all’abbonamento premium, che costa nove dollari.
Molto interessante anche Shorthand, che fa della multimedialità il proprio punto di forza: permette infatti di integrare immagini, testo e video in un insieme di grande impatto ed eleganza. Il tutto è totalmente responsive e si adatta dunque al meglio alla consultazione da diversi tipi di dispositivo.
Odyssey, invece, permette di collegare le storie ad una mappa interattiva, in modo da geolocalizzare le immagini in un suggestivo viaggio di scoperta.
Thinglink è lo strumento ideale per chi desidera arricchire le proprie immagini di altri contenuti, quali testo, link, video o altre immagini. Anche in questo caso, lo strumento è immediato da utilizzare, nonché divertente per l’utente finale.
Questi tool sono accomunati da una caratteristica: l’unico limite è la fantasia di chi li usa. Un buon modo per fare visual storytelling, e per creare racconti appassionanti sulla nostra struttura e la nostra attività.

lunedì 17 novembre 2014

Google e SEO: 5 consigli per produrre contenuti di qualità

Con l’ultimo algoritmo, il motore di ricerca ha affinato con cui giudica un contenuto di qualità. Conoscerli significa poterli sfruttare a proprio vantaggio

C’è una sola strada per ottenere visibilità sui motori di ricerca: produrre contenuti di qualità. E’ un mantra, quello dei buoni contenuti, e chi gestisce la visibilità on line di una struttura lo conosce bene.
Ma proviamo ad andare oltre: come fa, di preciso, Google ad individuare un contenuto di qualità? Se lo sono chiesti quelli di Econsultancy, e i risultati della loro ricerca sono interessanti: i più recenti algoritmi sviluppati a Mountain View hanno affinato le proprie armi, e ricorrono a criteri sempre più sofisticati per decidere se un contenuto è davvero di qualità, e quindi va premiato in termini di visibilità.
Dallo studio emergono 5 criteri fondamentali seguiti dal motore di ricerca: vien da sé che è quantomeno opportuno metterli in pratica, se si intende migliorare le performance del sito della propria struttura:

1- Contenuti olistici. Dove per olistico si intende “riferito ad un sistema complesso”. Tradotto: se le parole chiave che avete individuato per la vostra attività sono due o tre, non limitatevi a quelle. Cercate di usare anche i termini che direttamente o indirettamente hanno a che fare col vostro ambito d’azione. Occorre ragionare per gruppi di contenuti, insomma. Così facendo, si scopre in fretta che galassie di parole chiave attinenti ad argomenti differenti hanno quasi sempre termini in comune, il che permette di agganciare utenti che hanno effettuato ricerche per aree d’interesse anche molto differenti tra loro.
2- Lunghezza del testo. Sembra che a Google un testo piaccia né troppo lungo, né troppo corto. Secondo le ricerche più recenti, infatti, la lunghezza che ne ottimizza le performance in termini di SEO si aggira attorno alle 975 parole – 8313 caratteri: circa due cartelle di Word.
3- Leggibilità del testo. A Mountain View ritengono che un testo di facile comprensione vada premiato rispetto ad uno più ostico. Per farlo, hanno fatto ricorso alla scala di leggibilità Flesch. Per ottenere buone performance con i propri contenuti, occorre applicare la formula qui sotto, e cercare di ottenere un risultato che si assesti tra il 73 e il 74. Non è semplicissimo, ma sembra funzionare.
4- Meno pubblicità. I siti dove compaiono meno inserzioni pubblicitarie rispetto alla media, vengono premiati.
5- Più immagini. Le immagini, si sa, hanno un ruolo chiave nella comunicazione on line. I siti che ottengono le performance migliori ne hanno tra le 6 e le 8 per pagina.

Insomma, non resta che mettere in pratica i 5 punti riguardo al sito della propria struttura, e osservare i risultati.

Pinterest ora piace anche agli uomini

Non solo più quote rosa: il social dei desideri punta ad ampliare il proprio pubblico

Gli utenti maschi sono raddoppiati rispetto ad un anno fa, ed oggi costituiscono un terzo del totale. Lo dicono quelli di Pinterest riguardo al proprio social delle immagini e dei desideri, da sempre territorio incontrastato del gentil sesso. E aggiungono che il social ha ormai raggiunto i 30 miliardi di pin, con una crescita del 25% a trimestre. Ben il 75% del traffico proviene da mobile, e c’è stato un incremento del 25% delle ricerche, coadiuvato dall’introduzione del nuovo strumento appositamente studiato.
Quelli di Pinterest concludono sottolineando che, negli Stati Uniti, gli uomini iscritti al loro social network sono più dei lettori di storiche riviste maschili come GQ e Sport llustrated, mentre in alcuni mercati emergenti, come India, Corea del Sud e Giappone, la percentuale degli utenti maschi sul totale si assesta sul 50%.
Insomma, Pinterest continua a piacere e a crescere. Se aggiungiamo il fatto che è di gran lunga il social con le performance migliori per quanto riguarda le conversioni in acquisti on line da parte dei propri utenti, diventa evidente che è sempre più importante esserci.

lunedì 10 novembre 2014

Convenzionale lancia Unconventional Happening – Fiera del tuo stile

L’evento si terrà il 22 novembre ad Alessandria e vedrà l’intervento di Maurizio Vellano di Eguides ad una delle tavole rotonde

