lunedì 21 dicembre 2015

Ecco la Wi-Bike, la bici a pedalata assistita targata Piaggio

Dopo il prototipo dello scorso anno arriva la versione definitiva: interamente progettata e costruita in Italia, è proposta in 4 versioni e ha un motore elettrico con potenza da 250 W-350 W e una coppia di 50 Nm

Quello delle E Bike è un settore strategico e in grande espansione, come abbiamo già scritto. Ed ecco che ora si muovono anche colossi del mondo due ruote come Piaggio, che presenta la sua Wi-Bike.
Interamente progettata e costruita in Italia, la Wi-Bike è un vero concentrato di tecnologia: il display contactless è di fatto un’assicurazione contro il furto, perché rende inutilizzabile la bicicletta una volta rimosso. Grazie alla piattaforma multimediale PMP (Piaggio Multimedia Platform), centralina e smartphone si possono connettere via bluetooth e gestire una serie di utility attraverso varie app, dal navigatore, all’antifurto satellitare alla gestione del mezzo.
Il propulsore elettrico, compatto e posizionato subito dietro il telaio, sopra ai pedali, eroga una potenza di 250-350 W ed una coppia di 50 Nm, mentre la batteria agli ioni di litio da 400 Wh, posizionata sotto la sella, assicura un’autonomia che va dai 60 a 120 chilometri.
La Wi-Bike sarà proposta in quattro versioni: si parte con la Comfort, caratterizzata da prezzo accessibile e facilità di utilizzo, per proseguire con Comfort Plus (caratterizzata da sella e manopole ergonomiche in pelle); Active è la versione dal design più sportivo ed è disponibile con tre soluzioni di cambio: meccanico tradizionale, a variatore ad azione manuale e a variatore a controllo elettronico; Active Plus, infine, rappresenta il top di gamma per quanto riguarda design, allestimenti ed equipaggiamento.
Insomma, una gamma completa per andare incontro alle esigenze di tutti i ciclisti. La Wi-Bike Piaggio dimostra ancora una volta come il settore E Bike sia sempre più strategico e possa rappresentare una soluzione importante anche in ambito turistico.

Con questo numero, la newsletter e il blog Pro-Muoviti vanno in pausa natalizia e vi danno appuntamento a lunedì 10 gennaio. Buone Feste a tutti i lettori.

TripBarometer, i trend del 2016 per i Viaggi svelate da Tripadvisor

Il “Gufo” pubblica le suo previsioni annuali, e questa volta sono buone: numeri in crescita, ritrovato entusiasmo e tariffe su.

Ottimismo da parte degli albergatori, voglia di viaggiare da parte dei turisti. E’ quanto emerge dai 44.000 intervistati in tutto il mondo, 3.000 solo in Italia, da quelli di Tripadvisor per stilare il loro TripBarometer, ovvero le tendenze del 2016 nel settore Travel.
Innanzitutto, un trend che farà piacere a chi gestisce strutture ricettive: un viaggiatore su tre ha dichiarato di voler spendere di più per le sue vacanze nel 2016, perché “ne vale la pena”. Altro dato importante: la maggioranza degli intervistati (ben il 74%), ha dichiarato di voler visitare posti nuovi e fare nuove esperienze. Il fattore costi e tariffe (sia dei voli che delle strutture), gioca ovviamente un ruolo fondamentale come sempre.



Tra i servizi che i viaggiatori considerano ormai indispensabili, svettano l’aria condizionata ed il wi-fi gratuito in camera.



Passando dalla parte degli albergatori, circa la metà ha dichiarato di voler aumentare le tariffe per il 2016. Se per buona parte di essi (65%) la decisione è motivata da un aumento dei costi, una buona fetta (35%) lo farà per rispondere ad un incremento della domanda. Ed in effetti, il 73% degli intervistati si è dichiarato ottimista sul 2016.



Ne consegue che aumenta anche la voglia di investimenti, e tra questi spiccano quelli nella gestione sulla reputazione on line.





lunedì 14 dicembre 2015

ZoomSphere, il super strumento per il social marketing professionale

Sviluppato a Praga da un pool di professionisti, presenta un set di strumenti completo per gestire la presenza aziendale sui social network in maniera integrata

Facebook, Twitter, Instagram, Pinterest, Linkedin per il B2B. Star dietro a tutti i social network è un lavoraccio, soprattutto se si cura la presenza on line di una piccola struttura ricettiva o attività turistica, e durante la giornata si ha molto altro da fare. Ma da oggi c’è uno strumento che viene in nostro soccorso: si chiama ZoomSphere.
Con ZoomSphere è innanzitutto possibile gestire i vari account social da una sola dashboard: non c’è limite al numero di account che si possono collegare, e si può scrivere un contenuto e programmarne la pubblicazione ad una determinata ora, in base agli orari di punta dei vari social.
C’è poi un Monitoring, che permette di tenere sott’occhio i post pubblicati ma anche tutto ciò che si dice attorno ad una determinata parola chiave o argomento (o perché no, quello che combinano i nostri competitor).
Non manca ovviamente un buon Analitycs, per monitorare l’andamento dei vari profili, la crescita di visualizzazioni e follower e il numero delle interazioni. Comparison è un interessante strumento che consente di comparare le proprie performance con quelle dei competitor. Report Builder, infine, è il tool attraverso cui costruire i propri report settimanali o mensili scegliendo la forma che più ci piace (grafico a torta, istogramma).

Insomma, uno strumento davvero completo, pensato infatti anche per i professionisti del settore che fanno social media marketing per conto di più aziende, ma che vale la pena provare anche se lo si fa per gestire la presenza on line della propria piccola attività ricettiva o struttura turistica.