Una giornata di incontri, scambi, esperienze, comunicazione, business e divertimento con lo scopo di diffondere il valore del “fare le cose insieme”, mettere in comune esperienze, competenze e contatti per concretizzare le passioni, far nascere nuovi progetti e nuove opportunità. E’ quanto hanno organizzato quelli (anzi, quelle!) di Officina non Convenzionale per il prossimo 22 novembre ad Alessandria, presso l’Officina di Largo Catania, 17.
Maurizio Vellano di Eguides prenderà parte all’evento partecipando alla tavola rotonda "Blogger e social media. Strategie per una nuova promozione del territorio. Esperienze a confronto”, che si terrà dalle 11.00 alle 12.30. Sarà un’occasione per parlare anche di Pro-Muoviti, di come è nato e di come viene pensato e sviluppato ogni settimana.
Unconventional Happening non è una fiera convenzionale (come dice il nome stesso), non ci sono espositori tradizionali, perché l’idea delle organizzatrici è quella di permettere alle UIP – Unconventional Important People – in qualità di “docenti” (l’evento non è chiuso agli uomini, ma è naturale che la maggior parte delle persone che vi partecipano siano donne) di esporsi e proporsi al pubblico attraverso workshop, laboratori e lezioni in cui ognuno ha la possibilità di mostrare le proprie competenze, trasferendole agli altri in un ambiente di collaborazione e scambio, in cui la competizione o, peggio ancora, la paura della competizione non trovano posto, perché fare le cose insieme… è meglio.
A chi si rivolge l’evento? Alle stesse donne creative, imprenditrici di se stesse, multitasking ed equilibriste che creano l’evento attivamente, ma anche a chi è appassionata delle tematiche trattate o semplicemente curiosa e desiderosa di fare un’esperienza diversa, di mettersi in gioco, di conoscere nuove persone e aprire nuove strade.
Perché Alessandria? Il primo evento si è svolto a Roma. Centro Italia e metropoli. Per la seconda edizione le organizzatrici volevano spostarsi “su al nord”. La scelta è caduta sulla Provincia perché città come Roma e Milano già godono di una programmazione fitta di eventi: l’idea era quella di coinvolgere una città più piccola, facilmente raggiungibile, e spesso negletta. È una delle tante sfide che accompagnano questo progetto. Andare dove pochi osano, perché spesso si pensa che nella Provincia non ci sia “un bacino di utenza”. Invece, Officina non Convenzionale si è resa conto che la Provincia italiana, da est a ovest, da nord a sud, è ricca di spunti, di innovazione e di movimento. Quel movimento di idee, persone, progetti e professioni che l’Associazione ricerca e vuole sostenere.
Il programma della giornata è suddiviso in 3 aree tematiche: Craft&Wedding&Event, Business&Women, Blogging&Branding. Unconventional Happening è, infatti, un evento di capacity building, che rispecchia l’essere multitasking delle donne e offre loro approfondimenti su temi diversi e diversificati – Do It Yourself e organizzazione eventi, sia in termini pratici che dal punto di vista creativo e stilistico (dal matrimonio alla cena di Natale), temi pratici legati al mondo del lavoro e temi più frivoli, comunicazione 2.0 per la promozione di se stesse e della propria impresa…
Sembrano chiacchiere, ma non lo sono. Qualche esempio?
Lo “sportello” dell’avvocato Simona Fontana “Mamma che lavoro”, un vero kit di informazioni su come conciliare maternità, lavoro e autonomia, per conoscere, comprendere e far rispettare i diritti e doveri delle mamme lavoratrici
Le consulenze personalizzate della interior designer Elena Mazzucco su come riconfigurare la propria casa in caso di maternità o per fare posto a un vero e proprio ufficio in casa
I consigli di Simona Spinola, responsabile web del portale Zankyou Italia, per ottimizzare il posizionamento del proprio sito/blog nel motori di ricerca, facendo leva sia sugli algoritmi di Google che sulle Digital PR (People – e non Public – Relation).
Qualche dettaglio in più sulle singole aree tematiche.
Craft&Wedding&Event
La wedding designer Raffaella Ferrari proporrà un workshop in cui le partecipanti realizzeranno un allestimento di matrimonio a tema “Country in Monferrato”
Il collettivo The Friday Project, che edita una rivista multidisciplinare sul portale di e-publishing Issuu, mostrerà alle partecipanti come organizzare e gestire (dalla scelta del mood all’allestimento, fino agli scatti) uno “Styled shooting editoriale”, con un approfondimento sulla personalizzazione grafica di una tavola (da quella per un matrimonio a quella per una cena speciale) e uno sulla stagionalità dei fiori, come sceglierli, come abbinarli, come comporli
Made For Change, il marchio di due giovani stiliste con la passione per l’upcycling (il riuso creativo di oggetti dismessi), insegnerà, nel workshop “Upcycling Bride” come realizzare accessori moda (da indossare sempre, ma anche nel giorno del “sì”) utilizzando vecchi indumenti
MariaRita, wedding planner di Con le ballerine verdi, presenterà, invece,  le fasi organizzative di “Una festa a tema”
Business&Women
Simona Elle, vulcanica interior designer con una sfrenata passione per il table setting, stupirà le partecipanti con una “Tavola di Natale” decisamente non convenzionale
La fotografa Laura Novara dispenserà, invece, consigli su come posare per diverse tipologie di foto per diverse occasioni, matrimonio, curriculum, profilo social network…e altro ancora…
Blogging&Branding
Monica Ferraris, titolare dell’agenzia di wedding and event planning “That Day” realizzerà il video manifesto dell’evento e spiegherà come lo “Storytelling non convenzionale” possa essere sfruttato per la promozione di un evento o di se stesse
Ilaria e Andrea, blogger di Pepite per tutti, daranno consigli pratici (con tanto di shooting e composizione di un articolo live durante l’evento) su come far funzionare un blog in generale e, in particolare, un food blog
Sarà disponibile anche uno spazio bimbi con laboratori creativi e altre sorprese.

Insomma, riassumendo “Unconventional Happening. Fiera del tuo stile” in pillole:
- Esperienze, idee e relazioni non convenzionali in mostra. Con stile.
- Per coinvolgere (tutte e tutti), divertirsi e conoscere.
- Senza dimenticare a casa fantasia, curiosità e voglia di mettersi in gioco
- Perché Unconventional Happening è fatto con voi e per voi.

Officina non Convenzionale si definisce “un’associazione no profit nata per promuovere e sostenere il business delle donne creative, multitasking ed equilibriste tra precarietà e necessità”, e con la seconda edizione dell’Unconventional Happening festeggia il suo primo compleanno.
Qui tutti i dettagli dell’iniziativa.

Storytelling: come farlo in modo che aiuti davvero a vendere

Il segreto è mettere a fuoco l’identità del brand e la propria storia

Se ne fa un gran parlare ormai da un po’, ma la domanda cruciale è: lo storytelling aiuta davvero ad incrementare il proprio business?
Una cosa è certa: raccontare storie è il modo migliore per emozionare i propri clienti: ed emozionarli, del resto, è il modo migliore per far sì che tornino, si fidelizzino e parlino bene di noi. Ma quale storia raccontare? Beh, quella che chiunque gestisca una struttura porta con sé: la storia del proprio brand, di come è nato, è cresciuto ed ha sviluppato la propria identità.
Come abbiamo già sottolineato parlando di Content Marketing, riuscire a trasmettere davvero la propria essenza più intima è il modo più difficile, ma al contempo più efficace, per fare storytelling.
Già, ma come sviluppare i contenuti? Un’idea alternativa potrebbe essere affidarsi al crowdsourcing: collaborare con strutture affini con lo scopo di creare contenuti comuni e condivisibili. Il portale yocrowd, per esempio, offre un tool collaborativo per fare storytelling insieme e condividere contenuti.
Insomma, l’importante è tenere bene a mente il mantra: le storie vendono. Le storie ben congeniate, vendono meglio.

martedì 4 novembre 2014

Cicloturismo e trekking: itinerari personalizzati by Eguides

La presentazione avverrà all’Agrietour di Arezzo. L’iniziativa include l’inserimento nel portale Italia Slow
Ne abbiamo già parlato: non tutte le strutture possono vantare una Reggia di Caserta o un San Giminiano nei paraggi. Anche i territori cosiddetti minori, però, celano spesso perle nascoste, tesori che attendono solo di essere scoperti. E il viaggio a piedi o in bici è il modo migliore per farlo. Per questo, mettere a disposizione dei propri ospiti una serie di itinerari è al contempo un modo per valorizzare il territorio, e offrire un servizio che qualifica la struttura.
Il progetto “Italia Slow” di Eguides prevede la creazione di una app personalizzata per ogni singola struttura– sia iOs che Android – con i percorsi di trekking e cicloturismo nel territorio che la circonda, oltre all’inserimento degli itinerari così creati, su Italia Slow. Tale piattaforma è stata pensata per raccogliere tutti i percorsi, visualizzarli su mappa e scegliere l’offerta turistica nelle vicinanze.
Gli itinerari saranno fruibili dai turisti anche off line, in modo da poter essere utilizzati anche in assenza di connessione dati (caratteristica molto utile nel caso di visitatori stranieri, consentendo loro di risparmiare sulle costose connessioni in roaming internazionale), utilizzando il solo gps. Una serie di dettagliate informazioni sugli itinerari aiuterà gli ospiti nella scelta di quello più consono alle proprie capacità, visualizzando l’esatto percorso e permettendo di scegliere così il percorso più adatto in base alla lunghezza, pendenza e difficoltà; ogni tracciato sarà corredato dai punti di interesse che il percorso incrocia; ogni punto di interesse è corredato di foto e scheda descrittiva, disponibile in più lingue. Oltre ad essere una vera e propria guida turistica, come detto un prodotto di questo tipo rappresenta un ottimo strumento per la promozione del territorio.
Aderendo all’iniziativa, le strutture risolvono anche l’annoso problema del se valga la pena farsi una app personalizzata: se questa comprende anche una guida del territorio, e se diventa interessante per i turisti (e potenziali clienti), allora la risposta è sì.
Le strutture aderenti diventano così vere e proprie “destinazioni slow” e ottengono un’ampia visibilità, oltre che sul portale nazionale e sulle app, anche sugli strumenti di social media marketing promossi da Eguides, nonché dalla Newsletter che conta oltre 20.000 turisti slow iscritti.
Per chi avesse difficoltà a creare i percorsi, il team Eguides offre una formazione mirata o un servizio di tracciatura.
L’iniziativa verrà presentata all’Agrietour di Arezzo (14-15-16 novembre).
Prezzo a partire da 450,00 € iva esclusa, per informazioni: info@eguides.it,

lunedì 3 novembre 2014

Just for You: il servizio personalizzato di Tripadvisor

Il portale di recensioni offre ora un sistema che permette di trovare la struttura che fa per noi. E molto altro.
Offrire servizi personalizzati ad ognuno dei propri clienti o utenti è uno dei mantra del momento. Non poteva sottrarsi alla trend imperante Tripadvisor, che lancia il nuovissimo servizio “Just for You”.
Quelli di Tripadvisor spiegano come funziona in modo molto chiaro:
“L’opzione Solo per te mostra gli hotel più adatti al tuo stile di viaggio e alle tue esigenze. Non si tratta della classica ricerca di hotel, ma di un’opzione personalizzata per te. Descrivici ciò che ti piace e al resto pensiamo noi. Esistono infiniti modi per consentire a TripAdvisor di raccogliere ulteriori informazioni su di te:
- Scrivi una recensione per condividere le migliori (e peggiori) esperienze di viaggio.
- Accedi tramite Facebook per vedere dove sono stati i tuoi amici.
- Racconta semplicemente la tua esperienza di pianificazione dei viaggi: impareremo dalle tue destinazioni e dai tuoi hotel preferiti.
Ogni volta che ci racconti qualcosa di te, capiremo meglio qual è il tuo viaggio perfetto e ti aiuteremo a trovare un hotel che soddisfi al meglio le tue esigenze.”

Come detto, è tutto molto chiaro, al punto che quelli di Tripadvisor non si fanno nessun problema a dichiarare che hanno tutte le intenzioni di raccogliere quanti più dati possibile sugli utenti, al fine di personalizzare le ricerche di questi ultimi. E in effetti non c’è niente di male in questo, anzi: diverse, recenti ricerche hanno dimostrato come sempre più navigatori sono ben consapevoli che i siti tengono traccia del loro passaggio e raccolgono dati al fine di personalizzare (e ottimizzare) la loro esperienza. Non solo: al netto dei limiti invalicabili della privacy, a questi utenti\navigatori va bene così: sanno che per avere (un servizio personalizzato), devono dare (dati personali).
C’è anche da dire che nessun altro portale o OTA, al momento, offre ai propri utenti un servizio di personalizzazione così avanzato. Tripadvisor punta evidentemente a prendere un vantaggio consistente sui diretti concorrenti, e ha deciso di farlo mediante un rapporto molto diretto con i propri utenti: un modo niente male, tra l’altro, per fidelizzarli sempre più.

mercoledì 29 ottobre 2014

Sito mobile, come deve essere e perché

Una serie di consigli per far rendere al meglio la versione mobile del proprio sito, direttamente da Google per Developers

“Gli utenti mobile tendono ad essere molto orientati all’obiettivo. Si aspettano di ottenere quello che vogliono da un sito mobile facilmente, immediatamente e alle loro condizioni. Per aver successo bisogna disegnare un sito avendo in mente il loro contesto e i loro bisogni senza sacrificare la ricchezza dei contenuti.”
E’ quanto scrivono quelli di Google for Developers nel loro studio pubblicato lo scorso aprile. Seguono una serie di consigli per rendere il sito mobile davvero user friendly ed efficace.
Innanzitutto, consigliano i tecnici di Mountain View, l’utente che accede al sito da smartphone dovrebbe essere reindirizzato in automatico alla versione mobile. Una volta atterrato sul sito, poi, l’utente deve trovare un menu principale chiaro, immediato e dalla grafica semplice.
Dal momento che chi accede al sito da telefono ha spesso qualche necessità ben specifica (prenotare, inviare un’e mail, cercare il numero di telefono della struttura per chiamarla), le relative call to action devono essere bene in vista, facili da raggiungere ed immediate da compiere. Google consiglia di posizionare i relativi pulsanti al centro della schermata. Particolare rilievo va dato al numero di telefono (spesso è l’unica informazione che cerca chi accede al sito di una struttura da mobile): dev’essere immediato da trovare, e soprattutto deve essere possibile far partire la telefonata con un solo tocco sul display (la classica icona della cornetta).
A proposito di display e schermate: i tipici gesti che tutti noi facciamo con le dita per “ingrandire” o “rimpicciolire” un contenuto su uno schermo touch rendono la navigazione da mobile un’esperienza unica, questo lo sappiamo. Ma per la relativa versione del sito della propria struttura, è bene che tutti i contenuti siano ben leggibili alla prima occhiata, senza bisogno di “allargare” con il tipico movimento delle dita a pinza. Immediatezza prima di tutto, insomma.
Infine, anche per la versione mobile del sito è fondamentale tenere d’occhio le performance tramite Google Analytics. I parametri da controllare sono gli stessi della versione desktop: basso tasso di rimbalzo, buon tempo di permanenza, buon numero di pagine visitate, e maggior numero di visite alla pagina con i prezzi o a quella con le call to action per chiedere informazioni o prenotare. Basta accedere all’Analytics del proprio sito e controllare la sezione “mobile”.
Un sito che soddisfa i requisiti elencati da Google for Developers, ed ottiene buone performance secondo Analytics, sarà efficace e user friendly anche da smartphone. Altrimenti, sarà il caso di correre ai ripari e chiedere ad un’agenzia di professionisti di creare una buona versione mobile, pena il rischio di restare indietro rispetto alla concorrenza, perdere traffico e, soprattutto, clienti.



Recensioni on Line integrate nella classificazione alberghiera?