Twitter, numeri e consigli per piccole aziende

Uno studio condotto da Search Engine People spiega perché alle piccole strutture conviene essere presenti sul social dei cinguetti

Partiamo dai “freddi” numeri: 33% è la percentuale di utenti Twitter che seguono almeno un brand (in soldoni, oltre 46 milioni di persone); ben 663% è l’aumento percentuale di utenti in cerca di consigli di tipo commerciale negli ultimi due anni; il 67% di coloro che seguono almeno un brand, infine, ne comprerà più probabilmente i prodotti e i servizi.
Bastano queste poche cifre per capire che, oggi, essere su Twitter conviene decisamente, anche a chi gestisce una piccola attività o struttura nel settore turistico o enogastronomico. E’ quanto emerge dallo studio condotto daSearch Engine People, azienda canadese specializzata in SEO e analisi dei comportamenti social.
Ma proseguiamo: il 79% di coloro che seguono un brand su Twitter è propenso a raccomandarlo, ed il 69% è disposto a seguire un brand in base alla raccomandazione di un amico. Chiaro, no? Bene, ma cosa desidera chi segue un brand su Twitter? A dire il vero, un sacco di cose: dal customer service, alle news aziendali, a contenuti esclusivi, fino ovviamente a regali e sconti o promozioni (la maggior parte, a dire il vero).
Quali sono, allora, i consigli per ottenere il massimo dal social dei cinguettii? Innanzitutto, gli hashtag: sono nati qui, sono stati inventati qui, è dimostrato che un tweet che contiene un hashtag appropriato ha molte più chance di ottenere visibilità ed engagement. Meglio ancora se si riesce nell’impresa di coniarne uno efficace, divertente e unico contenente il nome della propria attività. Occhio poi agli orari in cui si twitta, e a farlo nel week end (durante il quale Twitter è più popolato).
Vien da sé che, in caso di commento o risposta da parte di un utente, è fondamentale replicare il prima possibile. Idem in caso di critiche o commenti negativi: in questo caso, è possibile anche ricorrere allo strumento dei messaggi diretti. E’ poi buona cosa sperimentare le varie app accessorie di Twitter, per avere una cassetta degli attrezzi completa e adatta a soddisfare tutte le esigenze di comunicazione: da Medium per gli articoli più lunghi tipo blog, a Vine per i brevi video di sei secondi in stile GIF (che vanno tanto di moda), fino a Periscope per i filmati live con tanto di commenti in tempo reale.

Un ultimo consiglio: non dimenticare di ricambiare il follow verso chi ci segue: è il primo modo per fidelizzarlo.

lunedì 7 dicembre 2015

Facebook, arrivano i live video

Per ora in fase di test, sono la risposta di Zuckerberg al temuto Periscope di Twitter

Chi usa abitualmente Twitter la conoscerà: stiamo parlando di Periscope, la app per girare video e mandarli istantaneamente on line, con tanto di possibilità di vedere i commenti (sotto forma di tweet) di chi sta guardando il filmato, e di interagire con i propri follower rispondendo loro in tempo reale. Un modo di rapportarsi con chi ci segue dannatamente efficace e diretto.
Ebbene, l’idea dev’essere piaciuta anche al neo papà Mark Zuckerberg, dal momento che Facebook ha da poco annunciato i live video. Per ora disponibile in fase beta per alcuni utenti iOS statunitensi, per accedere al nuovo strumento basterà cliccare sul tasto “rec” dal menu per i nuovi post, e mettersi a registrare: il contenuto finirà direttamente on line. Per rendere l’idea a chi non conosce Periscope, è un po’ lo stesso meccanismo dei messaggi vocali di Whatsapp, solo che in questo caso non c’è solo l’audio, ma anche il video.
A dire il vero, il live video erano stati pensati in origine come una app accessoria di Mentions, il tool dedicato alle celebrità che vogliono pubblicare contenuti per i propri fan (per esempio video dai backstage di un concerto). Ma a quanto pare l’idea è piaciuta, e sarà estesa anche ai “comuni mortali” e, presumibilmente, alle pagine.

Quando si inizia la registrazione, il video appare nelle TL di chi ci segue, che possono quindi commentarlo o condividerlo in diretta. Chi sta girando il video legge attraverso la app i commenti e può rispondere subito, parlando nel microfono del dispositivo. Insomma, nulla di più immediato ed efficace per abbattere i filtri con i propri fan, o clienti. A giudicare dal successo avuto da Periscope su Twitter, c’è da scommettere che anche i live video incontreranno i favori degli utenti di Facebook (e delle aziende).

Medium, tutte le novità del “social blog” del momento

Non si arresta la crescita di utenti per la creatura del cofondatore di Twitter Ev
Williams. In arrivo nuovi strumenti per rendere l’esperienza d’uso ancora più cool

Li chiamano “social blog”: piattaforme che offrono le possibilità espressive di un blog (ma meno impegnative da gestire), inserite in un contesto social dove è più facile essere trovati e letti. I due più importanti e più in voga sono al momento Tumblr e Medium. Il secondo, in particolare, ha annunciato  poco tempo fa una serie di novità per diventare ancora più competitivo e accaparrarsi nuovi utenti.
Si parte, neanche a dirlo, dalle applicazioni per il mobile. Quelli di Medium hanno notato che sempre più spesso i loro utenti non solo leggono, ma anche interagiscono e addirittura scrivono articoli utilizzando i propri smartphone o tablet. Ecco allora in arrivo le nuove app per iOS e Android, con tanto di informazioni complete sugli altri iscritti per non perdersi nulla dei propri autori preferiti, e con un aspetto più da social che da blog. Sempre in ottica social va poi il nuovo sistema per menzionare un altro utente all’interno di un testo: è ora possibile infatti inserire direttamente il suo indirizzo Medium (es @nomeutente), e il destinatario riceverà una notifica con la relativa menzione. Esattamente come avviene su Twitter, da cui Medium è nato (il suo creatore è Ev Williams, cofondatore del social dei cinguettii).
Ma le novità più importanti riguardano probabilmente l’editor, ovvero lo strumento che si utilizza per scrivere e formattare i post. Sia dalle app che da mobile, è infatti ora possibile inserire capolettera di maggiori dimensioni rispetto al resto all’inizio dei paragrafi (l’effetto grafico è molto gradevole), e salvarsi i paragrafi che devono ancora subire modifiche per ritrovarli velocemente in seguito (tramite il tasto “To come”); sono stati poi aggiunti nuovi font, nonché modifiche ad hoc per gli schermi più piccoli. In generale, scrivere e pubblicare è diventato più facile, sia da mobile che da pc.
Infine, un‘ultima chicca. A quanto pare, il design semplice, pulito e minimale di Medium piace molto, al punto che diversi gestori di siti hanno chiesto se fosse possibile trasferirvi i propri portali, mantenendo però ovviamente i domini originali (con tanto di permalink). Quelli di Medium si sono detti “perché no”, e oggi, dopo una fase di test, chiunque lo desideri può trasferire il sito della propria struttura su Medium.