E’ la proposta della Organizzazione Internazionale del Turismo per ridurre il gap tra aspettative ed esperienze

“E questo sarebbe un quattro stelle?”. E’ capitato a tutti, almeno una volta, di porsi una domanda del genere. Si visita il sito della struttura, si vedono le foto, si conta il numero di stelle, ma una volta in loco ci si rende conto che la realtà è ben diversa da quanto promesso. La classificazione alberghiera, insomma, ha da tempo perso autorevolezza e credibilità.
Sull’altro piatto della bilancia, il peso delle recensioni on line è cresciuto in modo esponenziale. La maggior parte dei viaggiatori, ormai, dà un’occhiata alle reviews di Tripadvisor o Booking prima di prenotare in una struttura.
Parte da queste considerazioni, la proposta dell’Organizzazione Mondiale del Turismo: integrare le recensioni on line nella classificazione alberghiera. Secondo l’OMT, tale integrazione porterebbe vantaggi sia per gli utenti che per le strutture, con ricadute positive sull’industria turistica.
Sempre per l’OMT, i due criteri vanno integrati in quanto entrambi parte, in momenti diversi, del processo decisionale da parte del viaggiatore: le stelle costituiscono un primo criterio di scelta, ma il filtro finale avviene grazie alle recensioni.
E quelle false? Il problema esiste, ammettono quelli dell’OMT, ma il grande numero di recensioni, spalmato su piattaforme differenti, fa sì che quelle false siano statisticamente poco rilevanti.
Seguono alcuni case history nazionali. In Norvegia, per esempio, il QualityMark Norway ha sviluppato un sistema che prevede la piena integrazione della reputazione on line di una struttura nella sua classificazione. In Svizzera invece ci sono andati più cauti ed hanno scelto una via intermedia: la classificazione alberghiera e l’aggregato delle recensioni vengono messe a confronto, ma non completamente integrate.
L’OMT avanza una terza proposta, a metà strada tra le due precedenti, in cui i dati delle recensioni vengono aggregati e valutati da un ente preposto, quindi pesati in base alla categoria di riferimento e paragonati rispetto ad un benchmark predefinito per stabilire se la struttura si pone al di sotto, al di sopra o in corrispondenza della media di mercato. In seguito al risultato conseguito, infine, la struttura può essere promossa o retrocessa di categoria.
Secondo l’OMT, come detto, con un sistema del genere il vantaggio è doppio, per gli utenti e per le strutture. I primi vedrebbero ridotto il gap tra aspettative ed esperienze. Le seconde, dal canto loro, potrebbero sfruttare l’accresciuta autorevolezza della propria reputazione on line per spuntare tariffe migliori (anche la certificazione, insomma, si paga).
Tutto questo, ovviamente, si applicherebbe alle strutture ricettive classificate come Hotel. Il discorso è però interessante anche per piccole realtà, come agriturismo e B&B, in cui da anni si parla di un sistema di classificazione autorevole e riconosciuto ovunque: pensarlo integrando la reputazione on line potrebbe essere un modo per guadagnare prestigio agli occhi degli utenti.

martedì 21 ottobre 2014

Facebook punta sulla pubblicità di quartiere

Con i local awareness è possibile intercettare i potenziali clienti quando si trovano nei paraggi

Intercettare i clienti, o potenziali tali, quando transitano nei paraggi della struttura: il marketing di prossimità non è certo un’idea nuova, anzi, ha tratto naturale impulso dalla diffusione di dispositivi mobili dotati di gps. Ma ora potrebbe conoscere un’ulteriore evoluzione grazie a Facebook e alla nuova feature per le Ads: i Local Awareness volti, appunto, a mostrare annunci pubblicitari a chi si trova dalle nostre parti.
A dire il vero, il sistema di profilazione per gli annunci pubblicitari del social in blu ha sempre previsto la possibilità di definire il perimetro entro il quale rendere visibili le proprie inserzioni; ma ora sarà possibile profilare davvero il target della campagna per chi transita nelle immediate vicinanze: fino a 1 km dalla struttura.
Come specificano quelli di Facebook, i Local Awarness sono un tool distinto dal resto delle Ads, dotato di peculiarità e obiettivi specifici. Per esempio, al loro interno non è possibile profilare il target dei destinatari per interessi o abitudini, ma solo per sesso ed età: trattandosi di persone che si trovano nei paraggi, si presume infatti che il loro numero sia generalmente troppo piccolo per essere ridotto ulteriormente tramite profilazioni troppo restrittive. Se da un lato dispongono di meno strumenti, dall’altro i Local Awarness risultano però molto semplici da usare e alla portata di chiunque, anche di chi si trova magari in soggezione di fronte alla complessità delle Ads (e del Power Editor).
Tra le call to action proposte dai Local Awarness all’utente, pare che compaia la possibilità di cliccare “mi piace” alla Pagina Fan che si sta promuovendo, oppure di cliccare su “get direction” affinché il dispositivo calcoli in automatico distanza e percorso migliore per raggiungere la struttura: tutto molto semplice, chiaro ed intuitivo, insomma.
La nuova feature è stata introdotta negli USA, e sarà disponibile nel giro di pochi mesi in diversi altri Paesi, dicono Zuckerberg e i suoi.
I Local Awarness sono un nuovo, interessante strumento per chi fa social media (local) marketing: non resta che farsi trovare pronti al loro arrivo per sfruttarli al meglio.






Turismo Digitale in Italia: ecco i numeri

La School of Management del Politecnico di Milano ha presentato al TTL di Rimini la prima edizione dell’Osservatorio innovazione digitale nel Turismo

I numeri del turismo in Italia sono stazionari, ma il Digitale è in forte crescita. Questa, in estrema sintesi, la notizia riportata dalla School of Management del Politecnico di Milano, che all’ultimo TTL di Rimini ha presentato il primo Osservatorio sull’innovazione digitale nel Turismo.
In cifre: gli acquisti nel settore travel in Italia raggiungono la cifra di 31,5 miliardi di euro, praticamente la stessa dell’anno precedente. A fare la differenza sono le transazioni digitali, che raggiungono i 9 miliardi con un incremento del 10%.
Altro dato interessante: gli acquisti digitali effettuati da turisti italiani, sia per viaggi in patria che all’estero, si assesta sui 7 miliardi (anche qui, con una crescita del 10%) e costituisce il 22% della spesa complessiva per i viaggi sostenuta dagli italiani.
Non solo: pare non arrestarsi la crescita del mobile. Se l’acquisto di smartphone e tablet ha registrato l’ennesimo incremento, addirittura con un +40% rispetto al periodo precedente, le transazioni effettuate da mobile costituiscono oramai il 5% del totale.
Ora, però, arrivano le dolenti note: della spesa digitale complessiva, soltanto il 14% va direttamente alle strutture (per con un incremento del 4% rispetto al periodo precedente). Della restante parte: ben il 74% va ai trasposti, e il 12% ai pacchetti turistici.
Ma come si distribuiscono le transazioni digitali a favore di strutture italiane? Un 25% proviene dalle OTA, il 20% da Agenzie di viaggio e Tour Operator, mentre un buon 44% è diretto.
Ad una prima occhiata, insomma, emerge un quadro contraddittorio: se da un lato, infatti, l’innovazione digitale porta con sé vantaggi e opportunità, dall’altro pare che non sempre le strutture siano pronte per coglierle, soprattutto per quanto riguarda la disintermediazione. Ad esempio, solo una piccola parte di esse si è dotata di un sito responsive, in grado di essere davvero mobile-friendly.
C’è insomma ancora molto da lavorare da parte di tutti sotto l’aspetto della formazione, affinché la rivoluzione digitale, social e mobile, e le opportunità che porta con sé, non sfuggano alle piccole strutture ricettive italiane.

lunedì 13 ottobre 2014

Alla scoperta di Atlas, la pubblicità globale di Facebook

Le cose fondamentali da sapere sul nuovo strumento per le campagne pubblicitarie del social in blu

Questa volta hanno fatto le cose in grande. Come avevamo annunciato , Zuckerberg e i suoi hanno lanciato Atlas, il nuovo strumento per pianificare le campagne pubblicitarie al di fuori di Facebook. Si tratta evidentemente di un’evoluzione importante per il social di Menlo Park, nonché di un guanto di sfida nei confronti di Google per il predominio nel mercato della pubblicità on line.
Ma quali sono le cose fondamentali da sapere su Atlas? Innanzitutto la notizia principale: per la prima volta, con Atlas Facebook farà pubblicità all’esterno della propria piattaforma. Siti, blog, testate giornalistiche: ogni pagina potrà essere luogo di colonizzazione per gli annunci pubblicitari del social in blu, in diretta concorrenza con le Google Ads. L’obiettivo di Facebook sarà il solito: aumentare il numero di visualizzazioni per ogni annuncio, presso un target di utenti profilato in modo sempre più preciso.
A Menlo Park annunciano poi un’altra novità rivoluzionaria: per tracciare le attività on line degli utenti al fine di misurare le performance delle campagne pubblicitarie, Atlas non ricorrerà ai cookies. Ritenuti poco affidabili, e soprattutto non funzionanti sui dispositivi mobile, i “biscottini” vengono abbandonati a favore di nuove tecniche che con tutta probabilità tengono conto della navigazione degli utenti mentre questi tengono aperta la scheda o l’applicazione di Facebook sul loro dispositivo. In questo modo il tracciamento avverrebbe (il condizionale è d’obbligo) in modo molto più preciso, e consentirebbe di misurare in maniera accurata le performance di ogni campagna. Chi non è incentivato a spendere soldi, se sa di poter controllare nel dettaglio il ritorno del proprio investimento?
Ma non finisce qui. Zuckerberg e i suoi fanno un altro annuncio importante: “abbiamo ricostruito Atlas da zero per affrontare le sfide di marketing di oggi, come raggiungere le persone reali, qualunque dispositivo utilizzino, e colmare il divario tra le visualizzazioni online e gli acquisti offline”.
Connettere le campagne on line alle vendite off line sarebbe l’ultimo, fondamentale passaggio per rendere le conversioni davvero tracciabili, o almeno un grande numero di esse. Come hanno intenzione di riuscirci, quelli di Facebook? Per il momento, non è dato saperlo.
Non resta che tenersi aggiornati, con una consapevolezza: conoscere Atlas e saperlo utilizzare potrebbe rivelarsi presto molto importante per chi gestisce una struttura ricettiva e intende fare campagne pubblicitarie on line che funzionino davvero.

La Content Strategy: cos’è e come usarla

Come il fratello storytelling, è un metodo per raccontarsi e conquistare clienti

Come faccio a “raccontarmi?” Chi gestisce una struttura ricettiva e la sua relativa presenza on line, dal sito aziendale, ai social, al blog, si pone spesso questa domanda: come faccio a comunicare davvero ai clienti, o potenziali tali, chi sono e cosa ho da offrire loro? Si tratta di un quesito solo apparentemente banale, perché trasmettere la propria identità a chi non ci conosce è un’impresa tutt’altro che facile.
A questo scopo, si parla spesso di storytelling,, ovvero della tecnica che permette di catturare l’attenzione degli utenti a partire da una storia. Con la content strategy si fa un passo oltre, o meglio si ribalta il punto di partenza: si inizia dal nucleo della comunicazione della propria struttura per costruirci attorno una storia che renda il tutto avvincente e facilmente comunicabile.
Chi intende mettere in pratica una content strategy relativa alla propria struttura, deve partire da alcune domande fondamentali. Qual è il contenuto che voglio comunicare riguardo alla mia struttura? In che stato si trova al momento? Buono o migliorabile? Come diventerebbe, il mio contenuto, una volta ottimizzato e reso davvero efficace? In quale contesto è nato il mio contenuto, ed in quale si trova ad agire oggi?
Come si può facilmente notare, sono domande che portano a riflettere sull’essenza più intima e sull’identità di un’attività, di un luogo, di una struttura. Soprattutto, sono domande rivolte sia al passato, che al presente, che al futuro: l’ideale per costruirci intorno una storia, insomma. Romanzare, inventare al fine di rendere tutto il più avvincente possibile (ed efficace da comunicare ai clienti o potenziali tali).
Come in ogni storia che si rispetti, ci sarà un’ambientazione e poi ci saranno i buoni, i cattivi, e anche gli eroi. I buoni (e gli eroi) saranno inevitabilmente il brand ed i clienti, in modo da innescare quel processo di identificazione che sta alla base di ogni fidelizzazione. A tale scopo, sarà bene fissare degli obiettivi (i finali della storia): se si riuscirà a trovare obiettivi comuni e condivisi da brand e clienti, si avrà fatto centro (e in effetti tutto il marketing si basa sull’assunto che un brand di successo debba soddisfare i bisogni e le aspettative dei suoi clienti).
Va da sé che il ruolo dei “cattivi”, o degli antagonisti, a questo punto va ai competitors. Ora che ci sono tutti gli elementi, l’unica cosa da fare è costruire la trama, la storia da raccontare. Qui non ci sono limiti all’immaginazione, con un solo, importante paletto: mai perdere di vista gli obiettivi finali. Altrimenti tutto perde di efficacia.
Insomma, dallo storytelling alla concent strategy: comunicare la propria storia, la propria identità più intima ed i propri sogni ai propri clienti è il modo migliore per conquistarli. Non resta che provare.

martedì 7 ottobre 2014

I contenuti e l’effetto “un articolo tira l’altro”

Che si tratti di un blog o della Pagina Fan su Facebook, inserire nei post link che rimandano a contenuti precedenti è un ottimo modo per fidelizzare il lettore e far crescere l’engagement