Insomma: nato come “social blog”, Medium sta diventando sempre più social e sempre più blog. Perché non provarlo per lo storytelling della propria struttura?

venerdì 4 dicembre 2015

Destinations, lo strumento di Google per pianificare il viaggio da smartphone

Voli, orari, hotel, contatti, informazioni pratiche: il nuovo strumento raccoglie in un’unica interfaccia tutto ciò che serve per pianificare la propria vacanza

Viviamo nell’era mobile, si sa. Ormai il traffico on line a livello mondiale da smartphone e tablet ha superato quello da pc. E nel settore dei viaggi, rispetto all’anno scorso c’è stato un aumento di bel il 50% per quanto riguarda le ricerche, con un tempo medio di permanenza in diminuzione ma un aumento cospicuo dei tassi di conversione: come a dire, chi effettua una ricerca per una vacanza da smartphone ha le idee chiare e vuole trovare soluzioni.
A Mountain View, dove ovviamente hanno ben chiaro tutto questo, hanno capito qualcos’altro: che queste ricerche vengono spesso condotte in diversi momenti della giornata, nei momenti d’attesa, durante gli spostamenti sui mezzi pubblici, ed interrotte per essere riprese più tardi. Un modo di procedere frammentario, spezzato, per spizzichi e bocconi. Ed ecco allora la soluzione definitiva, uno strumento che permetta di raccogliere in una sola schermata del telefono tutto ciò che serve per pianificare la propria vacanza: questo strumento si chiama Destinations.
La peculiarità di Destinations è ben raccontata da Oliver Heckmann, il search engine vice-president del settore travel Google: “Offrire 10 link come risultati di ricerca non basta per dare agli utenti mobile le informazioni di cui hanno bisogno. Pianificare un viaggio significa molto più che prenotare un aereo e un hotel. Il nostro obiettivo è di rendere la pianificazione del viaggio più semplice. Così la gente avrà più tempo per dedicarsi alla scelta e alla fase del sogno.”
La fase del “sogno”, particolarmente potente ed evocativa, sembra avere un ruolo rilevante in Destination, con un’intera area dedicata colma di idee di viaggio organizzate per indice di popolarità e gallerie di immagini e contenuti multimediali (il che ricorda ciò che avveniva già anni fa su I go U go, ora chiuso). Seguono ovviamente la fase della pianificazione, con tanto di calendario per suggerire le date meno costose, e quella della prenotazione, integrata con Google Flight Search e Google Hotel Finder per acquistare direttamente on line tutto ciò che serve.

Destinations è ancora in fase beta (e solo in Inglese), ma Heckmann promette novità e sviluppi presto in arrivo, come la possibilità di combinare prezzo del volo e dell’hotel per calcolare in automatico la combinazione più favorevole. Insomma, le premesse sembrano essere interessanti. Destinations potrebbe dare la spinta definitiva alle ricerche e prenotazioni di viaggi da mobile, il che avrebbe due grosse conseguenze: un notevole guaio per tutti gli attori, spesso giganti globali, che vivono di intermediazioni (dalle OTA ai metamotori di comparazione); e una spinta, per le strutture anche piccole, a ottimizzare la propria presenza on line su mobile, a cominciare da un buon sito responsive.

Instagram, arriva Stibr l’app per professionisti

Permette di gestire fino a 5 account, di monitorare gli analitycs e presto consentirà la programmazione dei post

Dell’importanza di Instagram, che a settembre ha tagliato il traguardo dei 400 milioni di utenti, abbiamo già parlato. Che la presenza sul social delle immagini stile vecchie polaroid sia un fattore importante all’interno del piano di social media marketing, l’abbiamo già ribadito. Ora però c’è un valido motivo in più per ripeterlo, e si chiama Stibr.
Stibr è uno strumento ideato e pensato per chi utilzza Instagram per lavoro: permette innanzitutto di gestire fino a 5 account contemporaneamente, un po’ come Tweetdeck fa per Twitter; dispone poi di funzioni di ricerca avanzate: per hashtag, per utente, per localizzazione; e mette a disposizione dell’utente un set di analitycs davvero completo, articolato su tre pacchetti: Poweruser, Business e Brand, che hanno costi crescenti e dotazioni, ovviamente, in proporzione.
Insomma, tanta carne al fuoco. Ma non finisce qui, perché quelli di Stibr hanno in cantiere altre novità che metteranno prossimamente a disposizione degli utenti. Una su tutte, la possibilità di programmare i post per far sì che vengano pubblicati negli orari più adatti a creare engagement se chi gestisce l’account è impegnato in altro proprio a quell’ora, esattamente com’è possibile fare con le Pagine di Facebook.

Insomma, un set di strumenti davvero completo per utilizzare Instagram in modo professionale. Non ci si può più tirare indietro: occorre dotare la propria struttura di un account sul social delle immagini stile vecchie polaroid.

martedì 1 dicembre 2015

Tripadvisor: tolleranza zero verso i trafficanti di false recensioni

In una lunga lettera rivolta alle strutture presenti sul portale, il fondatore Steve Kaufer annuncia la nuova politica contro chi vende pacchetti di recensioni e le aziende che ne approfittano

“TripAdvisor applica una politica di tolleranza zero verso le frodi”. E’ perentorio Steve Kaufer, fondatore del “Gufo” nel lontano 2000, nella lunga lettera che ha inviato alle strutture presenti sul portale di recensioni. Con chi ce l’ha? E’ sicuramente capitato a chiunque abbia una struttura di ricevere email con proposte di “pacchetti di recensioni” per migliorare la propria reputazione on line, ovviamente a pagamento. Ecco, se ha qualcuno è venuta la tentazione di approfittarne, Kaufer spiega che non è il caso. A finire nel mirino di Tripadvisor non sarà soltanto chi propone la truffa, ma anche le strutture che ne fanno uso: “TripAdvisor intraprenderà le più rigide azioni possibili contro tali società e contro qualsiasi struttura che, collaborando con queste aziende, tenti di alterare i contenuti disponibili su TripAdvisor”, prosegue la lettera.
Il fenomeno è diffuso da anni, ma ciò che colpisce è che i piani alti di TripAdvisor abbiano deciso di parlarne con questi toni: evidentemente, negli ultimi tempi la cosa ha raggiunto dimensioni imponenti. Quelli del Gufo hanno anche istituito un indirizzo a cui è possibile segnalare le proposte di recensioni false ricevute.
Inutile aggiungere che, se anche a qualcuno è venuta la tentazione, non ne vale davvero la pena. La brand reputation è una delle componenti più preziose ed importanti di un’azienda: conviene costruirla attraverso il rapporto quotidiano con i propri clienti.
Qui di seguito, il testo integrale della lettera:

            Gentile proprietario,
le scrivo oggi per spiegarle in che modo il team di TripAdvisor sta affrontando uno dei problemi del nostro settore e per farle sapere come può contribuire a risolverlo. Siamo consapevoli che alcune persone, presentandosi spesso come ipendenti di normali imprese, contattano i proprietari delle strutture nel tentativo di richiedere denaro. Tali soggetti promettono di poter manipolare le classifiche di TripAdvisor e di altre piattaforme di recensioni online tramite l’invio di recension positive e la rimozione di quelle negative. Qualcuno si spinge persino oltre, dichiarando di intrattenere una partnership diretta con TripAdvisor.
Questi gruppi sono conosciuti come “società di ottimizzazione” e le pratiche da esse utilizzate entrano in netta contrapposizione con lo spirito e con i termini di utilizzo del nostro portale, sono immorali e spesso illegali. Riteniamo che queste società di ottimizzazione rappresentino un rischio per i milioni di imprese del settore turistico in tutto il mondo che conducono la loro attività in modo legittimo e onesto. Per evitare qualsiasi fraintendimento, le confermo che nessuna società di ottimizzazione è, e mai sarà, affiliata di TripAdvisor e che la pratica della pubblicazione di contenuti non autentici e non provenienti dai viaggiatori si oppone nettamente ai principi su cui si fonda la nostra azienda. Il nostro team responsabile per l’integrità dei contenuti si impegna a fondo per garantire parità di condizioni per tutte le strutture su TripAdvisor, in modo che competano esclusivamente in base ai servizi offerti ai viaggiatori.
TripAdvisor intraprenderà le più rigide azioni possibili contro tali società e contro qualsiasi struttura che, collaborando con queste aziende, tenti di alterare i contenuti disponibili su TripAdvisor. Non di rado, i proprietari hanno dichiarato di aver usufruito una volta dei servizi di queste aziende e, in seguito, di aver subito tentativi di ricatto, estorsione e frode finanziaria quando hanno cercato di interrompere la collaborazione. Una volta violate le leggi, non si ha più la possibilità di esserne protetti e questi spregiudicati individui, attivi nel settore dell’ottimizzazione, ne sono a conoscenza.
La buona notizia è che siamo molto bravi a individuarli. Il nostro team di indagine utilizza tecniche e strumenti di investigazione avanzati, simili a quelli utilizzati nei settori bancario e finanziario, per individuare l’attività delle società di ottimizzazione di tutto il mondo. TripAdvisor applica una politica di tolleranza zero verso le frodi. Solo nel 2015 abbiamo identificato, indagato e cessato l’attività di oltre 30 siti di ottimizzazione e continueremo a perseguire tali società finché rappresentano un rischio per la nostra community.
Il nostro impegno è incessante perché sappiamo che, come noi, molti proprietari di strutture turistiche desiderano un sistema autentico, che consenta di lavorare in modo equo e giusto. Sappiamo anche che, con il suo aiuto, possiamo diventare ancora più efficienti nel fermare queste attività. Ed è qui che chiediamo la sua collaborazione.
Se è stato contattato da società che le offrono l’opportunità di scalare le posizioni in classifica, che forniscono contenuti o recensioni sul profilo della sua struttura o qualsiasi altra attività che violi le norme di TripAdvisor, la invitiamo a informarci. Qualsiasi informazione fornita, di qualsiasi entità, può essere utile alle nostre indagini. Tutte le segnalazioni, che saranno mantenute riservate, dovranno pervenire al team responsabile dell’integrità dei contenuti, che si occuperà delle indagini. Con il suo aiuto, possiamo continuare a migliorare tutti i servizi offerti da TripAdvisor ai viaggiatori.
Per segnalare una società di ottimizzazione o un contatto da parte di tali aziende, i proprietari possono utilizzare le funzionalità del Centro per i proprietari di TripAdvisor, selezionando “Segnalate la pubblicità fraudolenta” nella scheda di gestione delle recensioni del Pannello di gestione. Inoltre, è possibile segnalare una circostanza simile inviando un’e-mail all’indirizzo fightfraud@tripadvisor.com. Quando segnala i dettagli del contatto da parte di una società di ottimizzazione, la invito a inserire il maggior numero possibile di informazioni e ad allegare eventuali email o richieste ricevute al fine di aiutare il nostro team di indagine incaricato di esaminare tutte le segnalazioni pervenute da parte della community.


Steve Kaufer

BrandMentions, lo specialista della reputazione on line

Molto più accurato di Google Alert, secondo i suoi creatori non gli sfugge nulla ogni qual volta qualcuno parla della nostra azienda on line

Avete presente Google Alert? E’ lo strumento che il gigante di Mountain View ha messo a disposizione dei suoi utenti, privati o imprese, per tenere sotto controllo ciò che si dice on line sul proprio conto, ovvero per monitorare la propria reputazione on line. Argomento delicato e che agita il sonno di chi gestisce la brand reputation della propria impresa, perché spesso ha a che fare con le famigerate recensioni on line, a cui a volte è fondamentale rispondere tempestivamente. Ma il dubbio, ammettiamolo, non se ne è mai andato: sono sicuro che Alert mi abbia detto tutto? Non gli sarà sfuggito qualcosa?
Con BrandMentions, secondo i suoi creatori, potremo dormire sonni tranquilli. «Google Alert non riporta tutte le citazioni - spiega il CEO diBrandMentions, Razvan Gavrilas -. In effetti, segnala solo una piccola parte di ciò che dice la rete, lasciando quasi cieco chi vuole monitorare una marca su internet rispetto a ciò che è veramente detto. BrandMentions è nata per ovviare a questa mancanza: l’incapacità di monitorare accuratamente una marca o una parola chiave così come è riportata dal web».