E’ una tecnica che adottiamo anche in questo blog. All’apparenza semplice, ma che necessita di un certo senso strategico per essere impiegata con profitto. Si tratta del ricorso a link che rimandano a contenuti pubblicati in precedenza, con lo scopo di trattanere più a lungo il lettore affinché si fidelizzi, aumentare l’engagement e ottenere l’effetto “un articolo tira l’altro”.
Un esempio concreto? Beh, visto che parliamo di blog, in passato ci siamo chiesti: vale la pena per una struttura ricettiva averne uno? Se ti interessa la domanda, qui trovi un paio di risposte.
Se ti abbiamo incuriosito e hai cliccato sul link per andare a leggere quel vecchio pezzo del febbraio 2014, vuol dire che l’effetto “un articolo tira l’altro” ha funzionato. Questa tecnica serve ad ottenere un altro risultato importante: fa molto bene in termini di SEO, quindi aumenta la visibilità del blog sui motori di ricerca per determinate parole chiave.
Non solo. La tecnica dei link interni può funzionare anche fuori dal blog. E del resto, non tutti ne hanno uno. Ma moltissime strutture ricettive, ormai, hanno una Pagina Fan su Facebook. E l’effetto “un articolo tira l’altro” si può ottenere anche qui. In due modi distinti: con link esterni (per esempio, appunto al blog), ed interni (cioè a post pubblicati in passato sulla Pagina.
In riferimento ai primi, il social di Zuckerberg tenderà a premiarli se noterà che i fan ci cliccano su e che portano interazioni. Ovvero, che presumibilmene si tratta di contenuti di qualità. Come del resto abbiamo già scritto una delle ultime novità dell’algoritmo di Facebook riguarda proprio la scelta di premiare in termini di visibilità i link che rimandano a contenuti esterni di qualità.
In riferimento invece ai link che rimandano a post pubblicati in passato sulla stessa Pagina Fan, inutile dire che tendono a piacere molto a Facebook, per il semplice motivo che contribuiscono a trattenere l’utente sulla piattaforma: tenderanno quindi ad ottenere una buona visibilità.
Che si tratti del blog o della Pagina Fan, la strategia dei link interni va ovviamente adottata “cum grano salis”: senza esagerare, perché inserire un link ad ogni parola non solo è antiestetico, ma anche controproducente; e soprattutto tenendo bene a mente una strategia comune sul lungo periodo: è importante che le parole chiave dei link restino simili anche a distanza di mesi o anni.
Si può anche pianificare un percorso editoriale che porta a pubblicare articoli dedicati ad uno specifico argomento in un determinato giorno della settimana, o in una certa settimana del mese, per esempio sempre la terza. E’ un modo per abituare il lettore a trovare certi contenuti quando se lo aspetta – lo adottano anche i quotidiani, del resto – e a cliccarci su per andare a rileggere i vecchi articoli.
Insomma: la tecnica dell’ ”un post tira l’altro” suggerisce un sacco di spunti. Come al solito, non resta che provare a metterli in pratica, sperimentare e stare a vedere l’effetto sortito sui propri lettori.


Avere successo su Pinterest: i consigli del social degli spilli

Alcune dritte provenienti dagli uomini del “social dei desideri” per ottenere visibilità

Pinterest è facile, divertente da usare, piace a molti (soprattutto alle donne) ed è il primo social network nelle statistiche sul passaggio dalla visualizzazione di un contenuto all’acquisto on line.
Tutto molto bello, ma riusciamo a ottenere visibilità con le immagini che pubblichiamo? Per dare una mano a chi si pone questa domanda e magari gestisce l’account di una struttura ricettiva, lo staff di Pinterest ha inviato un articolo agli iscritti alla sua newsletter “Pinterest for business”, contenente 5 consigli su come pubblicare Pin di successo. Eccoli qui di seguito.
Pensare mobile-friendly: la maggior parte degli utenti di Pinterest vi accede da smartphone o tablet. E’ molto utile, quindi, pubblicare foto verticali, e corredarle di didascalie brevi e concise. Può servire anche accedere alle proprie bacheche da mobile per vedere “l’effetto che fa”.
Evitare i collage. Soprattutto nel caso di strutture ricettive o paesaggi, i collage contenenti troppe immagini rischiano di risultare pasticciati, confusi ed antiestetici. Meglio condividere le foto singolarmente.
Didascalie brevi sì, ma presenti e con link. Ok la sintesi nella descrizione delle immagini, ma un rimando alla struttura deve sempre essere presente, altrimenti tutto il lavoro sarà inutile. Meglio se bilingue. Fondamentale, ovviamente, anche un link al sito.
Non puntare sulle offerte speciali. Può venire istintivo pubblicare contenuti legati a sconti e promozioni, ma si tratta di un possibile boomerang: le offerte speciali limitate nel tempo prima o poi finiscono, e si rischia di ritrovarsi in bacheca pin non più attuali o peggio “scaduti”, con un pessimo effetto per chi li visualizza.
- Ricorrere ai marketing territoriale mediante l’utilizzo dei place pin. Cosa sono i place pin? Ne abbiamo parlato qui.
Idee e spunti per “board” di successo sul social dei desideri. La tua struttura ricettiva è pronta?

lunedì 29 settembre 2014

Le novità estive dai Social Network: ecco cos’è successo negli ultimi mesi

Gli sviluppatori di Facebook, Twitter & Co non vanno mai in vacanza:ecco un riassunto delle novità introdotte nelle diverse piattaforme mentre noi eravamo sotto l’ombrellone

L’estate è finita, e con lei se n’è andato il periodo dei viaggi e delle vacanze sotto l’ombrellone. Se si fa un giro sulle principali piattaforme social, però, ci si accorge che non tutti, negli scorsi pesi, sono andati in ferie; anzi, c’è chi ha lavorato alacremente per farci trovare un pacchetto di succose novità al nostro rientro: si tratta degli sviluppatori dei vari social network. Il Web 2.0 si evolve in continuazione, si sa: non ci si può distrarre un attimo. Ecco qui di seguito un abstract delle principali novità introdotte negli ultimi mesi. Cominciando dal re dei social netork: Facebook.

- Facebook. Se della guerra dichiarata al click-baiting abbiamo già parlato, la novità del momento si chiama Radius-Based ads. In sostanza, si tratta di un nuovo tipo di Ads (inserzione a pagamento) basata sulla geolocalizzazione: l’annuncio corrispondente sarà quindi visibile agli utenti che transitano nei paraggi dell’attività che l’ha lanciato. Insomma, una nuova frontiera del marketing di prossimità, particolarmente interessante per chi gestisce una struttura ricettiva.
Oltre a questo, quelli di Menlo Park hanno da poco introdotto un algoritmo che conferisce maggiore rilevanza ai post che trattano un argomento che in un determinato momento rientra nei Trending Topics (si parla di una media del 6% di engagement in più).
- Twitter. Il social dei cinguettii non sta a guardare e replica al colosso di Zuckerberg. Innanzitutto con le sue Ads, che finalmente sono davvero disponibili a tutti gli utenti in 20 Paesi del mondo. E’ possibile pianificare diversi tipi di Ads: per acquisire nuovi follower, per portare click al proprio sito (e possibilmente conversioni), per favorire le interazioni nei tweet o il download di app, per fare una campagna di lead generation volta a raccogliere nuovi contatti, oppure per farne una personalizzata.
L’Uccellino Blu avrebbe poi lanciato, per ora in fase di testing e solo in Inghilterra, una nuova feature. Si chiama “Everyday moments” e permetterebbe di cliccare su uno tra 80 topics predefiniti ottenendo un grafico interattivo attraverso il quale scoprire in quale area geografica se ne parla di più, e soprattutto in quale giorno della settimana e a quale ora. Abbinato alle nuove Ads, diventerebbe uno strumento interessante, considerata la velocità alla quale scorre la TL di Twitter.
Un po’ come già fatto da Facebook , infine, anche Twitter starebbe pensando di introdurre il tasto “Compra”.

Di Foursquare, che si è sdoppiato ed è diventato tutto nuovo, e dei video in Hyperlapse di Instagram, infine abbiamo già parlato: basta fare un giro sui profili di alcuni famosi brand presenti sul social nelle foto quadrate, per rendersi conto di come le aziende non abbiano perso tempo a sfruttare la nuova feature.

Non resta che cercare di fare lo stesso anche con l’account della propria struttura ricettiva.

Facebook Atlas: è guerra totale con Google

Il Social in blu lancia il proprio strumento per le global Ads e lancia la sfida a Big G per il predominio nella pubblicità on line









La pubblicità on-line, a livello globale, è ormai un affare da svariati miliardi di dollari. E la torta continuerà a crescere a ritmi vertiginosi. Basta dare un’occhiata al grafico qui sotto per rendersene conto.

 E’ evidente al primo sguardo come, ad oggi, il grosso della torta vada a Google, mentre agli altri non restano che le briciole. Bene, a quanto pare dalle parti di Menlo Park Zuckerberg e i suoi hanno tutte le intenzioni di muovere una guerra globale a Big G per conquistare fette sempre maggiori di questa torta multimiliardaria.
La storia in realtà incomincia nel febbraio del 2013, quando Facebook compra Altas, l’ad server di Microsoft. Il tool, in quel momento, incredibilmente funziona solo con un browser, Explorer. Gli sviluppatori di Menlo Park si mettono al lavoro ed oggi, a 18 mesi di distanza, presentano il loro nuovo strumento.
Atlas, oggi, è un tool che permette di far comparire Facebook Ads mirate non solo sul social in blu, ma ovunque nel web. Con la solita, chirurgica precisione nel targhettizzare l’utenza che ha fatto le fortune delle inserzioni pubblicitarie su Facebook. Lo strumento è disponibile su tutti i browser e anche su mobile, dove i cookie, generalmente utilizzati per tracciare il comportamento degli utenti da pc, non funzionano.
Finora, le pubblicità mirate sparse per il web sono state appannaggio di Google Adwords (e Adsense), e sono state lo strumento che ha consentito a Big G di accaparrarsi la fetta più grande della torta. Ora, con Atlas, Facebook lancia la sua sfida globale.
Chi avrà la meglio? E soprattutto, cosa converrà fare – e dove converrà investire – per chi gestisce una piccola struttura ricettiva? Come sempre, non resta che tenersi aggiornati e seguire gli sviluppi della vicenda, che non mancheremo di raccontare.

martedì 23 settembre 2014

Hotel.info cerca narratori del territorio


L’iniziativa lanciata dalla celebre OTA permette di far conoscere le piccole realtà locali, note solo a chi è del posto

Le OTA, si sa, sono ormai giganti che allungano i propri tentacoli in ogni parte del pianeta, ed il problema della disintermediazione è sempre caro ai gestori di strutture ricettive. Che però, fino ad ora, hanno potuto far valere un dettaglio fondamentale: le OTA sono multinazionali, sono molto potenti, ma non sono radicate nel territorio. Non sanno nulla di quella vallata o di quel paese sperduti tra le colline della campagna. Per questo, il cliente che cerca un’esperienza autentica, una perla nascosta in un certo territorio, potrebbe decidere di cercare la struttura in maniera diversa, facendo scattare la disintermediazione.
Fino ad ora, appunto.
Perché adesso Hotel.info ha lanciato una nuova iniziativa che rivoluziona questo approccio. Ben consapevoli che il viaggiatore 2.0 è sempre più alla ricerca di esperienze autentiche, nonché del valore dello storytelling legato ad un particolare territorio, gli uomini comunicazione del sito legato alla OTA HRS hanno pensato di trasformare in storytellers gli utenti stessi del portale. Invitandoli con un gioco davvero ben confezionato.
L’invito di Hotel.info parla chiaro: “Ami la tua città? Sei una persona creativa? Ti piace scrivere? hotel.info cerca persone come te e un pubblico di milioni di persone aspetta le tue storie! I segreti della tua città che solo tu conosci valgono un voucher hotel da 500 euro!”.
Insomma: già la prospettiva di rendere visibili i propri racconti ad un ampio pubblico dovrebbe titillare l’ego di chi ama narrare le proprie esperienze on line. Come se non bastasse, Hotel.info aggiunge il carico da novanta dei 500 euro di bonus in regalo da spendere presso una delle strutture del portale. Non male, come incentivo.
Funzionerà? E’ presto, per dirlo. Una cosa, però, è certa: si tratta del primo passo di una OTA per appropriarsi anche dell’ultimo baluardo finora appannaggio delle strutture e di chi è radicato nel territorio: lo storytelling, la possibilità di rivelare i tesori nascosti di un luogo, noti solo a chi ci abita e ci vive.
Appare evidente che chi gestisce una piccola struttura farebbe bene a drizzare le orecchie, e a rispolverare alcune nozioni di content marketing oggi quanto mai attuali. Hai un blog collegato alla tua struttura? Coinvolgi i tuoi clienti nella stesura di recensioni? Hai creato una rete di storyteller e narratori del territorio?
Tutto questo potrebbe un giorno rivelarsi decisivo nell’eterna lotta contro le OTA per la disintermediazione.

Nuovi Insight e video in Hyperlapse per Instagram

Il social delle foto in stile vecchie polaroid si dota di una nuova suite di “business tools” per favorire il visual marketing delle strutture

Il successo di Instagram non accenna a diminuire. E tra gli hashtag più diffusi sul social delle immagini in stile vecchie polaroid compare tutto ciò che ruota attorno al cibo, ed ai viaggi. Due argomenti che toccano da vicino chi gestisce una struttura ricettiva.
Per questo, quelli di Instagram hanno da poco lanciato una nuova suite di “business tool”. Il primo di questi è il nuovo Insight, ossia la web analytics, sempre più importante per monitorare “impression, reach and engagement”, come recita la nota ufficiale.
Ma la novità probabilmente più succosa è un’altra: si tratta dei nuovissimi video in Hyperlapse. E’ un neologismo, questo, creato dagli uomini di Instagram per indicare video in time-lapse ad alta risoluzione. Il time-lapse, come noto, è quella tecnica che permette di montare fotografie dello stesso soggetto scattate in momenti diversi una dopo l’altra, dando così l’impressione di mostrare un evento o un processo che si è svolto in un arco temporale molto lungo nel giro di pochi secondi, come in una sorta di tempo accelerato. Il tutto crea spesso effetti molto suggestivi, e si tratta di un escamotage molto utilizzato da pubblicitari e uomini di marketing.
Con la nuova suite Hyperlapse, Instagram permette ai propri utenti che gestiscono strutture ricettive di creare facilmente video in time-lapse di ottima qualità, e condividerle sul social per creare engagement.
Non resta che testarne le potenzialità, pubblicare, ed osservare le reazioni degli utenti.

lunedì 15 settembre 2014

I “maturi digitali” sbarcano su Facebook

Il social in blu sta diventando il regno degli over-40. A tutto vantaggio di chi fa social media marketing