BrandMentions per ora funziona ad inviti, nel senso che occorre inviare una richiesta ed attendere l’approvazione. Una volta ottenuta, però, si scopre che il tool è semplice e veloce da settare, al pari di Alert. In pochi secondi si possono impostare le parole chiave da tenere sotto controllo e lanciare la ricerca. Insomma, uno strumento in più per monitorare la brand reputation della propria azienda.

lunedì 16 novembre 2015

Slideshow, le inserzioni video per tutti di Facebook

Pensate per le piccole aziende e rivolte anche a chi ha connessioni lente, consentono la realizzazione di annunci accattivanti a basso costo

I video pubblicitari sono accattivanti, ma da un lato sono costosi da realizzare, dall’altro consumano parecchio traffico dati, il che, dato che gli utenti accedono al web sempre più spesso da mobile, è un problema. Sono partiti da queste premesse quelli di Facebook per realizzare Slideshow, il nuovo sistema di inserzioni pubblicitarie che permette di inserire un video realizzato in pochi click (e soprattutto con pochi euro) visibile con facilità anche da mobile e con connessioni lente.
Slideshow sta comparendo nei Power Editor dei vari Paesi del mondo in queste settimane, quindi dovrebbe essere presto a disposizione di tutti gli inserzionisti. Ma come funziona, in pratica? Come spiegano gli uomini di Zuckerberg, e come rivela il termine stesso “Slideshow”, al posto di video veri e propri, vengono realizzate slides di immagini. E’ sufficiente che l’inserzionista carichi da tre a sette immagini, possedute da lui o prese dalla libreria di Facebook, indichi la durata della slideshow (da 5 a 15 secondi), ed in pochi click il gioco è fatto. Il bello di questo sistema è che, dicono a Menlo Park, una slideshow di 15 secondi può avere dimensioni fino a 5 volte inferiori rispetto ad un video, quindi la sua visualizzazione non rappresenta un problema neanche da mobile o con connessioni lente. Il che, ci spiegano gli sviluppatori di Facebook, è stato pensato per Paesi poveri ed in via di sviluppo ma, considerata la qualità delle connessioni in Italia, soprattutto fuori dai centri urbani, è perfetto anche per il nostro Paese.


Google, arriva RankBrain


Il nuovo sistema di intelligenza artificiale arriva dopo anni di studio e va nella direzione di superare le parole chiave e favore della ricerca semantica e dei contenuti di qualità

Non è un nuovo algoritmo, ma dà una bella mano a quello esistente. Così, in estrema sintesi, si può riassumere l’arrivo di RankBrain, il sistema di intelligenza artificiale ad apprendimento automatico recentemente introdotto da Google.
Cos’è un sistema di intelligenza artificiale ad apprendimento automatico? In sostanza, è un sistema in cui il computer insegna a se stesso come fare qualcosa senza che gli venga insegnato dall’uomo. Affascinante ed anche un po’ inquietante (vengono in mente certi film di fantascienza, tipo Matrix), ma in questo caso non c’è da temere: RankBrain è volto unicamente a migliorare la qualità delle SERP di Google. A Mountain View sostengono addirittura che si tratta del terzo “segnale” più importante per determinare il posizionamento di un sito nei risultati di ricerca. Per la cronaca, l’algoritmo di Google tiene conto di oltre 200 di questi “segnali”, e il fatto che gli sviluppatori ci diano informazioni sull’importanza di questo qui nello specifico è indicativo, perché di solito custodiscono i segreti del sacro algoritmo più gelosamente di quanto ad Atlanta fanno con la ricetta della Coca Cola.
Gli sviluppatori di Google dicono poi che RankBrain è il prodotto di anni di studio e che, da buon sistema di intelligenza artificiale ad apprendimento automatico, più passa il tempo, più le sue performance migliorano.
Ma in concreto, tutto ciò cosa comporta per chi gestisce il sito web di una piccola struttura. In sostanza, RankBrain prosegue il lavoro iniziato da Google con il lancio dell’algoritmo Hummingbird: superare il concetto di ricerca basata su mere parole chiave ed avvicinarsi alla ricerca semantica, ovvero per gruppi di parole, frasi e concetti affini. La ricerca semantica, in altri termini, riesce a comprendere il vero significato di un intero testo, proprio come un lettore in carne ed ossa. Ciò implica una cosa sola: il ricorso alle singole parole chiave in modo meccanico ha sempre meno senso, e ad essere premiati sono sempre più i contenuti di qualità.

Ricchezza di contenuti e testi ben scritti sono quindi requisiti sempre più determinanti per migliorare il posizionamento del proprio sito aziendale nei risultati di ricerca di Google.

lunedì 9 novembre 2015

Trivago: arriva la prenotazione diretta

Lanciata per ora in Germania, la nuova feature dovrebbe essere disponibile a breve anche in altri Paesi

Era nell’aria da tempo, ed ora è arrivato: Trivago lancia il proprio servizio di Direct Hotel Booking. Un po’ come già avviene da tempo su Tripadvisor con Instant Booking, in pratica, anche su Trivago sarà ora possibile prenotare una struttura direttamente dal portale (chiaramente, dietro al riconoscimento di una commissione, in stile OTA). La nuova feature è stata lanciata sul mercato tedesco, ma dovrebbe presto essere allargata ad altri Paesi.
Trivago appartiene al gruppo Expedia ed è in forte crescita, con un fatturato in aumento del 27% su base annua. Dara Khosrowshahi, CEO di Expedia, ha dichiarato di stare investendo molto su Trivago e di considerarlo strategico per l’intero gruppo. Alla luce di queste dichiarazioni, e del fatto che Tripadvisor ha fatto la stessa cosa con l’instant booking, a cui peraltro aderisce anche Booking.com, mentre Expedia ne rimane per ora fuori, si profila una battaglia tra colossi per il lucroso mercato delle prenotazioni dirette.
Battaglia che, per ura volta, potrebbe andare a favore delle piccole strutture se, come auspicabile, si giocherà anche sul terreno dei prezzi e delle commissioni.


Bicitalia, il portale dei migliori percorsi ciclabili

Dedicato agli amanti del cicloturismo, offre una selezione di “ciclovie di qualità”, info e mappe, oltre ad un elenco di strutture ricettive per ciclisti

Siete ciclisti incalliti e state pianificando di pedalare lungo l’Italia intera, dal Brennero a Santa Teresa di Gallura? O più semplicemente siete cicloamatori della domenica, che non disdegnano una piacevole pedalata, purché non sia nulla di troppo faticoso e soprattutto si concluda con le gambe sotto ad una buona tavola? Niente paura, Bicitalia è ciò che fa per voi in entrambi i casi.
Inserito nel grande Eurovelo, la rete ciclabile europea, Bicitalia offre 18.000 chilometri di percorsi, corredati di mappe, link utili, informazioni, nonché una selezione di oltre 2000 strutture ricettive italiane (hotel ma anche agriturismo, B&B, rifugi montani e campeggi) che offrono un’accoglienza particolare ai ciclisti.
I percorsi catalogati come “ciclovie di qualità” sono itinerari che si snodano quasi interamente su pista ciclabile e che si distinguono per bellezza del paesaggio, sicurezza e servizi offerti al di sopra della media. Ma si può scegliere il percorso che fa per noi anche secondo aree tematiche, come greenways, città d’arte della Pianura Padana e ciclovie lungo ex ferrovie. Ecco l’elenco degli itinerari:

  • Ciclopista del Sole (dal Brennero a Santa Teresa di Gallura) – L’Italia in bicicletta dal Brennero alle isole, sulla greenway nazionale
  • Ciclovia del Po (dalla sorgente al delta) – Paesaggi di pianura, lungo le sponde del grande fiume
  • Ciclovia Francigena (da Como a Brindisi) – Francigena e varianti storiche, fino a Roma e oltre
  • Le Ciclovie dei Fiumi del Triveneto (percorsi lungo il corso dei fiumi Adige, Brenta, Livenza, Sile, Piave, Tagliamento e Isonzo) – Tra ferrovie dismesse e corsi d’acqua, il Nordest modello Asburgo
  • Ciclovia Romea (da Tarvisio a Roma) – Verso la capitale sulle strade dimenticate dell’impero
  • Ciclovia Adriatica – Da Trieste a Santa Maria di Leuca, con lo sguardo sempre sul mare
  • Ciclovia Romagna Versilia (da Rimini a Viareggio) – Da un ombrellone all’altro, attraverso i silenzi d’Appennino
  • Ciclovia Conero Argentario – Tra due promontori, passando per il cuore verde d’Italia
  • Ciclovia Salaria (dalla capitale a San Benedetto del Tronto) – Da Roma all’Adriatico sulle tracce della consolare romana
  • Ciclovia dei Borboni (da Bari a Napoli) – Un lento viaggio nel tempo tra le civiltà del Mezzogiorno
  • Ciclovia degli Appennini (dal Colle di Cadibona a Reggio Calabria) – Una lunga danza a saliscendi sulla dorsale d’Italia
  • Ciclovia Pedemontana Alpina (da Trieste a Savona) – Tra laghi e colline, affacciati sulla balconata del Nord
  • Ciclovia dei Tratturi (da Vasto a Gaeta) – Traversata Est-Ovest sulle antiche rotte della transumanza
  • Ciclovia dei Tre Mari (da Otranto a Sapri) – Approdi del Mediterraneo in rete, un modello per l’Europa
  • Ciclovia Svizzera Mare (da Locarno a Ventimiglia) – Traversata a Nord-Ovest, dal cantone alla riviera
  • Ciclovia Tirrenica (da Verona alla capitale) – Alla conquista di Roma oltre le terre degli Etruschi
  • Ciclovia dell’Adda (dallo Stelvio a Cremona) – Paesaggi manzoniani e il genio di Leonardo attraverso la Lombardia d’acqua
  • Fano Grosseto – Sulle strade dove il paesaggio è diventato arte

Il cicloturismo è considerato un settore in crescita (e, al suo interno, lo è ancora di più quello delle biciclette apedalata assistita in tutta Europa: è davvero il caso di restare al passo.

martedì 3 novembre 2015

Exit Intent Popup, perché non provarli?

Meno fastidiosi degli altri popup, possono fornire risultati positivi in termini di permanenza sul sito e ottenimento di informazioni

Sarà capitato a tutti, prima o poi, di incontarrne uno: quando si sta per abbandonare un sito, ecco che compare una finestrella (popup) che ci invita a fare qualcosa sul sito stesso. Quella finestrella si chiama Exit Intent Popup e si apre quando “capisce” che il navigatore sta per lasciare il sito. Come fa a capirlo? Semplice: in base ai movimenti del cursose. Quando con il mouse ci avviciniamo ad una zona “pericolosa” (la freccetta per tornare indietro, il tasto per aprire una nuova finestra o quello per chiudere quella corrente”), ecco che spunta l’Exit Intent Popup.
E’ una strategia che presenta innegabili vantaggi: innanzitutto, questo tipo di popup è meno “fastidioso” degli altri, quelli che si parano davanti agli occhi dell’utente appena è atterrato sul nostro sito o nel bel mezzo della sua consultazione. In secondo luogo, possono sfuggire ai Popup Blocker, programmi sempre più diffusi che bloccano i popup sul nascere.
Con un Exit Intent Popup ben fatto, si possono innanzitutto raccogliere dati (esempio email). Molto utile è poi il suo utilizzo se il sito è provvisto di e-commerce: in questo caso aiutano infatti nel recupero dei “carrelli abbandonati”, ovvero di quegli ordini non perfezionati dall’utente, che secondo diverse statistiche sono in media il 7% del totale. Mostrare all’utente che ha abbandonato il proprio carrello virtuale e sta abbandonando il sito uno sconto, o magari la spedizione gratuita, è un modo per incentivarlo a completare l’ordine.
Il popup può anche semplicemente invitare il lettore a scoprire altro: questa strategia può essere utile per esempio nel caso di landing page che non ha portato a nessuna conversione, con il link che invita ad esplorare l’home page del nostro sito.

L’importante è specificare al webmaster che la leggerezza è tutto: una finestra che appesantisce la navigazione o rallenta il pc dell’utente viene immediatamente percepita come irritante, ed ha quindi un effetto deleterio: il popup deve aprirsi in fretta al momento giusto, ed essere altrettanto facile e veloce da chiudere.