“Perché dovrei fare marketing su Facebook, se ci sono solo ragazzini?”. Che questa affermazione non fosse corretta l’abbiamo sempre detto e ripetuto, ai corsi della EGuides Accademy come su questo blog. Ma ora la tendenza si sta rafforzando, e ne portiamo le prove.
Una ricerca della statunitense Nanigans rivela infatti come gli over 40 (ma anche 50 e 60) siano sempre più attratti dalle opportunità offerte da Facebook, e ci passino sempre più tempo. Se 5 anni fa, per esempio, gli over 55% non arrivavano al 3% degli iscritti, oggi sono passati al 10%: 1,3 milioni di uomini e 850 mila donne. Nei soli Stati Uniti gli over 55 su Facebook sono oltre 28 milioni. Numeri importanti. Ma non solo. Questi utenti maturi utilizzano il social network con un entusiasmo se vogliamo un po’ naif agli occhi dei loro nipoti, i cosiddetti nativi digitali, ma che questi ultimi si sognano: riannodano vecchie amicizie, organizzano gruppi, viaggi, rimpatriate.
Queste cifre, unite a questo coinvolgimento nell’utilizzo del social, fanno sì, prosegue lo studio di Nanigans, che un click da parte di un cinquantenne su un avviso pubblicitario su Facebook genera in media 1 dollaro e 77 centesimi, due volte e mezza lo stesso click effettuato da un ragazzo nella fascia 18-24 anni, quasi il doppio rispetto a uno tra i 25-34.
Inutile aggiungere, a questo punto, che per chi fa social media marketing è manna da cielo. Soprattutto per chi gestisce una struttura ricettiva, e magari opera nell’ambito del turismo enogastronomico. Un motivo in più per restare aggiornati su tutto ciò che accade attorno al social di Zuckerberg e i suoi.


Pinterest lancia il proprio Analytics


Anche il social dei desideri ora dota i propri profili business di un dashboard per le statistiche
Che Pinterest sia un social network interessante per chi fa media marketing è risaputo. Il social dei desideri guida per distacco la classifica degli acquisti on line da parte dei propri utenti. E da tempo, è possibile creare un account business o convertivi il proprio account personale.
L’ultima novità, riservata proprio ai profili aziendali, è il pannello delle statistiche. Un po’ come l’Insight di Facebook e l’Analytics di Twitter, anche il dashboard di Pinterest permette di avere accesso ad una serie di informazioni molto interessanti. A cominciare dalla popolarità, dal gradimento e dall’engagement ottenuti dai propri pin. Ma i dati più utili, come spesso accade, riguardano il proprio pubblico. Chi sono le persone che visualizzano i nostri pin? Quanti anni anno? Da dove vengono? E soprattutto: quali interessi hanno?
Inutile sottolineare come avere le idee il più possibile chiare circa le risposte a queste domande costituisce il primo passo per trasformare le persone che ci seguono su Pinterest in potenziali clienti della nostra struttura.

lunedì 8 settembre 2014

Google e le ricerche per hotel: addio a Carousel?

Big G starebbe testando soluzioni alternative al sistema annunciato l’anno scorso ma mai arrivato
Ricordate Google Carousel ? Annunciato in pompa magna da Google lo scorso anno come il sistema che avrebbe rivoluzionato la ricerca delle strutture ricettive sul motore di ricerca della grande G, in realtà non è mai arrivato. Almeno, in Italia.
Oggi, forse, scopriamo perché. E capiamo cos’altro hanno in mente quelli di Mountain View. Come infatti viene illustrato qui , pare che le SERP a seguito di una ricerca per strutture ricettive in una data località e per una certa data stiano per assumere un aspetto del genere:

Come si può notare, non c’è più traccia del fascione nero in alto, che costituiva il cuore di Google Carousel. Al suo posto, tre risultati sponsorizzati, quindi il Google Hotel Price Ads, con la mappa, le strutture con disponibilità per una certa data, e tre risultati in evidenza.
Il problema è che una schermata del genere dà grande risalto ai risultati sponsorizzati, e relega ai margini quelli organici (cioè non a pagamento). Se una soluzione del genere venisse confermata, verrebbe da pensare che investire periodicamente in Adwords, per chi gestisce una struttura ricettiva, diventerebbe una scelta quasi obbligata.
Cliccando sulla scritta “More Hotels” che compare in basso, infine, si accede a questa seconda schermata:

Qui Google mostra sulla mappa tutte le strutture disponibili (ovviamente ai primi posti ci sono sempre le soluzioni sponsorizzate). Pare essere una buona soluzione, ma richiede un click in più da parte dell’utente. E sappiamo quanto un solo click, specialmente da mobile, possa fare la differenza tra l’essere trovati o no.
In conclusione, non è ancora certo che questa soluzione verrà adottata da Google. Ma nel caso, è meglio farsi trovare pronti.




Farsi la App della propria struttura: ne vale la pena?

Una serie di dati sull’utilizzo delle applicazioni da parte degli utenti fornisce preziose indicazioni sul futuro
Me la faccio, la App? Molti tra coloro che gestiscono una struttura ricettiva se la sono posta, questa domanda. Una app ad hoc fornita dalla struttura, pubblicata sull’App Store e sul Google Play e scaricabile dagli utenti. Può contenere indicazioni sulle cose da fare nei paraggi della struttura, sui luoghi da visitare, sui ristoranti da non perdere. Una vera e propria guida del territorio, insomma, ad uso e consumo dei clienti della struttura. Magari con mappe on board, in modo da essere utilizzabile anche dagli utenti stranieri, in assenza di connessione dati e con il solo segnale gps.
Un’idea intrigante, senza dubbio. Ma ne vale la pena? Si rientrerà mai dai costi? Non c’è il rischio che la app sparisca nell’oceano di applicazioni concorrenti che popolano gli stores on line? Dubbi legittimi, che molto spesso frenano la decisione di buttarsi nello sviluppo di quello che può essere un bello strumento in più da offrire ai propri clienti.
A questo proposito, viene in nostro aiuto una ricerca di Deloitte su usi e costumi dei consumatori inglesi riguardo all’utilizzo del loro smartphone e le applicazioni.
Il quadro che ne viene fuori è piuttosto sorprendente. Appare subito chiaro, infatti, che la “sbornia” da app è finita. Se dal 2008, anno del boom, fino ad oggi le app hanno furoreggiato, con 75 miliardi di download nel mondo, ora pare che gli utenti siano giunti ad un utilizzo più maturo dei propri dispositivi. Usiamo meno applicazioni, e sempre le stesse. Se l’hanno scorso la percentuale di consumatori che non aveva mai scaricato una app sul proprio dispositivo era limitata ad un esiguo 5%, oggi è salita ad un ben più rilevante 31% (le app principali, come i social, di solito sono già installate sui device). In generale, sembra che i download siano crollati. Per due motivi: da un lato, le persone hanno incominciato a scaricare soltanto le app che usano davvero; dall’altro, è spesso difficile rintracciare le applicazioni di qualità, nel mare di quelle mediocri che affollano gli store.
Se da un lato queste considerazioni possono scoraggiare che sta pensando di creare una app della propria struttura, ad un’analisi più attenta emerge che invece il momento è proprio quello giusto per farlo. Meno app e meno download, infatti, significano meno concorrenza, e meno concorrenza significa più facilità nel venir trovati dagli utenti (o potenziali tali). A ciò si aggiunga la considerazione che le persone oggi scaricano soltanto le app che ritengono davvero utili et voilà, il gioco è fatto: se la app della nostra struttura è fatta bene e fornisce un servizio utile a chi visita il nostro territorio, la gente tenderà a scaricarla.
Come spesso accade, insomma, un mercato più maturo e consapevole premia chi offre contenuti di qualità e soprattutto davvero utili. Anche se gestisce una piccola struttura ricettiva.