Facebook lancia le Lead Ads, “acchiappa-dati” degli utenti

Le nuove inserzioni permettono a chi ci clicca di inviare i propri dati all’azienda

“Vi siete mai chiesti perché nessuno ha mai detto “Adoro compilare moduli?” Questo è un peccato, perché i moduli sono cose molto utili. Ecco perché stiamo testando i lead ad, una nuova, più semplice modalità per permettere alla gente di compilare moduli dal proprio device mobile”.
Così quelli di Facebook annunciano al mondo l’arrivo delle nuove Lead Ads, ovvero le inserzioni per acquisizione contatti. Come funzionano? In pratica, l’utente che clicca sull’inserzione  si trova di fronte un modulo precompilato che contiene già nei propri campi tutte le informazione che l’utente stesso ha in precedenza fornito a Facebook (per esempio email, telefono). A questo punto basta cliccare invio et voilà, il gioco è fatto: quei dati saranno anche dell’azienda inserzionista. Semplice, efficace (e diabolico).
Le Lead Ads sono raggiungibili dal Power Editor, come gli altri tipi di inserzione. Dal menu principale, è possibile scegliere una tra queste call to action:
-         -  Iscriviti
-         -  Ricevi gli aggiornamenti
-         -  Scopri di più
-         -  Partecipa ora
-         -  Richiedi un preventivo
-         -  Scarica
Le Lead Ads sono quindi perfette per ottenere l’iscrizione alla newsletter, per esempio. I vari moduli sono personalizzabili in base alle esigenze dell’inserzionista, ma è consigliabile non esagerare con i campi e fare le cose semplici, per non scoraggiare gli utenti nel caso alcuni dei campi non dovessero essere precompilati.
Insomma, non resta che testarle e vedere i risultati.





martedì 27 ottobre 2015

Turismo e social media: quanto contano davvero?

Internet Marketink Inc propone un’infografica in cui svela il peso dei social per indirizzare le scelte dei turisti
Turismo e social media, un matrimonio da favola. Lo si ripete spesso e volentieri, ma siamo proprio sicuri che sia sempre così? Internet Marketing Inc ha pubblicato un’infograficamolto completa  in cui analizza usi e costumi dei turisti social per stabilire quanto ciò che accade sui social network influenzi le loro scelte. E i risultati dicono che sì, il matrimonio è solido e pare voler durare parecchi anni ancora.
I dati principali: il 55% degli intervistati ha dichiarato di aver consultato Pagine Facebook relative alla destinazione scelta in fase di pianificazione. Il 52% ha detto di esser stato ispirato dalle foto dei propri amici su Facebook, mentre il 76% ha pubblicato le foto della propria vacanza sui social.

Il tutto senza perdere di vista l’importanza delle interazioni (rispondere il prima possibile ai commenti, anche negativi) e ricordando che lo scopo del social media marketing è sempre duplice: da un lato, fidelizzare chi è già cliente della struttura; dall’altro, utilizzare la sua voce per il passaparola in modo da acquisire nuova clientela.

Google: pianificare un viaggio è sempre più complicato

Il motore di ricerca ha presentato uno studio nel quale fa il punto sul processo di pianificazione di un viaggio da parte dell’utente. Come intercettarlo? In una parola: personalizzazione


Come pianifica, oggi, il proprio viaggio l’internauta medio? E’ la domanda a cui risponde lo studio presentato Al World Low Cost Airline Congress di Londra da Scott Friesen, Industry Manager Travel Sector di Google in Gran Bretagna. Una ricerca volta dunque ad analizzare usi e costumi degli utenti anglosassoni, ma che si può ragionevolmente estendere agli altri Paesi, compreso il nostro.
Cosa dice la ricerca? Partiamo dalla fine: proporre una buona esperienza di navigazione sul proprio sito o sui propri social e fare buoni prezzi non basta più. Il cliente, oggi, chiede altro. E chiede altro per non perdersi nella marea di informazioni che gli giungono da ogni parte mentre si informa. Dice Friesen: “Il viaggio stesso è incredibilmente complicato. Il modo in cui la gente prenota il proprio viaggio lo è ancora di più. Il nostro recente studio dimostra che, in media, nel Regno Unito la gente compie 32 visite a diversi siti prima di prenotare il proprio viaggio, che è un numero incredibile e incredibilmente articolato.”
Nel diagramma, si nota in particolare che le persone consultano i portali di recensioni più volte nell’arco del processo decisionale, e che i social media entrano in gioco solo nella sua parte finale, a mo’ di conferma delle informazioni raccolte in precedenza. E’ sempre più difficile, inoltre, che il primo contatto tra viaggiatore ed hotel non avvenga su un qualche aggregatore di informazioni (portale, metamotore).
Cosa può fare, dunque, chi gestisce una struttura, per spiccare in questo mare? La parola chiave è una sola: personalizzazione. E’ fondamentale personalizzare sia i contenuti che il processo di prenotazione. Per farlo, bisogna partire da un’analisi precisa del proprio cliente tipo, dei suoi bisogni e dei suoi gusti.
Inoltre, dice Friesen, occorre non dimenticare la fase “evocativa”. Affidata a contenuti visivi e multimediali, serve ad ispirare il viaggiatore che magari non ha ancora una meta precisa in mente, a fargli sognare il viaggio prima ancora di prenotare. Molto utili sono le guide del territorio a disposizione on line, o un blog.
Infine, non bisogna dimenticare la grande rivoluzione digitale degli ultimi anni: l’esplosione del mobile, con tutto ciò che ha comportato. Comprese quindi le ricerche geolocalizzate e la possibilità di intercettare clienti last minute mentre transitano nei paraggi.
In un mondo on line sempre più complesso e variegato, insomma, le possibilità paiono moltiplicarsi, anche per chi gestisce il sito di una piccola struttura.

martedì 20 ottobre 2015

Rate Parity, verso l’abolizione anche in Italia

Dopo quanto avvenuto in Francia, anche il Parlamento italiano si appresta a dire stop alla regola che avvantaggia le OTA e danneggia gli albergatori

Rate Parity, siamo (finalmente) al capolinea. Lo scorso 5 ottobre la Camera dei Deputati ha votato a larga maggioranza l’emendamento al ddl concorrenza che la rende una norma capestro a favore delle multinazionali del settore, come sostiene da sempre Federalberghi. Così si è espresso l’on. Giovanni Paglia di SEL: “Lasciamo che sia il mercato, e non piattaforme con base all’estero, a decidere”. “Poniamo fine a una lotta impari”, gli fa eco l’on Gianluca Benamati del PD. Molto positivo, ovviamente, anche il commento di Federarberghi, per voce del direttore generale Alessandro Nucara: “ingrazio la Camera: abolendo l’obbligo di parity rate si avvantaggiano le imprese e i consumatori, ci sarà un mercato più libero ed efficiente”. E per quanto riguarda i rapporti con Booking.com e le altre ota? “Continueremo a lavorare insieme senza problemi. Non è detto che tutte le strutture usciranno dal meccanismo della parità, le piattaforme non si devono sentire insidiate”, spiega Nucara. “In questi giorni ci sono state minacce eccessive da parte loro, hanno parlato di sospendere gli investimenti e addirittura di lasciare l’Italia, non succederà nulla di tutto ciò. D’altronde in Francia, dove è stato approvato un provvedimento simile, Booking continua a operare senza difficoltà”.

Prima di vedere operativo l’emendamento sarà necessaria, ovviamente, l’approvazione del Senato. Ma ci si augura che questa arrivi in tempi stretti e che la Rate Parity diventi presto nient’altro che un ricordo.

Ebike, i pregiudizi da sfatare

L’evoluzione tecnologica ha permesso di eliminare, almeno in buona parte, i vecchi difetti delle biciclette a pedalata assistita

Lente, pesanti, con poca autonomia e con un’immagine di biciclette da vecchi. Questo, in sintesi, il quadro che ha delle biciclette a pedalata assistita chi non conosce il mondo Ebike e le sue ultime evoluzioni (tra cui la propostaEGuides). Da quando sono scesi in campo veri colossi come Bosch, Samsung e Shimano con i loro investimenti, le cose sono infatti cambiate radicalmente: il peso (e i costi) sono scesi, le batterie hanno più autonomia, sono nati modelli decisamente sfiziosi ed adatti ad un pubblico giovane come le mountain Ebike. Ma poiché, come diceva Einstein, è più facile disintegrare un atomo che un pregiudizio, entriamo nel dettaglio.
Innanzitutto, il peso. Le Ebike, dicevamo, sono percepite nell’immaginario collettivo come pesanti e lente. Se è innegabile che le batterie incidono, portando spesso il peso attorno ai 20 kg, è altrettanto vero che la pedalata assistita elimina completamente lo svantaggio della massa da portarsi dietro, consentendo di spostarsi agevolmente fino a 25 km\h. E in ogni caso, il peso varia notevolmente da modello a modello.
C’è poi una questione estetica e di immagine. Le Ebike vengono percepite come pesanti, brutte, sgraziate: bici da vecchi. Se questo poteva essere vero per i primi modelli con i loro grossi motori sulla ruota posteriore, oggi la situazione è nettamente migliorata: i moderni gruppi elettrogeni, piccoli e compatti, sono montati sul telaio, sul mozzo anteriore o sul movimento centrale e sono praticamente invisibili. A fianco dei modelli da città, poi, ne sono spuntati altri decisamente più votati ad un impegno sportivo e giovanile.
Questione batterie. Se fino a non molto tempo fa superare i 50 km era un traguardo notevole, oggi percorrenze di 90 km sono alla portata di molti modelli. Distanze importanti quindi, in grado di soddisfare le esigenze giornaliere dell’utente medio. E che rendono le Ebike adatte non solo all’utilizzo cittadino, ma sempre più strumento ideale di cicloturismo: uno strumento green, economico, salutare e che consente di scoprire un territorio, magari montano o collinare, ad andatura slow, la migliore per godersi il panorama, e con sforzo fisico minimo. Un mix ideale per il turista moderno. Soprattutto, alla portata di tutti.
Ultimo capitolo, spesso nota dolente: i costi. Anche in questo caso, com’è ovvio, molto dipende dal modello: i top di gamma hanno costi superiori alla media, ma garantiscono anche prestazioni superiori. E in generale, l’evoluzione tecnica di motori e batterie compensa l’investimento iniziale. Anche perché l’Ebike può essere vista non solo come strumento per le vacanze o i week end fuori porta, ma anche come mezzo di trasporto urbano da usare tutti i giorni per il tragitto casa-lavoro.
Insomma, un mondo in fermento e continua evoluzione, cui è bene guardare con attenzione da parte di tutti, operatori turistici in primis.


martedì 6 ottobre 2015

Fattori di posizionamento su Google oggi e domani: cosa cambierà?

Lo studio di Moz mette in evidenza le caratteristiche salienti ai fini del SEO, e fa una previsione per il futuro

E la domanda delle domande per quanto riguarda il sito web aziendale: quali fattori ne condizionano il posizionamento? Ogni due anni, Moz prova a fare chiarezza con uno studio che fotografa lo stato dell’arte. Quest’anno hanno intervistato 150 search marketer chiedendo la loro opinione su 90 fattori di ranking. Infine, su un campione di siti hanno messo in correlazione quei fattori, ed il ranking effettivo su Google.
Cosa ne è uscito? Per chi volesse effettuare un’analisi dettagliata rimandiamo all’infografica completa presente nella pagina, qui riassumiamo i risultati salienti: a quanto pare, la link building è considerata ancora la caratteristica saliente ai fini Seo. Ad ottenere performance migliori sono poi i siti con una bassa frequenza di rimbalzo, con un alto numero di pagine visualizzate per ogni singola visita ed un elevato tempo di permanenza sul sito stesso. Le cosiddette “metriche social” (condivisioni e visualizzazioni sui social network) si posizionano invece sorprendentemente agli ultimi posti come criterio per influenzare il ranking.

Ma quelli di Moz non si fermano qui, e si spingono a fare previsioni per il futuro per anticipare quali saranno i fattori decisivi per il ranking nei prossimi anni. Cosa dicono? A quanto pare la rivoluzione mobile non si fermerà, se è vero che avere un sito mobile friendly diventerà il primo fattore di SEO. A seguire, diventerà sempre più importante essere user-friendly, con un occhio di riguardo quindi per usabilità, leggibilità, facilità d’uso.